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Avere trent’anni vent’anni dopo

Quando ero piccola credevo che i 30 anni fossero l’età adulta per eccellenza. Perché sei grande ma non vecchio, sei ancora in tempo per fare tante cose, che siano da giovani o da vecchi, perché sei un trentenne, né carne né pesce come un adolescente.
Di questo però, te ne accorgi solo vivendo. Hai libertà e consapevolezza, patrimonio dell’animo umano. Hai limiti e possibilità, forza, debolezze, ansia e sonno.
A 30 anni fai ancora cose folli, se hai preservato un po’ di follia per i tempi di magra.
Credevo che avrei avuto già dei figli, perché pensavo che l’amore fosse una cosa semplice e la vita molto meno incasinata.

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Pensavo che fosse dovuto, che fosse normale, scontato, essere felici a 30 anni.
Quando ero piccola credevo che a 30 anni sarebbe stato tutto facile, senza problemi e che sarei diventata bellissima, come un’attrice di soap opera. Pensavo che avrei avuto un cane, o due, invece non mi piacciono gli animali. Non così tanto da averne uno, tantomeno due.
Pensavo che sarei diventata ricca, ricchissima. Mi immaginavo un passaporto pieno di timbri colorati e alla scoperta del Mondo.

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Immaginavo i miei cari invecchiati, calcolavo quanti anni avrebbero avuto e come sarebbero stati. In tutte le versioni erano comunque felici, in salute, a curare e proteggere con la cucina e l’orto l’amore di una famiglia.
Vagheggiavo sul lavoro, i vestiti, come sarebbe stato essere adulti…
Mica potevo immaginare tutto nel dettaglio, eh! Passavo i pomeriggi d’estate interi, ad immaginarmi oggi.
Avrei mangiato quello che mi pareva e passato la giornata a fare shopping o altro (diverse versioni a seconda dell’umore).

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Ci sarebbe stato il sole, ovviamente (son nata a settembre d’altronde), e avrei preso ferie e dormito fino a tardi (mi piaceva dormire e non sono cambiata! Nb. Ho preso ferie circa 8 mesi prima, ma nonostante questo, per un evento aziendale, ho dovuto lavorare mezza giornata.. Iniziando un’ora prima al mattino).
Insomma, sarebbe stato bellissimo festeggiare i 30 anni.
Poi quel giorno arriva, mentre sei preso da mille cose e lascia solo un numero. Ti domandi come possa aver perso importanza, essere semplicemente un giorno, un’età, un dato anagrafico, la normalità più naturale che c’è nell’essere e basta, nel “vivere”. Non è proprio niente di speciale, se ci penso bene ci potevo arrivare anche da piccola. Ma ero una sognatrice e non conoscevo la malinconia, non pensavo che avrei mai amato Leopardi, allora.

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Il dolore erano le ginocchia sbucciate, tangibili, nette. Non immaginavo lupi nella steppa. Quante cose, che sono accadute. Come son diversa, da tutto ciò.
Avere trent’anni, veramente, dopo tanti sogni, è quasi irreale. Irreale perchè tutto quello che immaginavo da bambina è un’alt.. È quel sogno che alla fine è simile a quello che ancora oggi nutro, per i miei anni a venire, per la mia vita in generale.
Vent’anni dopo ho capito che si è sempre bambini, ad ogni età, e i sogni alla fine sono fatti tutti un po’ della stessa pasta. Il mio fanciullino musico se la canta e se la balla alla grande, solo con molta esperienza in più.
Insomma Susi, è andata tutta in un altro modo, però va bene, c’era il sole e i sogni di quella bimba scanzonata che eri, ti appartengono ancora!

S.
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