Photo by Caleb Woods on Unsplash

…A ricordarti chi sei

Non mi sarei potuta immaginare in nessun altro mese all’infuori di giugno.
Giugno che, da sempre, sa di ultima campanella e portoni che preannunciano la libertà; di primi week-end al mare ed aperitivi con la sabbia sotto i piedi; di vestitini e giubbottini di jeans strizzati in vita; di ferie pianificate che iniziano ad intravedersi; di cene che si risolvono con un melone sottobraccio ed i fornelli immacolati.
Giugno con i suoi tramonti che si posticipano sempre di qualche minuto giorno dopo giorno, di capelli bagnati sulle spalle che si asciugano con il vento, di risvegli con il sole anche se è lunedì.

Photo by Diego PH on Unsplash

Photo by Diego PH on Unsplash

Che ti viene quasi voglia di festeggiarli questi anni, anche se sono troppi e di sicuro non mi stanno assolutamente bene addosso. Che sì, okay, facciamo una festa ma non diciamolo che è il mio compleanno, facciamo solo una festa per avere una scusa per ridere fino alle lacrime e scambiarsi sorsi di birra e vino bianco, per stare un po’ insieme e raccontarci, aggiornarci, spettegolare, contare le righette intorno agli occhi e chiocciare come le nostre compari galline.
Fingiamo di essere in anticipo di due mesi sugli sciami meteorici ed esprimiamo desideri impossibili, che basta uno a dire “Vista!” e va da sé la catena della suggestione: ce ne torniamo tutti a casa con la nostra scia chimica negli occhi ed un sogno che germoglia da qualche parte, tra la testa ed il cuore.

Photo by Simon Launay on Unsplash

Photo by Simon Launay on Unsplash

A due anni scoprono che sono “speciale”, perché c’è sempre questa necessità di etichettare tutto e cercare di aggiungere con altro, le mancanze.
Invece le mancanze sono mancanze punto. Sono dei meno tatuati sull’epidermide, sono deficit, sono vuoti che restano tali. Puoi vederli come precipizi o come lievi pendenze, ma restano. Come voler fare una crostata con l’olio al posto del burro, per dire. Forse meglio tentare una quiché!
E per quanto ti uscirà perfetta, fragrante, dorata, saporita, a te resterà la voglia di dolce e di frolla che ti si sbriciola tra le dita.
Io volevo fare la ballerina, con i miei body rosa, il tutù e la calzamaglia.

Photo by Alexandre Tsuchiya on Unsplash

Photo by Alexandre Tsuchiya on Unsplash

Volevo le scarpe con il gesso in punta ed i piedi sanguinanti, lo chignon tirato con le forcine e la sbarra di legno. Volevo i polpacci definiti come due albicocche mature, la postura sempre un po’ rigida con le scapole sporgenti e quell’aurea di raffinata algidità tipica dell’étoile.
Invece no! Il nuoto.
Lo sport completo per eccellenza. Che quanto bene fa il nuoto non te lo sto neppure a spiegare!

Photo by Marcus Ng on Unsplash

Photo by Marcus Ng on Unsplash

Ma va là.. la gioia di spogliarsi a dicembre con fuori zero gradi ed il vento che ti taglia la faccia, l’umidità che ti sembra di non respirare, le imprecazioni per infilarsi tutti i capelli dentro quella specie di cuffia che ti stacca la fronte o la nuca a seconda di dove parti, il cloro che non sarà mai sufficiente a colmare tutte le pipì fatte in vasca, l’istruttore con il suo fischietto in bocca e la gamba piegata sul bordo vasca “Forza, ancora un paio di corsie a stile!” ad incitare sti poveri meschini che l’unica cosa che gli da la forza è la rosetta con la Nutella che gli spetta una volta usciti da questo orinatoio con le lampade al neon e le vetrate appannate dalla condensa.

