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Cercando me, pochi passi dopo il 3

Molti dicono che il passaggio dai 20 ai 30 anni è quello che si fa sentire di più.
Come se quel numero che cambia dopo averti accompagnato per 10 anni significasse davvero qualcosa, come fosse un compagno di viaggio che dopo aver passato insieme ogni tipo di avventura decide che devi continuare a camminare con le tue gambe.
Il passaggio è un po’ questo: quel 2 che ti prendeva per mano e ora ti dice “vai, puoi farcela da sola” lasciando quella mano e sorridendoti.
Tu ti volti e ad attenderti c’è quel 3 che ti fissa con aria truce, dicendoti “Avanti, fammi vedere cosa sai fare.”
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Cosa sai fare? Il bello è che tu ancora non lo sai cosa sai fare. Fino ad ora hai avuto quel compagno, quel 2, che ti teneva per mano ed era una presenza sicura. La sicurezza di quell’età in cui stai ancora imparando a muoverti, a capire, a scoprire quel mondo fuori da casa.. perciò sei ancora giustificato a non crescere. Quando invece quel compagno lascia la tua mano, non hai più giustificazioni: o ti tieni in piedi da solo o cadi.
Non stai più crescendo, sei già cresciuto. Solo che tu non lo sai ancora, non ti senti cresciuto, ti senti ancora quella persona il cui unico pensiero erano gli esami dell’estate e il dopo sbronza.
Hai in mano pacchi interi di sogni da realizzare e progetti da creare, la testa colma di idee su quel futuro che aspettavi e che invece è già arrivato.
19415700_10211828830109779_1552621457_nE ti ritrovi a fissare quel pacco di sogni e progetti, senza capire come è potuto accadere di ritrovarsi dal giorno in cui li hai creati nella tua testa a quello in cui dovevano già essere realizzati, mentre in realtà stai ancora correggendo le bozze. E ora devi camminare d
a solo, con quel 3 che ti fissa e quel pacco tra le mani. Fissi il 3 e ti chiedi come rispondergli.
Cosa so fare? So perdermi. Perdermi dietro a quei progetti non realizzati, dietro questi giorni che corrono veloci mentre tu urli dentro “aspettate, dove andate tutti così di fretta?” ma non ti ascoltano, continuano e correre e con i giorni corrono gli eventi.
road-runnerTutte quelle cose che volevi fare e che hai rimandato o hai preferito fare altro, ed ora non puoi farle più perché le cose sono cambiate e non c’è più modo. Ma come hanno fatto le cose a cambiare senza che me ne accorgersi?
A questa domanda torni a guardare quel 2 dietro di te, che ancora ti sorride col fare un po’ materno. Un sorriso che in realtà tu al momento vorresti solo schiaffeggiare. Come hai osato abbandonarmi senza prima prepararmi a questo distacco? E ti senti confuso, disorientato, sai solo che vorresti riprendere quella mano ma non puoi. E non perché sia importante il numero che rappresentano, ma COSA rappresentano quei numeri.
conversione-fonetica-leibnizIl 2 rappresenta gran parte di anni spensierati, pochi problemi, meno pensieri e un intero futuro da costruire.
Mentre il 3 ti presenta già il conto: cosa vuoi? Cosa hai fatto finora? E soprattutto, chi sei?
Quest’ultima è la domanda fondamentale, quella che porta a rispondere anche a tutto il resto. Perché quel 3 che ti aspetta non vuole vederti già realizzato, vuole solo che realizzi chi sei. E se ci pensi forse un po’ lo sai chi sei, ma capire di saperlo significa mollare definitivamente quella mano, quel 2, ed avventurarsi con quel pacco di sogni e idee in mano mentre un 3 ci fissa un po’ scorbutico, pronto ad ispezionarci, a capire cosa abbiamo combinato fino ad oggi e cosa siamo ancora pronti a fare.
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É un passaggio che fa traballare, che disorienta. Un limbo tra la tristezza di non aver realizzato gran parte di tutte quelle idee che tenevi in mano e la soddisfazione della maturità. Ci vuole un po’ a capire che quel pacco che porti in mano non è da buttare: in fondo sei solo all’inizio.
I piani sono fatti, a realizzarli sei ancora in tempo. Devi solo imparare a camminare da solo, capendo chi sei e cosa sai fare. Perché forse ormai in fondo in fondo lo sai chi sei.
Se vedi qualcosa di diverso, il tuo compito è quello di diventare te stesso e quel 3 accanto si aspetta proprio questo da te, ma per farlo devi camminare senza che nessuno ti tenga la mano.
Lui però è lì, pronto a raccoglierti se cadi… perché in fondo intorno ci sono tante persone pronte a raccoglierti se cadi una, dieci, cento volte.
bambino-che-gattonaE guardandoti indietro ora capisci anche un’altra cosa: quel due non ti sta abbandonando, fa sempre parte di te. Ti ha lasciato qualcosa dentro. Tu sei la spensieratezza e il tuo modo di pensare, non è quel passaggio di mano a cambiarlo.
Sei le serate in spiaggia, le birre con gli amici, il dormire fino a tardi nei weekend, i tatuaggi, le scarpe da ginnastica, le urla in un prato vuoto, i pomeriggi di gioco intorno a un tavolo. Sei tutto questo ma sei anche la spesa da fare, le bollette da pagare, un matrimonio da organizzare, la sveglia alle 6 per andare a lavoro. Sei quel 2 e quel 3 insieme. Solo quando capisci questo, allora sorridi a quel 2 e inizi sfrontatamente a camminare accanto a quel tre, anche se con una camminata traballante o in punta di piedi. Eppure lo vedi che appena compi quel passo, anche se traballante, quel 3 prima corrucciato ora inizia a sorriderti.Lucia di viaggiodeimesupi
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