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Italia 2020

Ci hanno chiamati bamboccioni, choosy, figli di papà e, forse, anche di mammà…
Ah no, Mammoni!La mia generazione, quella nata tra gli anni 80 e 90.
Spesso, sui posti di lavoro, continuano a chiamarci affettuosamente ragazzi, in alcune città del sud vagnuni, oppure, se sei donna, giovane, e guai se non sposata, signorina (Mica puoi pretendere di essere chiamata dottoressa… Mica siamo, all’ospedale).
Quanti vagnuni, mammoni e signorine choosy magari hanno studiato, hanno fatto altri lavori, hanno coltivato passioni, hanno nuove idee, nuovi modi di pensare e di proporsi, hanno scelto di restare al Sud e sono, spesso desiderosi di imparare, fiduciosi nel futuro e nell’altro.
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Però, c’è sempre un però “noi abbiamo sempre fatto così”, “eh l’esperienza non la compri”, “non cambierà mai niente”.
Mai, niente, sempre. L’assolutismo disfattista regna sovrano.
Eppure ho sentito dire: “Quando qualcuno vi dice che una cosa non si può fare non è vero”.
L’apparente banalità di questa frase nasconde tutta la sua prorompenza.
Non si nega l’importanza o, meglio, il valore inestimabile dell’esperienza e della memoria storica.
Beni irrinunciabili, senza i quali non potremmo andare avanti, non potremmo progredire, perché un popolo senza memoria è un popolo che ha già perso in partenza.
I giovani senza i più “anziani” o più “adulti” sarebbero, per natura, incompleti.
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Ma sarebbe bello anche ricordare che tutti sono stati giovani, inesperti e, soprattutto, che “l’esperienza senza umiltà non ha nulla da insegnare”.
Che tutti, vecchi e grandi, giovani e adulti, abbiamo sempre da imparare dall’altro.
Che, forse, il nuovo non è sempre una minaccia, ma può essere una mina vagante utile, forse in piccolissima parte, per creare un equilibrio rinnovato.
Che, chi ha studiato non è solo un immagazzinatore di nozioni prese alla rinfusa, ma è anche un “sognatore” con i piedi per terra, che, con sacrifici e rinunce, errori, cadute, fallimenti, ha conquistato e continua a conquistare (perché, sì, gli esami non finiscono mai!) piccole conoscenze da accrescere, da migliorare, da concretizzare proprio grazie e attraverso l’esperienza pratica di chi è venuto prima di lui.

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Se, invece, di fare la gara “al più bravo” si riuscisse ad apprezzare il valore di ognuno, diverso e utile allo stesso tempo, forse si inizierebbe a capire che siamo tutti necessari ma nessuno indispensabile e, forse, tutti insieme potremmo apportare, o quantomeno provare ad apportare, un piccolo contributo in questa nostra società “moderna”.
Contributo che potrebbe vedersi già soltanto in una rinata sinergia.
A tutti i vagnuni mammoni e alle signorine choosy… Non arrendiamoci!

Il futuro ci aspetta!V.
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