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Contro tutto e tutti

Se dovessi iniziare a raccontare la mia storia dalle origini annoierei chiunque quindi parto dalla mia vita da ventenne con famiglia religiosa del sud trapiantata al Nord.
A 20 anni una ragazza dovrebbe essere spensierata, andare in discoteca, viaggiare, uscire con le amiche e i primi amori, ma nel mio caso, ho dovuto tirar fuori le unghie fin da giovanissima.
La mia colpa?! Essere in una famiglia in cui madre/padre padrone volevano impormi la cultura arcana meridionale mentre io stavo crescendo con la cultura bresciana.
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Per uscire da questo turbine ho cominciato a cercare lavoro come commessa per cominciare a rompere le regole religiose di dover andare in chiesa ogni santa domenica, non sapendo che questo mi avrebbe dato problemi nel futuro.
Lotte, pianti e ferri corti dove essere trattata a casa come un estranea diventa l’ordine del giorno, dove, essere donna, vuol dire servire gli uomini dedicarsi alla casa e basta (a 20 anni!)
Ma il peggio arriva quando decido di voler andare a ballare in discoteca con le amiche, che per me non era drogarsi o sfasciarsi ma divertirsi come una ragazza normale.

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Risultato: tra schiaffi per l’orario di coprifuoco non rispettato, insulti (non specifico) e le volte in cui mi hanno chiuso fuori casa, pensavano di spezzarmi in due, ma anche questa volta ho avuto il sopravvento non so nemmeno io come.
Il primo amore mi ha addolcito, fino a quando la famiglia voleva che a 24 anni mi sposassi, peccato che più che al matrimonio ero concentrata a scoprire (e confermare purtroppo) le bugie e le corna del fidanzato.
A 24 anni avevo già tirato le somme: imparare a far forza su me stessa e ho congelato il mio cuore verso qualsiasi forma di affetto.

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Un avvenimento però mi ha fatto cambiare idea sugli uomini: in un periodo difficile vidi mio fratello (al tempo sposato) prendersi cura fino alla morte della sua amata (morta a 30 anni di cancro) e l‘amore che vidi nei suoi gesti e nei suoi occhi mi diede la speranza di riuscire a trovare qualcuno di altrettanto amorevole capace di sostenermi fino alla fine.affetto
Andavo avanti ogni giorno persa e inadeguata in una società che ti dava per fallita, vista come oggetto di desiderio e discriminazione lavorativa.
A 27 anni arrivò il cambiamento!
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Un ragazzo con cui ero uscita a 20 anni mi ricontattò su Facebook e da lì cominciò una dura lotta con me stessa: essere indipendente o aprire il mio cuore?
La seconda scelta fu la migliore perché ebbi la fortuna di conoscere una persona fantastica che mi sostenne e lo fa tutt’ora.
La mia famiglia non mi ha reso nemmeno stavolta la vita semplice e i bastoni fra le ruote sono ricomparsi, mascherati da possessività e gelosia.
Questa volta però mi hanno portato all’esasperazione e così dopo un anno di relazione andai a convivere con il mio ragazzo.
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Tagliai i ponti, allontanandomi di ben 50 km, tagliando quel collare e quelle funi che mi stritolavano da tempo.
Adesso ho 30 anni, ho un compagno che mi ama e progetta un futuro con me, mi sostiene ogni giorno, rispetta le mie libertà, il mio essere donna indipendente, una leonessa di segno e fatto (come dice lui).
In una società alla deriva bisogna combattere contro tutto e tutti perché essere donna trentenne non è mica così facile, ma non bisogna mollare e rialzarsi ogni volta.


M.

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