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Carpe diem: uno stile di vita

Due parole emergono sempre nei miei pensieri: Carpe Diem!
Che non significa vivere alla giornata. Ma cogliere quei momenti e quelle opportunità che si presentano nella vita reale, senza esitare troppo, mentre stai vivendo la tua quotidianità e camminando sulla strada del futuro.
Mia madre, che mi ha educato al mondo, mi mostra ancora oggi gli esempi.
Mio padre, più impegnato nel lavoro, lo ripeteva a profusione nel tempo libero.

Photo by Danielle MacInnes on Unsplash

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Io, fortunato di averlo anche capito presto, l’ho messo in pratica dall’adolescenza, fino a diventare grande, incoraggiando lungo la strada tutte le persone che ho amo, dalla mia famiglia, ai miei più cari amici, e, non per ultimo, i miei alunni.
Non mi sono tatuato questa frase. Non ancora. Non ho tatuaggi. Né avevo mai pensato prima d’ora di farne. Carpe diem! mi sono già detto.
Ricorderò a vita l’ultima volta che l’ho detto a mio padre, quando una sera era stanco di lavoro per andare a cercare le lumache dopo un’intensa pioggia estiva.

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Fu quella frase che lo convinse. Sarà l’ultima volta che ne avremo, insieme, l’occasione.
Il tempo non fa altro che rafforzare l’idea che ho di questo motto, il significato profondo, l’essenza.
Che sia una gita fuori porta, una serata alternativa, una rievocazione carnevalesca, uno scorribanda sulla neve, una calcetto da spiaggia, un bagno al lago, un’abbuffata di arrosticini, un film rivisto, una giro in vespa, un karaoke improvvisato, due scambi a tennis, una sfida alla play, un aperitivo cenato, una poesia regalo, una tressette al bar, un’uscita a funghi, un pic-nic campestre, un concerto all’aperto, una ballata dance, una pescata al mattino, una trasferta estera, un sogno mai realizzato, baci e abbracci, tutto fa eco dentro una sola frase: Carpe Diem! Piccole cose, che sanno di felicità. Per vivere d’intensità.

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Per non vanificare un’emozione o un ricordo.
Costruire dal passato, vivere il presente. Pianificare il futuro. Sempre e comunque.
Un futuro incerto, un futuro non ancora consolidato, nonostante i miei 35 anni.
In quella generazione dei Millennials, che avuto tutto dagli anni migliori e ha perso tutto negli anni peggiori.
E così dopo laurea, master e specializzazione, per diventare “grande” con il titolo di scienziato, mi sono dovuto orientare verso una altra professione che mai avrei pensato di intraprendere.
Il prof.

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Da tre anni lontano da casa, per ricominciare da capo. Un carpe diem! da lavoro, che mi ha catapultato fuori regione in un realtà completamente nuova. É stata una mia fortuna, il più bel treno preso finora, per mettere in campo una passione innata e raccogliere tante soddisfazioni.
In tutto e per tutto, di forza ne ho sviluppata tanta, a fronte di tante sofferenze e ingiustizie, viste e vissute. Un mondo ostile, una società ingrata. Valori e principi, ormai declassati, che fanno da cornice al pressoché vuoto istituzionale.
E così, come per molti giovani d’oggi, scelte che mostrano grande coraggio, nel profondo, nascondono anche tanta amarezza e disperazione.
E allora potendo contare su te stesso, ed altri pochi, capisci il peso della vita.

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La famiglia, un faro che illuminerà sempre. Gli amici, quelli veri, che porti del cuore.
Carpe diem! va sempre detto, ogni giorno è quello perfetto, perché la vita ci cambia le carte, per finire chissà da che parte” estratto da “La Gioventù”, poesia inedita che ho scritto la scorsa estate, in occasione del mio compleanno come dedica ai miei più cari amici.

R.
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