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I miei Trenta

I miei trenta sono suonati da un pezzo… sono arrivata a trent’anni che mi piacevo un sacco.
Mi piaceva la mia vita, il mio lavoro, il mio fidanzato decennale.
Avevo quello che volevo (o ci stavo lavorando) e continuavo a fare le cose che mi piacevano: viaggi, concerti, arte, cinema, serate con amiche, aperitivi, giocare a pallavolo, stavo sistemando casa… una casa MIA e sentivo quel profumo di libertà che mi è sempre stato bene addosso.

Photo by Danka & Peter on Unsplash

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Avevo tanti progetti in testa, tante cose da fare, da condividere, tantissime!
Anche il giorno in cui ho festeggiato, tra famiglia, amici, fidanzato… tra un “e spegni le candeline”, e “facciamo un altro giro di tequila” e un “eh dai sali sul cubo a ballare”
Ho proprio pensato, che nonostante tutto, erano una gran figata questi 30!
E non è che poi cambia così tanto, è solo un numero.

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Poi ho scoperto di essere incinta, e che il famoso fidanzato, non era fidanzato solo con me.
Ho pianto.
Tanto.
Per settimane.
Ho avuto paura.

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Io, che sono sempre stata incoscientemente coraggiosa, io, che con me, ci sono sempre stata bene.
Ho davvero avuto panico e paura.
Perché tutto pensavo e avevo immaginato di me… tranne che essere una madre single. Merda! Un disastro, completamente inadeguata e sola.
Perché le mamme sono quelle che hanno cervello, sanno sempre cosa fare, come farlo e quando farlo.
Il problema maggiore della mia giornata era incastrare l’aperitivo con la partita di beach. Prima.
E adesso?

Photo by Iqbal Muakhid on Unsplash

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L’anno in cui ho compiuto 30 anni è stato, inaspettatamente, davvero l’anno che mi ha ribaltato la vita.
Cambiato ogni mio equilibrio e schema mentale che prima potevo avere.
L’anno in cui ho tirato fuori una me, che forse c’era già, ma che non conoscevo ancora, l’anno in cui ho tirato fuori la grinta, l’anno che ho capito cosa vuol dire avere una famiglia e amici che ci sono, l’anno in cui ho capito che puoi essere madre come vuoi tu e che non c’è un decalogo “giusto” per esserlo.

Photo by Liana Mikah on Unsplash

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Che puoi essere quella che va a giocare una partita o va a fare serata e la mattina, dopo aver recuperato il nanetto dai nonni, gli insegna ad andare in bici o a giocare a lanciare i sassi piatti.
Che puoi viaggiare e portarlo con te a vedere il mondo e imparare a vederlo con i suoi occhi.
Che questi 30 anni non ti hanno tolto nulla, ma ti hanno insegnato a Brillare. Sempre.

M.
itrentenni@gmail.com

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