Photo by Gabriele Diwald on Unsplash

Photo by Gabriele Diwald on Unsplash

“Sentite: a me il nuoto fa cagare!”
“Ma ti fa bene!”
“Tra il bene e la felicità non è forse più importante la seconda? Ecco, appunto. Allora da bravi, compratemi dei libri, lasciatemi diventare campionessa di Tetris al Nintendo e non rompiamoci più le palle tre volte alla settimana qui!”
Dev’essere andato grosso modo così il mio personalissimo 25 Aprile, da ottenne lungimirante, ma senza parolacce.
I deficit che assomigliano all’uomo nero di una favola raccontata da bambina, alla paura che ti si annida tutt’intorno e ti fa alzare barriere per proteggerti, alla diffidenza perché è talmente facile essere feriti che tanto vale specializzarsi in stronzitudine ai limoni canditi.

Photo by Nery Montenegro on Unsplash

Photo by Nery Montenegro on Unsplash

L’essere scelti, per la prima volta, e capirci poco e sbagliare moltissimo, ma imbranatamente tentare. “Non sento niente.”
Farsi carico di colpe che in realtà non ti spettano. Perché tutto questo affetto ti stordisce inizialmente, ma rimbalza altrove, e l’unica cosa che vuoi davvero è poter aprire la finestra e tornare a respirare, perché soffochi.
La prima volta che invece senti tutto e ti inebri e ti bruci e non riesci ad allontanarti da quella situazione che è stata poco più che un falò estivo e qualche strascico da lato B di una cassetta mediocre.

Photo by Simone Acquaroli on Unsplash

Photo by Simone Acquaroli on Unsplash

Sono una tossicodipendente emotiva che nega l’evidenza, come tutti i tossici, del resto. E male così ti riprometti che mai più. Ma le cose facili ti annoiano, i piatti tiepidi ti nauseano, la banalità è l’apoteosi del disgusto.
“Ma allora si può sapere cosa vuoi?”
Boh.. non sono mica risposte facili queste eh! Vorrei meno domande inquisitorie, meno maestri di vita al tavolino del bar con la loro Gazzetta e la spuma alla sanguinella, che ti spiegano come gira il mondo mentre loro sono cementificati nello stesso punto da che hai memoria, meno promesse e comunicati che hanno la credibilità di Babbo Natale.
Vorrei che la qualità vincesse sempre sulla quantità, la libertà del silenzio necessario ed un nascondiglio solo mio.

Photo by Kinga Cichewicz on Unsplash

Photo by Kinga Cichewicz on Unsplash

Voglio tenermi stretta questa libertà di vivere senza filtri, scegliendo accuratamente con chi e quando condividere, concedermi facce schifate a battute che non fanno ridere, sottrarmi a giochi di ruolo in cui non ho tornaconti di peso.
Voglio la leggerezza di poter rispondere “che risposta di merda!” al mio scrittore preferito, e sentirmi sfidare, spronando una pigrizia mia ed una permalosità tutta femminile.
Voglio persone alla mia altezza, io che non mi sento mai alta abbastanza. Emozionarmi della gente con la stessa intensità con cui mi emoziono ai concerti, e non capita quasi mai, purtroppo. Voglio l’imprudenza dei vent’anni ed il menefreghismo dei settanta. Voglio agguantarle le situazioni, anziché pacatamente attenderle. “Voglio un vestito di tulle rosa, le Sac de Jour di YSL e farmi colare il mascara per le troppe risate sguaiate.
E cantilenare in eterno -ventisei il ventisei-.

V.
itrentenni@gmail.com

itrentenni

itrentenni

Questo spazio è dedicato alle vostre storie.
Riflessioni, propositi, affanni, sogni, ricordi, speranze, cicatrici, obiettivi, preoccupazioni, desideri. Parole sparse, pensieri e riflessioni. Voglia di raccontarsi o semplicemente di sentirsi come a casa.
Scriveteci a itrentenni@gmail.com
itrentenni