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Fallimento

Credo che ognuno di noi si sia sentito in questo modo almeno una volta nella vita.
Quando non riuscivi a passare l’esame di 1200 CFU per la terza volta, quando nonostante i tuoi sforzi non riuscivi a partecipare al convegno di luminari sul tuo argomento preferito, oppure quando collezionavi una serie imbarazzante di figure barbine alle “serate che contano”.
Ti senti un po’ come Candy Candy prima che andasse alla Saint Paul School di Londra: una serie di sfighe inenarrabili (non che il resto della serie sia uno spritz a bordo spiaggia, eh).
candy-candy-652x450È una sensazione infida, il fallimento: ti accorgi della sua presenza solo quando lo temi. E lo temi perché è l’antitesi della persona che eri. Una che non si arrende, che ha sempre avuto una chiara visione della propria vita e di se stessa.
Un’ombra di te stesso. Pensi che non è così, sai chi sei e chi vuoi essere, ma di fatto non riesci ad uscirne. È un circolo vizioso: la sensazione di esservi invischiato ti rende consapevole della situazione, ma più cerchi di reagire, più ti trovi immobilizzato.
Nel caso specifico, io sono tornata all’ovile dopo una relazione finita. Finita non per colpa mia, ma poco importa a questo punto.
thumb_bundle-162-fine-di-un-amore.650x250_q95_box-0,0,3648,1397La vita che conducevo, la casa che avevo, tutto è stato frutto di mie scelte, che mi facevano sentire, insieme al mio lavoro, una persona realizzata.
Ora non più abitudini, non più casa mia, non più mia vita (oltre ad aver perso, piccolo particolare, la persona che amavo, il compagno con cui condividevo la mia vita da quasi quattro anni).
Ora sono incastrata in una dimensione che non è mia, che non voglio, da cui non posso tornare indietro né andare avanti, almeno per il momento. Sai che non è il tuo posto, ma non puoi essere in nessun altro posto.
Fallita perché a 32 anni, quando pensavo di essere riuscita a ritagliarmi un mio posto nel mondo, nella vita che volevo, di colpo mi ritrovo regredita.
Florida-treatment-centers-for-addictionGli altri lo capiscono fino a un certo punto: ti tranquillizzano, certo, ti stanno vicini. Ma tu, che vedi il mondo dietro una patina opaca, ti senti costantemente deluso dal loro comportamento. Per loro la vita va avanti. E ti scusi anche, con loro, perché ti rendi conto che stare vicino a una persona in queste condizioni non fa piacere a nessuno. Ti scusi perché non vuoi perdere anche queste persone importanti, ti scusi perché sai di essere un peso, e sai anche che non sei così (normalmente).
Per tutta risposta, un Ma va, stai tranquilla. Secco. Implacabile. Definitivo.
Quando ti senti un fallito pensi che tutto ti sia dovuto, ti senti la vittima, te la prendi con gli altri perché non ti capiscono e perché non riesci a far capire loro quanto stai soffrendo (altro fallimento). In una parola? Ti senti solo.
Viaggiare-da-soliOra mi sento troppo indietro (o troppo avanti?) rispetto agli amici di sempre, che hanno accompagnato la nostra storia, condiviso serate, grigliate, vacanze, sogni e progetti. E che sono cresciuti insieme a noi. Loro sono come eravamo noi, solo quattro anni fa: prove di convivenza.
Già ti fai i film horror mentali “Cosa ci faccio io in mezzo a queste coppie? Come mi vedono adesso? Come la fallita quale mi sto sentendo, come la mascotte che si sentono in obbligo di invitare fuori e per tirarle su il morale?”. Ma soprattutto: “Ci saranno ancora, dopo?” Perché non si può ignorare che rimarranno sempre in bilico tra due mondi prima uniti e ora lontani, il mio e il suo.
m11Perderò anche loro?” Non lo vuoi, certo, ma ormai hai capito che la vita non ti chiede quello che vuoi, e ti senti impotente per questo.
Quindi, che fare dopo questa iniezione di ottimismo che Ghost lèvati che mi fai ‘na pippa?
Non ho (ancora) la ricetta.
Saltato un progetto di vita, ne si deve fare un altro, condito dalla convinzione che non si può essere tristi per sempre, che è stato un incidente di percorso e che “anche questo ti farà crescere” (io stavo bene anche prima).
Una nuova casa, tutta mia, per cominciare.
ANon subito, però. Oltre al fallimento, il mostriciattolo verde paludoso tipo Slimer che mi pesa costantemente sulle spalle e sul cuore, devo smaltire ancora la delusione, l’ansia di (non) farcela ad affrontare una vita che non avrei voluto, la solitudine, i ricordi di vita insieme che fanno ancora molto male.
Prima di iniziare qualcosa di nuovo, devi capire, anzi ricordare, sempre, che si possono cambiare persone, case, città, ma che i tuoi gusti, la tua idea di vita e le tue idee rimarranno con te.
Come diceva Goethe: “Il malumore è [solo] una forma di pigrizia”. Scegliamo quindi di essere felici, anche e soprattutto quando ci si sente dei falliti.

Chiara
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