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Dallo squillo al cuore: racconto di una trentenne in crisi virtuale

Sono figlia degli anni ’90…quelli che dopo aver schivato per anni e anni ciabatte all’arrivo della bolletta di casa si sono ritrovati con un cellulare in mano.

D’altronde dopo anni di investimenti in schede telefoniche diciamo che te lo eri anche guadagnato…

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E allora ti sei ritrovato a possedere qualcosa di unico…nuovo…ma qualcosa che non ti potevi assolutamente permettere di usare come avresti voluto.

“Chiamami!”

COOOOSAAAAAA????

Fra scatto alla risposta (che costava più della telefonata in sé) e minuti (pagati uno per uno) ti finivano i risparmi a partire dall’asilo.
E poi ci vediamo domani! Cosa ti chiamo a fare????
Toccava trovare un’alternativa.

“Mandami un messaggio”

MA SEI FUORI????

I messaggi costavano la bellezza di QUINDICENTESIMICADAUNO…e i caratteri erano pochi…troppo pochi per dire quello che volevi.

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Cosa ti scrivo? CIAO…e poi basta perché altrimenti passavi al messaggio dopo e viaa di altri 15 centesimi!
E poi ripeto, ci vediamo domani, parliamo davvero e risparmiamo.

“Allora fammi uno squillo”

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“ma scusa…perché lo squillo”??

E la risposta, quella che ci rovinò tutta l’esistenza, quella che da quel momento in poi nulla fu più lo stesso

“COSÌ ALMENO SO CHE MI STAI PENSANDO”.

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Eh cavolo. C’ha fregato a tutti. Lo squillo.

Lo squillo era gratis.
Lo squillo non lo pagavi, ci investivi 13 secondi, faceva il suo lavoro e tutti erano felici e contenti.
“MI HA FATTO LO SQUILLO!!!!” con occhietti a cuoricino e la testa già all’altare, che poi magari lo squillatore faceva lo squillo a te e nel frattempo limonava con un’altra, però vuoi mettere…LO SQUILLO?!?!?

Ma fra uno squillo e l’altro, una salassata e un pianto quando volevamo fare gli splendidi e accennare una chiamata o un sms fugace,beh, in mezzo a tutto questo marasma di aggiornamenti, ci si vedeva. Si chiacchierava, ci si abbracciava…tanto…spesso.

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La tecnologia ha fatto passi da gigante in un tempo minuscolo, e senza che noi ce ne accorgessimo sono spariti i tasti dei telefoni, le tariffe al minuto, gli sms, le cabine telefoniche e metà delle cassiere del Carrefour.
Facebook circonda il mondo intorno a noi (compito all’epoca della Vodafone e di Megan Gale), scatti le foto anche agli avanzi della pizza da caricare su Instagram (#foodporn), e le foto sono tutte talmente belle grazie ai filtri che io me lo immagino Steve McCurry là in un angolino a piangere e a dire “va beh…a sto punto era meglio fare lo psicologo”.

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Poi è arrivata lei. L’app per comunicare sfruttando la connessione a internet senza pagare un centesimo di più:

WHATSAPP!

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Ricordo di aver accolto Whatsapp con un’entusiasmo pari alla prima volta che ho assaggiato la nutella. Ero EUFORICA.
Potevo sentire tutti senza pagare, contare i caratteri, scegliere quale messaggio non cancellare perché ce ne stavano più di 20 in memoria.
La vita era meravigliosa!

Col passare degli anni però qualcosa deve essersi guastato.
Ho iniziato a sentire le persone vedendole sempre di meno.

- “Ci vediamo?” “Sì dai, ci aggiorniamo….”

- “Ci becchiamo con gli altri?” “Sì dai…crea il gruppo così ci mettiamo d’accordo”

Insomma, sentirsi sì, scambiare quattro parole scritte sì, ma per vedersi fino all’arrivo della tecnologia odierna come caspita si era fatto?
Stregoneria? Magia nera? Mah!

E poi grazie a whatsapp arrivò la versione 3.0 dello squillo.

Il cuore. Quello grande che pulsa, mica quello piccolino insieme ad altri faccini fondamentali per capire se stai scherzando o meno (e facciamocele due domande.).

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Solo quello. Nessuna parola. Perché per scrivere ci vuole tempo ed inventiva, invece “cliccare” e inviare è davvero veloce e indolore.
Fosse almeno allegato a due parole…

Bello nè! Cioè, vuol dire che qualcuno ti sta pensando, che ti sta dedicando un secondo della sua giornata.
Il cuore quando ti arriva dal nulla fa sorridere, sospirare, ti fa capire che da qualche parte c’è una persona che ti associa ad un “simbolo” così pieno di gioia che io boh…non saprei paragonare a nient’altro.

Il problema però è che io sono figlia degli anni ’90, e per quanto bello sia un cuore grande io non avrei ombra di dubbio sullo scegliere fra un cuore (finto) e un abbraccio (vero), perché uno non sostituirà mai la gioia infinita dell’altro.

Un cuore lo cancelli,un abbraccio è indelebile.

Quindi davvero, mollate giù quel coso e andate dalle persone a dirglielo che gli volete bene (sempre che sia vero.), guardatele negli occhi e poi abbracciatele.

Perché seriamente, i cuori su whatsapp non valgono un cazzo, ma gli abbracci porca puttana se ti rimangono dentro!

Luana
itrentenni@gmail.com

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