Photo by Green Chameleon on Unsplash

Lavori in corso

Mi chiamo T., ho 34 anni, sono una psicologa.
È la prima volta che scrivo qualcosa su di me, che parlo di me (se non consideriamo i fittissimi e censuratissimi diari dell’adolescenza con Luke Perry in copertina) e soprattutto che lo espongo agli occhi di altri. Parlo poco, sono abituata di più ad ascoltare.
Ascoltare, ascoltare, sempre.
Quando ho superato i 30 anni, però, qualcosa che è sempre stato così, qualcosa che fa parte dell’impalcatura della mia personalità ha incominciato a scricchiolare. Coglievo dei segnali che mi dicevano che, qualcosa andava modificato. Semplicemente per un motivo: non ero felice.

Photo by Anthony Tran on Unsplash

Photo by Anthony Tran on Unsplash

Eppure quell’impalcatura così solida, forte, che mi ha sostenuto in tutti questi anni, è così difficile da modificare. Anche solo spostare un ponteggio, una trave, diventa qualcosa di potenzialmente pericoloso, pericolante.
Mi rendo conto solo ora che un’impalcatura, per definizione, è una “struttura provvisoria”, qualcosa che “è necessario per l’esecuzione di lavori ad altezze diverse”. E allora, forse, questa struttura, è stata qualcosa che ha permesso di reggere la me di ieri, ma che non è detto serva a reggere la me di oggi, né tantomeno quella di domani.

Photo by Macu ic on Unsplash

Photo by Macu ic on Unsplash

Lasciar cadere alcuni ponteggi non è facile. Ma, a 34 anni, mi chiedo se ora siano davvero così necessari. Forse alcuni no, altri sì.
Mi rendo conto di lamentarmi delle cose che non vanno di me. Soffro come un cane, a volte non riesco neanche a capirne il motivo. Eppure quella sofferenza è così famigliare, fa così parte di me e mi ha fatto compagnia per così tanto tempo… che se la lascio andare… cosa rimane? Cosa sono senza quella parte lì?
Ma non voglio perdermi in riflessioni così malinconiche. Oggi, mentre guidavo, pensavo che non tornerei mai indietro.
Questo desiderio non mi sfiora mai.

Photo by Paul Dufour on Unsplash

Photo by Paul Dufour on Unsplash

Sono felice dei miei anni, li ho sudati, li ho “faticati” e non vorrei essere in nessun altro momento della mia vita. Ora ho la possibilità di guardarmi indietro con occhi amorevolmente critici. Ora voglio provare a mettere ordine, ma anche a scompaginare un po’ me stessa.
Voglio provare a sentirmi spaesata, in una me che ha delle zone d’ombra che non sono niente male viste da vicino. Anzi, voglio vedere cosa c’è oltre l’impalcatura.
Perché se aiuta a tenere sù, è anche vero che un’impalcatura copre. E io invece, voglio vedere cosa c’è sotto e cosa c’è dentro. Quali parti di me stessa che non hanno bisogno di ristrutturazioni, ma solo di essere “scoperte”.

Photo by averie woodard on Unsplash

Photo by averie woodard on Unsplash

Forse mi stupirò nel rendermi conto che la struttura che chi c’è dietro è capace di contenere dei terremoti, che non ha più bisogno di impalcature troppo rigide.
E quindi mi infilo un paio di jeans vecchi, delle scarpe logore, una t-shirt strappata e i guanti e salgo sull’impalcatura. Continuano i lavori nel mio cantiere. Qualcosa di bello sicuramente ne verrà fuori.

Anonimo
itrentenni@gmail.com

itrentenni

itrentenni

Questo spazio è dedicato alle vostre storie.
Riflessioni, propositi, affanni, sogni, ricordi, speranze, cicatrici, obiettivi, preoccupazioni, desideri. Parole sparse, pensieri e riflessioni. Voglia di raccontarsi o semplicemente di sentirsi come a casa.
Scriveteci a itrentenni@gmail.com
itrentenni