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Esprimi un desiderio

E poi ti sdrai a veder le stelle cadenti, ma, in poco tempo capisci che non hai più nulla da desiderare, nulla da sognare.
Son passati i bei tempi in cui chiedevi alle stelle che ti lasciassero rubare un bacio alla ragazzina che ti piaceva, che ti facessero essere felice con la tua ragazza, che le facessero rispondere di alla tua proposta, che ti facessero avere una vita felice e realizzata.

Photo by Joel Overbeck on Unsplash

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A quasi 40 anni, un lavoro che ti succhia l’anima lasciandoti appena il denaro per sopravvivere, un paio di storie in cui credevi, ma che ti hanno lasciato vuoto, solo in una casa costruita per un “noi” e non per un “me”, alle stelle non ci credi più, come non credi alle canzoni, ai post sull’amore su Facebook, alle frasi di circostanza… credi solo ad una frase che hai scolpita nelle cornee: “Vanità delle vanità. Tutto è vanità”. Basta!
Sei talmente stanco di sperare e ritrovarti sempre solo con un pugno di mosche, che preferisci non sperare più.

Photo by Jad Limcaco on Unsplash

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E poi sperare cosa?
Sperare nella stabilità economica quando, per 15 anni di duro lavoro, sei riuscito solo a rimanere appena a galla, massacrato da uno stato, da una crisi e da una precarietà che a scuola ti spacciavano come “raggiante futuro”? Baaah…
Sperare in una famiglia?
A far figli in questo Mondo? A iniziare una guerra contro un Mondo pronto solo a puntare il dito sulla tua inadeguatezza come genitore?
Sperare nell’amore? Amore di chi?

Photo by Jan Antonin Kolar on Unsplash

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Di una donna che ti dice: “Io voglio che tu ti dedichi totalmente anima e corpo a me, in premio avrai un posto nel mio cuore, ovviamente lo sgabuzzino del sottoscala del mio cuore! Vorrai mica prendere il posto del mio cane, il mio gatto, le mie amiche del venerdì sera, le mie amiche della domenica, il pilates, la palestra, i miei amici su facebook, il mio spasmodico bisogno di viaggiare continuamente, la mia indipendenza, la mia individualità…”
Tanto vale star soli! Hai quasi quaranta anni, hai già fatto un mucchio di strada, anche se ti trattano come un giovincello appena affacciatosi al mondo, però te ne aspetta ancora un bel mucchio da macinare e quella strada la devi riempire in un modo o nell’altro!

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Allora ti adatti, la smetti di sperare, di aspettare e ti accontenti delle quattro cose che ti sei portato dietro. La casa inizi a vederla non più come la casa di un NOI che non c’è più, ma come la casa di un ME, che ci sarà sempre. Ti godi i momenti, anche se sei solo, senza aspettare la compagnia di nessuno per goderteli.
Te li vai a cercare questi momenti! Ti regali una cena in solitaria, o te la prepari che è ancora meglio.
Ti fai le ferie in solitaria, senza adattarti alle esigenze di nessuno, se vuoi andare da qualche parte ci vai e basta!
Non cerchi, non aspetti e non ti adatti più a nessuno.

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Esci con gli amici ma avendo sempre ben chiaro che i paletti tre te e loro sono ben fissi e ti lasciano un ampio spazio di manovra, esci anche con qualche ragazza, ma se lei ti offre solo un angolino nel suo cuore, tu ti fai bastare il suo angolino in mezzo alle gambe, e tanti saluti. Puoi anche darti da fare per gli altri, ma non per averne in cambio l’altrui gratitudine, ma solo perché ciò gratifica te stesso.

Photo by Simon Abrams on Unsplash

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Avvii progetti, ti dai da fare. Impari a volerti bene e a star bene con te.
Insomma, sopravvivi.
Sai che quella lì, non sarà mai la vita che chiedevi alle stelle, qualche lustro prima che non sarà mai piena di gioia come certe persone si raccontano per giustificare la loro vita solitaria, ti rimarrà sempre un buco in fondo al cuore, ma sopravvivi cercando di raccogliere qualcosa e lo fai tenendoti ben stretto l’unica cosa che nessuno ti toglierà mai e che puoi star certo avrai con te per tutta la vita: te stesso.

Anonimo
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