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DON’T THINK TOO MUCH

Un foglio di carta, qualche firma e tanta amarezza per archiviare la mia vita lavorativa degli ultimi 10 anni, chiusa tra le mura di un ufficio troppo soffocante.
Un visto elettronico approvato in pochi minuti e un biglietto aereo di sola andata hanno sbriciolato quelle mura che pensavo incrollabili.
Una decisione di impulso, come sono sempre state tutte le decisioni della mia vita.
A volte l’istinto mi ha dato ragione, altre mi ha risposto con un pugno in pieno viso. Ma alla paura preferirò sempre quel pugno.
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Cresciuta in un piccolo paese nella Pianura Padana, in cui, spesso, solo le malelingue tagliano la fitta nebbia invernale con il loro sparlare, ho allietato le giornate di qualche curioso con la notizia improvvisa che, dal mio amato terrazzo, non avrei più visto i miei peschi, ma l’Oceano Indiano.
Perché a trent’anni, sei strano se lasci il tuo paese, di sicuro stai scappando da qualcosa o magari da qualcuno, non si pensa che invece stai correndo verso qualcosa o qualcuno, che stai correndo verso la TUA felicità.

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Avevo 30 anni e 70 giorni quando, il vento caldo dell’Australia mi ha dato il benvenuto, avevo valigie piene di album e ricordi di casa più che di scarpe e vestiti, come se fissare quelle foto potesse annullare il vuoto che all’improvviso senti a 15000 km di distanza.
Mi sono portata nel cuore le cose belle e sulle spalle il mio passato ingombrante.
Io non sto scappando, sto solo lasciando per un po’ la mia comfort zone, sto lasciando una vita troppo organizzata e scontata, fatta di abitudini e routine che mi hanno spento l’entusiasmo, ma sto lasciando anche gli occhi di chi amo e che mi ama e saranno gli stessi che fisserò non appena potrò, raccontando ogni avventura che sto vivendo.

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No, non è stato facile partire da sola, con un inglese improvvisato, fare lavori che mai avrei pensato e mantenere anche la sanità mentale.
Mi trovo ad attendere ogni giorno il solito messaggio di mia madre: “Buongiorno topo, lavori oggi? Dove sei?” che spesso trovo appiccicoso e anche se le dico dove sono, o se lo scorda o non lo ricorda bene, e sì, lo giuro, mi chiama topo ancora oggi, ma poi se non mi scrive ci rimango male.
Mi manca lei e mi mancano le mie amiche e i miei gatti meravigliosi.

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La galleria del mio iPhone è piena di momenti che vivo a distanza, ma io, ogni giorno che passa, trovo un po’ di felicità sparsa qua e là nelle cose più improbabili e la porto con me per respirarla a pieni polmoni.
Ed oggi, di nuovo senza troppo preavviso, il mio istinto mi ha portata in un nuovo magico luogo, perché pare che parte della felicità che mi spetta si trovi nascosta laggiù.
Benvenuti ai miei 31 dalle Cocos Keeling Islands!
Istinto batte paura ancora una volta.

PS: Dal nome Cocos Keeling Island è stata accidentalmente recepita da mia madre solo l’ultima parte “Island” poi modificata in “Islanda” così che buona parte dei miei parenti e dei carissimi curiosi padani sia ora convinta che stia festeggiando i 31 tra un geyser e l’altro a sud di Reykjavik.

Carlotta
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