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Grazie paura

… Paura…
Cosa sei? Un buco nero in cui a volte ti spingi, a volte ci cadi a volte ti spingono, a volte giri alla larga.
Il non conoscere, il non sapere che molto spesso diventa, per pigrizia, pregiudizio, terrore, infelicità… Ho visto molte volte la tana del coniglio, quel buco nero, dove non vedi il fondo, vicino al salice del giardino.
Attratta da quel non sapere, quanto spaventata dal salto nel vuoto (o nel pieno) … Spaventata da quello che avrei potuto trovare e da quello che forse avrei potuto perdere… Cerchi di capire senza saltare, cosa potresti trovare dentro spingendoti il più vicino possibile, annusando, ascoltando, ma più lo guardi piu ti rendi conto che l’unico modo è: saltarci dentro.
bianconiglioE allora giù a capofitto nelle viscere, ti rendi conto che come in un mitocondrio c’è un’ altlena di situazioni di paure che nemmeno sapevi di avere, che ti si aprono una dopo l’altra senza sosta, senza fiato, come se una chiamasse l’altra, senza fine, sempre più buio, sempre più puzza, sempre più nascosto, sempre più vuoto, sempre più profondo, sempre più sconosciuto, più interessante, più viscido, più vergognoso, più porco, più finto, più disonesto, con la voglia di rimbalzare, forse no in realtà di continuare a cadere perchè in fondo, speri… Cosa? Cosa spero ci sia alla fine della caduta… STOP!

Photo by Branden Tate on Unsplash

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Respiro… Ancora uno… Galleggio un attimo… Speranza, aspettativa… Forse sono questi i limiti della nostra mente, della nostra cultura.
Cosa scegli di essere, di diventare? Ormai sei nella tana del bianconiglio, tornare indietro, si può eh, si puo sempre tornare indietro, ma è più semplice (forse) lasciarsi andare… Fuori dalla tana molte persone ti hanno visto cadere, lasciarti cadere, e farebbero il diavolo a mille per vederti risalire (chi con una sana voglia chi con una malsana), sono li, chi a braccia incrociate, chi con il dito puntato, chi con la mano tesa, chi con gli occhi pieni di speranza… quindi sei ancora in tempo… Tempo… Tic tac…

Photo by Srikanta H. U on Unsplash

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Scelgo di cadere, continuare verso l’ignoto, verso quello che non conosco e mano a mano che scivolo, cado, sbatto, volo; osservo le mille opportunità che ci sono, le mille anse in cui potrei fermarmi… A volte scelgo di fermarmi, a volte le ignoro, a volte mi graffio, a volte lascio una parte di me e incredibilmente anche se in modo veloce e poco profondo nel mentre di questa caduta, qualche ansa mi regala un pezzo di lei, di vita che mi permette di diventare… Così, durante questo volo verso l’ignoto, sto perdendo e donando tanto di me ricevendo molto in cambio.
E ancora non vedo la fine… Spero (ahimè?) di ricevere ancora, perchè alla fine potrei arrivare talmente a pezzi… da non essere.

Photo by Jilbert Ebrahimi on Unsplash

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Svuotata, impoverita… La scelta è fatta, ormai sono in ballo e non voglio smettere di ballare, anche se tornare su, nella magia della illusione borghese, bigotta… Il richiamo è forte, sarebbe tutto più semplice, meno doloroso per gli altri… Non so fingere… Il mio bianconiglio? Il sole…
Avevo voglia di luce nella mia vita, di sole, talmente tanto da dover tenere gli occhi alla cinese per poter riconoscere le ombre, di vedere la polvere nel mobile nero del salotto o i peli del cane per terra in contro luce…
Volevo luce, niente di più in realtà, ed è impossibile avere luce con le imposte chiuse…

Photo by Davide Cantelli on Unsplash

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Con una mente che la luce non la vuole: perchè la luce sveglia, mostra ogni singola imperfezione di se e del mondo intorno. Mostra l’immensità e la potenzialità della vita e illumina quello che hai rendendolo reale, marcando le rughe e il tempo che passa. Senza possibilità di interpretazione… Ti sbatte di fronte senza mezzi termini, quello che hai, che sei… C’è chi l’affronta e chi preferisce truccarsi al buio.
Nella caduta i dubbi sono tanti, a volte la voglia di aggrapparsi a una finta fine è tanta, ma appena ti attacchi a qualcosa ti rendi conto che non è sufficientemente forte da sostenere al tuo peso.

Photo by Natalie Collins on Unsplash

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A volte fingi di pesare meno per avere l’illusione di aver trovato un punto fermo, fa bene ogni tanto… Poi però molli la presa e continui la caduta. E i dubbi si sommano, perché non è semplice capire se il problema è la qualità dell’appiglio o il peso che ti porti appresso… E sei tremendamente consapevole che più cadi, più il tuo peso aumenta. Paura…
30 anni, 1 bypass gastrico, -70kg, un divorzio, un viaggio da sola dentro e fuori nel mondo, perdere il lavoro per cui hai dato la vita e comunque
… sole, ogni giorno, ogni meraviglioso giorno.

Grazie paura, grazie mille milioni di volte grazie…
Ora: pura vida!

M.
itrentenni@gmail.com

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