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14 settembre 1998

Il cancello della scuola è li che ti sta fissando. Aperto.
E tua madre che ti dice buona giornata mentre stai scendendo dalla sua autobianchi 112. Era bella quella macchinina. Piccola, ma con tutti i comfort. Aveva anche i finestrini elettrici. E l’autoradio era un mangianastri Clarion con l’autoreverse. Potevi girare la cassetta senza doverla estrarre.
Scendi.
Nello zaino, uno zaino gigante, estensibile, rosso, della seven, non c’è praticamente nulla se non la smemoranda nuova, blu, con l’impronta di uno scarpone stampata sopra, un paio di penne in un astuccio giallo, un quaderno a righe ed uno a quadretti che puntualmente si afflosciavano sul fondo facendo le orecchie agli angoli.
WhatsApp Image 2020-07-22 at 13.49.53Non sai ancora dove sarà la terza A. Se di nuovo al secondo piano, come l’anno precedente oppure al primo in basso a destra.
É il piacere del primo giorno. Sperare di avere una classe figa, non troppo vicina alle scale, per essere certi di avere qualche minuto di respiro al cambio dell’ora.
Invece eccola lì. Primo piano. A destra delle scale. Praticamente ci vedi dentro salendo la seconda rampa dall’atrio.
La sfiga.
Entri già con lo sconforto. Quello sconforto di settembre, che ha l’odore che fa settembre. Ha un odore strano, per tutto il mese senti aria di lunedì, della mattina presto misto ad un’idea di nuovo, che di nuovo effettivamente non ha granché se non i libri appena foderati, le matite da temperare e i quaderni intonsi.

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E quella smemo che ancora non pesa 5 chili.
Ovviamente non sei arrivato in tempo per prendere l’ultimo banco vicino alla finestra. Posizione eccellente quella. Sei il primo a vedere fuori in cortile, a capire se c’è già la macchina della prof. di italiano o semplicemente a poterti affacciare per vedere se gli amici con il motorino siano già arrivati.
Lo sconforto si trasforma in uno sbuffo.
Entri. Vedi lei. La saluti. Non si è seduta al primo banco quest’anno, è in seconda fila. Trovi posto dietro, con una fila di scarto. A sinistra. Così puoi vederla meglio, pensi.

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Ti esce un “ciao” strozzato. Nulla di più. Sono tre mesi e la saluti con un ciao strozzato? Poi fingi talmente male indifferenza che se ti vedesse Woody Allen ti prenderebbe come protagonista per uno dei suoi film dove dal primo minuto si capisce che il protagonista è innamorato perso di Emma Stone.
Un attimo dopo ti trovi ad essere travolto dal tuo compagno di banco che ti salta addosso da dietro, ti fa una vecchia sulla coscia e ti lascia zoppo per i 15 minuti successivi. Come se non ti vedesse da una vita. E invece ci hai trascorso tutta l’estate insieme ma ancora non è entrato nella fase postpuberale come te. Tu sei più avanti, o almeno credi di esserlo.
Chi non ti vede da un po’ ti dice soltanto una cosa: cazzo, sei cresciuto così tanto in un’estate? Sarai più alto di 20 cm - In effetti è stato strano tornare a scuola e avere le gambe che sotto al banco non ci stanno più. Unmetroeottantacinque.

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Niente male, caro il mio ragazzino tredicenne che va per i quattordici.
Ti senti grande. D’altronde sei all’ultimo anno. Ma a farti sentire ancora tredicenne c’è il ripetente. Che arriva col motorino, che mette il casco all’insù, che si sente arrivare dal rumore della marmitta aperta, che da il gas ad intermittenza per stare su una ruota sola. Lo sbuffo si è trasformato in un triste sospiro…
Alle spalle ti lasci l’estate degli Offspring, dei Cardigans, dei Radiohead con Karma Police a ripetizione, della televisione in cameretta sintonizzata fissa su mtv che trasmette le repliche di Select con Bossari, Vic e le Kris, della bicicletta scassata, che oramai cerchi di fare arrivare a giugno perché tanto poi avrai l’età per il motorino. Delle serate a uscire, ma al massimo fino alle undici, delle mattine a dormire fino a tardi, delle giornate sempre fuori, dei filmissimi su rete4 e della salopette con le bretelle all’ingiù.

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É iniziato l’anno nuovo. L’anno in cui decidere del futuro. Tu lo sai già dove voler andare, c’è quel liceo, l’idea è chiara. Poca matematica e più materie letterarie, che alla fine sono quelle che ti riescono meglio.
I tuoi amici andranno all’industriale, allo scientifico, ragioneria, alberghiero. Sarete semplicemente divisi. Ma fra un anno almeno. O quantomeno dopo gli esami.
Ora hai tutto il tempo di riempirlo, quell’anno. Di riempire la smemo blu. Di ricordi, di foto, di scritte, frasi, lettere, adesivi. Di un anno che sarà tra i più belli della vita. O anche tra i più stronzi. Che ti porterà a una scelta. Da cui dipenderanno i prossimi cinque anni o forse una vita intera. Ma ora non ci pensi troppo.

Metti la smemo sul banco. La passi ai compagni. La fai riempire da loro, le fai prendere forma. Sostanza. Odore.
Sono passati 20 anni. Anzi di più.
Quella smemo è lì che mi guarda ancora dallo scaffale. Sul dorso la scritta 1999.
É lì soltanto per essere riaperta, sfogliata, riletta, coccolata.
Ti viene voglia di tornare indietro.
Malinconia trentenne stronza.

R.
itrentenni@gmail.com

 

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