Photo by Thought Catalog on Unsplash

34 anni e il mio bilancio

Alla soglia dei 35 si tirano inevitabili le fila.
É passato un altro, durissimo anno. Il peggiore  della mia vita. Perdere un lavoro e perdere la persona per cui hai dato tutto, è perdere sé stessi.
Mentre lui, appena scaricata la sottoscritta, si intratteneva con una troietta qualunque da cornificare al bisogno o da prendere in giro con più facilità, dimostrandomi che tutte le scuse per non costruire un rapporto serio con me erano solo artifizi per evitare qualcosa di impegnativo.
Quel 7 febbraio chiudendo la porta al mio “carnefice”, perdevo letteralmente i sensi.

Photo by Christopher Martyn on Unsplash

Photo by Christopher Martyn on Unsplash

Una sconfitta, LA sconfitta della battaglia per cui avevo lottato per quattro anni, spendendo tutte le mie energie, allontanando involontariamente persone a cui volevo bene, perdendo interesse per tutte le passioni che avevo nella mia intensa e (troppo) frenetica vita.
Mi dicevano “Sei bella, sei intelligente, hai un bel lavoro e una casa tutta tua”. Ma per me non contava nulla. Non MI volevo bene. Non MI rispettavo, non credevo in me stessa, e mi riempivo di farmaci che mi aiutassero a reggere i continui abbandoni.
Tecnicamente la chiamano “dipendenza affettiva”.
Un modello problematico della relazione d’amore che porta al deterioramento o all’angoscia clinicamente significativa. Una tossicodipendenza qualunque.
Lui, la mia cocaina.

Photo by Rémi Walle on Unsplash

Photo by Rémi Walle on Unsplash

Non so bene perché sia toccato proprio a me, ma ho imparato che chiunque può diventare vittima di narcisisti, incapaci, insicuri, “belli e tenebrosi”.
Gente che ti uccide lentamente sotto mentite spoglie, mascherata da impiegato di banca, amministratore di condominio o che so, barista o parrucchiere.
Chiedete aiuto!
Soffrirete, ma rinascerete.
E magari amerete qualcuno.
Magari VI amerete.
Ma state pur certi (perché, se pur i casi sono più frequenti tra le donne, non è detto che accadano anche tra i maschietti) che non sarete più gli stessi.
Forse più disillusi, più forti, più desiderosi di aiutare gli altri a superare le stesse perverse logiche che vi hanno tenuti invischiati per un lungo periodo senza avere la forza di uscirne.

Photo by Yoann Boyer on Unsplash

Photo by Yoann Boyer on Unsplash

Sabbie mobili che vi hanno inghiottito, con le sembianze di un tenero e coccoloso imbecille, magari un po’ insicuro, o non troppo maturo per la sua età. E vi siete assunte l’incarico di essere la loro madre, la loro psicologa, la loro educatrice.
Attenderete anni che si decida a fare il grande passo, mentre l’unico passo che farà è quello verso la porta in direzione di fuga. Vi flagellerà con i silenzi. Negherà la vostra identità, disconoscerà la vostra esistenza. E voi beccherete le briciole di una relazione malata come uccellini infreddoliti, mentre lui godrà del fatto di avervi in pugno.
E poi un giorno inizierete a pensare che non siete belle, ma sicuramente carine. Che non avete più il lavoro dei vostri sogni, ma uno altrettanto interessante e ricco di stimoli.

Photo by Cathryn Lavery on Unsplash

Photo by Cathryn Lavery on Unsplash

Gli amici torneranno a parlarvi, senza il peso del grigio avvoltoio che vi affiancava e vi demoliva pubblicamente con battute al limite del ridicolo (per lui) e della santificazione (per voi). E riscoprirete il piacere della quotidianità, di una vita serena, dell’equilibrio.
Scoprirete che, chiedere un abbraccio in pubblico, non è un reato, e il carcere a vita dovrebbe spettare a chi, seppur inconsapevolmente, pratica qualsiasi forma di violenza sul proprio partner.
Ci vorrebbe un Tripadvisor dell’amore, un Tinder dell’usato garantito, su cui leggere le recensioni dell’ex per non incappare in questi esemplari che hanno più spunte sul manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali che figurine sull’album Panini.

Photo by Siora Photography on Unsplash

Photo by Siora Photography on Unsplash

E invece no, li conosciamo che ci inebriano con l’intera discografia dei Baustelle, ci trombano in un bagno pubblico come diciottenni, e poi col passare del tempo inacidiscono come lo yogurt scaduto, e il loro cuore è il muro di Berlino.
Il mio pensiero va a tutte le persone, donne, uomini, uomini che amano uomini e donne che amano donne, che soffrono.
Per amore non si soffre. Per amore si è felici.
Per amore si litiga. Ma “Oimè se quest’è amor, com’ei travaglia” lasciatelo a Giacomo e ai suoi poetici trattati, che è molto meglio “Broken Hearts still carry love”.

F.
itrentenni@gmail.com

itrentenni

itrentenni

Questo spazio è dedicato alle vostre storie.
Riflessioni, propositi, affanni, sogni, ricordi, speranze, cicatrici, obiettivi, preoccupazioni, desideri. Parole sparse, pensieri e riflessioni. Voglia di raccontarsi o semplicemente di sentirsi come a casa.
Scriveteci a itrentenni@gmail.com
itrentenni

Latest posts by itrentenni (see all)