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32 anni: la mia storia

Questo è l’anno dei 32.
Questo è l’anno della vera convivenza e del non ho mai tempo, perché lavoro più di 50 ore alla settimana sperando nel miracolo di uno stipendio migliore.
Questo però, è anche l’anno in cui, nonostante il tempo che scivola tra le mani, le corse perché sempre in ritardo, il cambio armadio perché stai diventando grande, è proprio l’anno in cui ti guardi alle spalle e dici: io sono Guarita, o quasi.
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Quando sei adolescente desideri solo essere apprezzata, succedeva negli ’80, ’90, 2000 e anche adesso. Qualsiasi cosa ti si dica, viene amplificata in un film. Come quando un ragazzo che ti piace, dice: “Sei proprio Chiattona!”Fermo immagine.

Estate 2000. Hai 14 anni, peserai si e no un 55 kg, sei longilinea, 1.70 di tutto rispetto ed hai ancora gli occhi di chi non conosce assolutamente l’amore da adulti.
Un vulcano di negatività ti frantuma dentro. É iniziata un’odissea di 7 anni, fatta di sotterfugi, silenzi, sorrisi che nascondevano il male che MI facevo
Un’odissea chiamata Bulimia, nemica gemella della mia adolescenza. Mi faceva contare i tortiglioni da poter mangiare, mai superare i 13 a tavola, per i tortellini 9. Mi faceva mentire sui pacchi di biscotti risucchiati dalla mia fame d’amore.

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Mi faceva vomitare tutto il dolore che avevo dentro, le insicurezze di una ragazza all’ apparenza la più estroversa, chiacchierona, la più forte.
Con poche persone sono riuscita a condividere questo segreto che ha tartassato quegli anni, facendomi arrivare a 16 anni con un corpo “perfetto” che oscillava tra i 46 e 48 kg, le ossa in evidenza e le gambe “toniche” per i troppo esercizi.
In quei sette anni, iniziati semplicemente con una stupidissima frase a caso, la mia famiglia era ignara, pensava che fossero solo grilli per la testa.
Lo psicologo da cui ero andata da sola, cercando un aiuto, aveva messo una scrivania tra me e lui, e la mia più cara amica non era riuscita a tenere quel segreto per sé.

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Ero circondata da persone e mi sentivo Sola. Ed è lì che ho deciso di partire il più lontano possibile, per l’Università, credendo di poter lasciare a terra la mia Bulimia, credendo che, mettendo più km possibili tra Me di 18 anni e la Me di 14, sarei riuscita a rinascere. I km non sono serviti, ero io la Mia Malattia.
Ho sempre vissuto due vite in quegli anni. Quella dei ricordi meravigliosi e quella degli occhi tristi dopo qualche ora.

Un altro fermo immagine:

Inverno 2006. Hai 21 anni, ti stai facendo del male da settimane, mangi e vomiti o semplicemente non mangi, ridi e poi piangi, hai paura di non riuscire più a sopravvivere. Arriva Lei, M. l’unica persona, fondamentale Amica, che ha raccolto i cocci di quell’ adolescenza  regalandoti uno specchio Ikea altezza uomo.

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“Guarda il riflesso e apri gli occhi su ciò che sei, Meravigliosa.”M.
Ha creato uno spartiacque tra il prima e il dopo. Mi ha scosso, ha condiviso i miei pianti, la mia lotta, mi ha regalato sorrisi sinceri, e altrettanti vaff…
Ho deciso di prendere la Mia Vera Vita e affrontarla senza mezzi termini. Ho seguito un percorso psicologico che mi ha fatto scavare le vere cause: Fame di attenzioni, Fame di amore, Fame di certezze. Ho iniziato a saziarmi di Me.

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Non si è mai veramente guariti da un disturbo simile. Porta con sé anche a distanza di 10 anni degli strascichi che sono campanelli d’allarme, ma che tu sai riconoscere.  E allora ti fermi e ti guardi ancora in quello specchio. Non sei più deformata. Non sei più sola. Non ti vuoi più far del male.
Vorrei che tutti avessero uno Specchio come il mio. Per molti sarebbe semplicemente uno specchio Ikea di poche lire. Per altri potrebbe essere ciò che è stato per me: un Nuovo Inizio.

N.
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