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La fragilità del Corona Virus

A vent’anni pensavo che averne trenta significasse avere certezze, risposte alle domande.
Ne ho 32, un marito, una figlia, un lavoro (almeno fino a gennaio, ma sono sicura che qualcosa troverò).
Eppure, oltre all’apparenza di questa perfezione c’è tanta fragilità.
Prima di avere la nostra bimba eravamo due specializzandi in carriera. Ma da quando c’è lei, ho messo da parte qualche progetto e sono stata messa da parte in altri.
Photo by Tim Cooper on Unsplash

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Ma del resto il giorno ha 24 ore e io, con fatica, avevo accettato i miei limiti e modificato il mio percorso.

Poi arrivi tu, maledetta epidemia, io e mio marito decidiamo di lasciare la bimba ai nonni perché siamo coinvolti completamente nella cura di questi malati.
Accettiamo il basso rischio che le statistiche sembrano associarci e andiamo avanti, anche perché non abbiamo alternative. Gli eroi sono quelli che vanno in Sierra Leone per sconfiggere l’Ebola, non noi.
Photo by Марьян Блан | @marjanblan on Unsplash

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Ma questa malattia non la sappiamo curare, tante delle nostre certezze si sgretolano e ci sentiamo smarriti davanti a tutto questo dolore.
Ancora una volta la vita ci sbatte in faccia tutta la sua precarietà, come ci suggerivano i classici studiati al liceo.
Forse avere 30anni e qualcosa di più vuole dire accettare le proprie fragilità, non ostinarsi nel cercare di superarle, ma semplicemente accettarsi e ripartire.
Mari
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