Photo by Christopher Harris on Unsplash

A casa, lontano da casa

Trentadue anni e cinque mesi.
I cinque mesi sono di quel bombolone ripieno di amore che dorme nel suo lettino. É il pomeriggio di una quasi estate quasi torrenziale per il nord Europa.
Il vento che muove le punte dei pini, lo scoiattolo che passeggia sul suo ramo e io che mi godo il mio caffé italiano sul balcone vista bosco. Trentadue anni e cinque mesi perchè per lunghissimo tempo ho avuto dubbi sulla mia capacità di diventare madre e poi l’ho fatto quasi nascere nel giorno del mio compleanno.

Photo by Nynne Schrøder on Unsplash

Photo by Nynne Schrøder on Unsplash

Insomma, nel dubbio, mi sono fatta un regalo magnifico. Questo momento di pace è ciò che più assomiglia al mio concetto di casa.
Trentadue e sempre additata come colei che una casa non ce l’aveva.
Per anni sono andata controcorrente: quando gli altri mettevano su famiglia, io riempivo lo zaino per partire, cercando un motivo per restare che non trovavo mai.
Tutto ciò di cui avrei avuto bisogno sarebbe potuto venire con me. Quando gli altri cambiavano la disposizione dei mobili della camera da letto, io cambiavo stanza nell’ennesima casa condivisa. Ristampavo foto da appendere ed entravo nella tabella dei turni di pulizia appesa al frigo.

Photo by Kyle Glenn on Unsplash

Photo by Kyle Glenn on Unsplash

Ogni volta mi riappropriavo di spazi temporanei. Alla ricerca di una me stessa che più che trovare dovevo costruire. Pezzo dopo pezzo rubando mattoncini in ogni città dove mi fermavo, ma portandomi dietro le mie fondamenta, che per quanto piccolo e instabile fosse il mio bagaglio hanno sempre avuto il giusto spazio per seguirmi.
In giro per l’Europa, fino a un certo punto, quando sono state le fondamenta a chiedermi di posare la prima pietra, in un posto che, di certo, non avrei scelto per costruirmi la dimora.
E, con coraggio, ho accettato!

Photo by rawpixel on Unsplash

Photo by rawpixel on Unsplash

Leggo di storie di trentenni che desiderano scappare, che hanno voglia di aria fresca, di conoscere gente nuova tutti i giorni, di buttarsi in avventure a cuore aperto.
E io? Io sempre controcorrente.
Come dicono nel duro paese dove vivo “genug”. Ne ho abbastanza, io. Fermo la trottola e cambio gioco.
Ho voglia di tornare a casa, quella vera, dove sono cresciuta e voglio far crescere mio figlio, dove possa spostare la mia palafitta e finalmente, grazie all’evoluzione umana, passare a una casa in terracotta.

Photo by Alisa Anton on Unsplash

Photo by Alisa Anton on Unsplash

Trentadue anni, quattro sono le lingue che conosco ma, da cinque mesi, ne parlo solo una.
Io, che lavoravo coi piedi per aria invece di andare in ufficio e non avevo paura di affrontare un’ ammaraggio, ero spaventata a morte di crescere un figlio. All’estero, per giunta.
E invece eccomi qui. E devo dire, che tra canzoncine in inglese, pappette tedesche e videochiamate in italiano, mi sento anche bravina.
A casa, lontana da casa ed essere, giorno dopo giorno, per qualcun altro, la propria “casa”.

C.
itrentenni@gmail.com

itrentenni

itrentenni

Questo spazio è dedicato alle vostre storie.
Riflessioni, propositi, affanni, sogni, ricordi, speranze, cicatrici, obiettivi, preoccupazioni, desideri. Parole sparse, pensieri e riflessioni. Voglia di raccontarsi o semplicemente di sentirsi come a casa.
Scriveteci a itrentenni@gmail.com
itrentenni

Latest posts by itrentenni (see all)