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32 anni e una vita più o meno come l’avevo immaginata

Sposata, in cerca di costruire una famiglia, un lavoro che va ad alti e bassi e che mi fa rimpiangere, a volte più a volte meno, quell’ aereo mai preso dopo la laurea, l’aereo verso l’avventura.
Non ho rimpianti, sia chiaro. Oggi sto bene e sono soddisfatta di quella che è la mia vita, ma, quel “ma” è rimasto lì, pronto a tornare a galla ogni volta che le cose non vanno come dovrebbero.
Come se avessi la certezza  che quel “ma” avrebbe potuto cambiare la mia vita, rendendola ancora meglio di quella che è ora.

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E insieme al “ma”, perché non metterci anche un bel “se”?
In realtà credo che di “se” ce ne portiamo dietro tanti, ma non tutti hanno un peso nello scorrere frenetico delle giornate.
Se avessi comprato quella giacca, se avessi provato quel ristorante, se fossi tornata a casa in quell’ occasione… e SE avessi dato una possibilità a qualcuno anni fa!
Eccolo, il “SE” più grande, più fastidioso e a volte più bello che mi porto dietro.
Quel “se” che, come il “ma”, viene fuori quando le cose vanno male, quando, nel turbinio dei periodi No, vorresti aver dato possibilità a qualcuno di esprimersi diversamente.

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Nella vita si fanno tanti incontri e si intrecciano le strade di tante persone.
Alcune si separano da sole, con naturalezza, ma altre si separano senza un motivo apparentemente valido e lì ti rimane quel tarlo in testa di non sapere come sarebbe stata la tua vita oggi, insieme a lui, che all’epoca era solo un amico con cui passare qualche ora, per staccare la spina da un periodo di merda, un amico con cui stare bene sotto tutti i punti di vista.
Insieme abbiamo riso, giocato, scherzato, ci siamo confidati sui problemi personali e si stava insieme, bene, sciolti, liberi da un domani a cui nessuno dei due aveva voglia di pensare.
In questi anni ci sono stati caffè, le confidenze sono continuate e le nottate a chiacchierare non sono mancate.

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Ci sono stati sguardi che solo noi capivamo e che mi facevano fare certe fughe che “Boltscansatichetipassosopra”, tutto per non cadere in tentazione.
Ci sono state frasi a cui ho dato un peso, forse sbagliando, abbracci,il cui ricordo, fa bene al cuore nei momenti di scazzo con il mondo.
Ci sono state una storia sua e un matrimonio mio, che, inevitabilmente, ci hanno allontanato.
Rimangono gli auguri di compleanno, che lui puntualmente dimentica, arrivando qualche giorno dopo con la puntualità di un orologio svizzero che ha il fusorario.
Rimangono i ricordi di noi, chiusi in macchina, a guardarci.
Fino a quando un giorno, dal nulla, ti arriva un messaggio.. semplice, normale, un: “come stai?”

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…buttato lì, ma che ti fa piantare un sorrisone ebete sulla faccia che te lo porti dietro per giorni (lo stesso sorriso che ho a ogni messaggio di compleanno tra l’altro).
E inizi a chiacchierare, le mani sudano, il cuore a mille e le sue parole che, non sentivi più da tempo e che ti fanno entrare in modalità “quindicenne esaltata”.
Io non lo so come sarebbe potuto essere con Lui.

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Lui è quel “se” che, razionalizzando, penso non sia un “se” per il semplice fatto che, se doveva succedere qualcosa, sarebbe successo.
Ma poi mi fermo e mi rendo conto che il periodo era strano, era confuso …ed eravamo forse immaturi per quella situazione così bella e così impegnativa per noi in quel momento.
La vita va avanti, i ricordi servono a dare forza nei momenti no e, forse, tali devono rimanere.
Io continuo ad avere il sorriso ebete però… e forse questa cosa non va benissimo!

Anonimo
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