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Diventare grande

Anni fa scrivevo, avevo un PC pieno di cartelle con racconti e riflessioni di ogni genere, dalle più profonde ai flussi di coscienza più esilaranti.
Rileggerle mi faceva sentire orgogliosa e alimentava una piccola, piccolissima fiammella di speranza che se ne stava nascosta dietro quelle righe.
Credevo che un giorno avrei pubblicato qualcosa, che ne so, un libro, un blog, qualsiasi cosa avesse trasformato quell’accozzaglia di parole in una vera professione. Qualcosa che avrebbe definito quella che sono, quella che sarei ufficialmente diventata. Poi ho buttato tutto, o meglio cestinato, volendo usare dei termini tecnici.
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É successo che finita l’università ho trovato un lavoro banale, ordinario, di quelli che da una parte ti permettono di avere uno stipendio a fine mese e dall’altra ti fanno tirare un sospirone di sollievo a fine turno. Così, ho appeso al chiodo la tastiera e mi sono limitata a leggere le parole che scrivevano gli altri, si sa che i libri sono sempre un rifugio sicuro per i sognatori.
Avrei dovuto aspirare ad altro? Sì.
L’ho fatto? No.
Perchè la vita ti cambia, signori miei, cambia le aspirazioni, raffredda gli entusiasmi.
Succede più o meno così: un giorno sei giovane e spensierata, sei piena di punti interrogativi ai quali non vedi l’ora di dare una risposta, credi addirittura alla favola del lavoro dei sogni, (com’era quella frase? “Fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”); peccato che il giorno dopo ti ritrovi ad aver passato i trenta e capisci che ciò che conta davvero è solo restare a galla.

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Riuscire a sopportare ogni peso che ci grava sulle spalle, quella zavorra di preoccupazioni che, tornando ai termini tecnici, potremmo definire affitto, bollette, malattie, tanto per rimanere sul pezzo pandemia 2020.
Mettici i problemi di genere, razza, tasca, taglia, problemi relazionali, familiari, cazzi e mazzi e così via.
Diventare grandi? Potremmo anche dire così. Perchè è dura realizzare di essere diventati proprio noi gli adulti della situazione. Dover rispondere in prima persona, macinare risultati, posti in classifica nella graduatoria dei comuni mortali. Matrimoni, figli, vite normali miraggio di una società che chiaramente stenta, arranca, fa fatica a mantenere quello standard di “normalità”. E oggi forse non ci è rimasto nemmeno quello.
Chi ce l’ha più la normalità? Sembra di vivere in un dannatissimo film di fantascienza. Ma ne usciremo, questo è certo. Un passo alla volta, non è così che si diventa grandi?

Bia
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