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34 anni: alla ricerca della spontaneità perduta

Ho 34 anni e solo da pochi mesi sto imparando a vedere chi sono realmente.
Non sono una mamma (seppur mi piacerebbe, un giorno, esserlo) e quindi, almeno per ora, mi accontento di essere una zia e mi godo questa gioia che la vita mi dà.
Sono stata una bambina, poi un’adolescente, poi una donna solare e amante delle persone. Non tutte, non sempre.
Ho sempre amato quelle delle quali, a pelle, sapevo di potermi fidare e ho sempre scelto con cura le persone da avere accanto.

Photo by Priscilla Du Preez on Unsplash

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D’altronde i bambini lo sentono quando sono amati e danno tutto l’amore che hanno con molta spontaneità.
Ecco, da donna, sono ancora così, ma col tempo ho perso quella spontaneità di bambina. E così, a 34 anni suonati, la sto cercando nuovamente.
Ma non è l’unica cosa che cerco e che ho cercato. Ho iniziato il mio viaggio di ricerca qualche anno fa, ma solo da questa estate ho percorso la strada più difficile: quella delle consapevolezze. Tante ne ho scoperte e altrettante so che ne devo scoprire.

Photo by Mariona Campmany on Unsplash

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Tra queste, la consapevolezza di accettarmi, con tutti i miei difetti, i pregi, i punti di forza e le debolezze.
Sono sempre stata una che non ha mai mostrato i lati più ‘deboli’ di sé. Ho sempre pensato di dover mostrare forza da guerriera senza concedermi di sentirmi stanca, delusa, arrabbiata, triste. Sono passata come un caterpillar addosso ai miei bisogni e alle mie necessità per anni pensando che le guerriere non hanno e non avessero il diritto di avere bisogno e necessità, perché loro sono forti e devono dare forza (anche) alle persone che amano. Una di quelle che non ha mai mostrato le debolezze per paura che, una volta viste, le persone amate scappassero via.

Photo by Oliver Cole on Unsplash

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Poi ho imparato che le persone amate, che vedano o non vedano le tue debolezze, se non vogliono rimanerti accanto, lo fanno comunque e a prescindere.
Poi, un giorno, non so come nè perché, ma so che è accaduto che ho iniziato a “vedere” e a sentire. Me stessa, prima di tutto.
Ho visto le diversità, anche quelle tra persone, delle persone, e le ho accettate cercando, tuttavia, di capire come prendere il buono, se del buono c’è, dalle diversità, e come convivere con esse. E ho sentito il tempo scorrere, a volte lento, troppo, a volte troppo veloce, sulla pelle, l’ho visto nel mio riflesso nello specchio, nei progetti realizzati, in quelli non ancora realizzati, nei sogni esauditi e in quelli infranti, nelle speranze di donna e mi sono posta e mi pongo, inevitabilmente, tante domande e tanti perché.

Photo by Samuel Zeller on Unsplash

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E le risposte, non tutte ma tante, ancora oggi tardano ad arrivare ma le cerco, so che arriveranno. E quindi aspetto.
Ma il cambiamento, quello sano, quello che serve per crescere, quello che ho cercato a lungo, o che la vita mi impone e mi ha imposto, è in atto e non posso e non voglio fermarlo perché ho bisogno, nonostante i 34 anni, di continuare a crescere, anche se fa maledettamente male.
E così finalmente ho capito che dovevo vedere realmente quello che ho tentato di nascondere per una vita: bisogni, necessità, volontà, a costo di lasciare indietro lungo il cammino anche tante persone. Non so se le ritroverò di nuovo, non so se percorrerò con loro altra strada, so che sto camminando e non posso fermami.

Photo by Aleksandr Ledogorov on Unsplash

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Oggi, a 34 anni, Mi amo e sto imparando ad amarmi così tanto che non concedo più seconde possibilità al dolore, ai fantasmi, al cinismo, alla mancanza di empatia, non faccio più sconti a nessuno, mi ascolto, mi rispetto, senza snaturarmi tuttavia, sapendo che quello che gli altri chiamano eccessiva bontà a volte, sono sempre io.
Ho 34 anni e finalmente ho imparato che anche le guerriere hanno il diritto sacrosanto di sentirsi stanche, doloranti, tristi, arrabbiate, deluse; hanno il diritto di fermarsi, hanno anche loro bisogno di qualcuno che le sostenga e che non le lasci sole.

Photo by Crew on Unsplash

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Ma sono sole e anche se non lo vorrebbero, sanno che devono accettare questa condizione e fanno, di necessità virtù.
A 34 anni ho imparato che non si finisce mai di imparare, di sentire, di provare e non si smette mai di crescere e forse, questo, è proprio il bello di questa meravigliosa, preziosa e sconosciuta avventura che si chiama vita.

C.
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