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L’età di mezzo

In storia dell’arte il Medioevo è considerata “l’età di mezzo”. Ecco, forse a trent’anni ci si sente un po’ in quel periodo.
Le esperienze del passato, la consapevolezza del presente la confusione del futuro e i dubbi esistenziali costanti. Il percorso si rinnova giorno dopo giorno. Abbiamo resistito alla turbolenza esistenziale, scelte affrettate, il ventaglio opzionale di scuole dovevano farci immaginare quel mestiere, quella possibile realizzazione lavorativa che in molti, forse troppi casi, non è avvenuta.
Consegue la scelta universitaria, molto spesso motivo per cambiare città e ritrovarsi in una nuova realtà. Tutto per arrivare al fatidico giorno della laurea, quel giorno in cui ci sposiamo con il nostro profilo professionale, con le gocce di sudore dell’ultimo esame Ancora fresche.

Photo by Caleb Woods on Unsplash

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Speranzosi che inizia un nuovo periodo della nostra vita, l’impiego che avevamo sempre sognato, cosi, come nelle favole, tutto ciò che ci avevano raccontato.
Un labirinto di materie, domandarci mille volte per quale corso saremmo stati portati, tutto si concretizza con una scopiazzata tesi, con cui scattavamo foto e miglior pose da sfoggiare poi nella nostra cameretta comeun trionfo, una gara per l’identità sociale.
In un oceano di Pesci, il nostro acquario sembrava sempre così grande, poi ci si confronta con la realtà è tutto molto più desolante.

Photo by Matt Helbig on Unsplash

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Si annoverano gli stage, le collaborazioni non retribuite, i lavoretti per “la gavetta”, trasferimenti , due, tre quanti ce ne servono per cercare la nostra dimensione.
Milano, città internazionale, sicuro offre opportunità, dicevano, oppure Bologna Firenze, piccoli centri, “vedrai toverai la tua dimensione” “pensa all’estero”…Tutti tuttologi con la vita degli altri.
Si arriva senza accorgersene ai preparativi di quella festa, non festeggiarla sembra un reato, dei trent’anni.
Un altro di quei momenti in cui si vince un trofeo.
Questa volta un trofeo sul tempo.

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Siamo arrivate a trent’anni, la pelle è ancora tonica, la mente ancora creativa, l’energia ancora circola, le speranze sono un pò sfumate.
Il giorno del mio trentesimo compleanno la mia candelina era a forma di un punto interrogativo. Non sento quell’età, e se è vero che sono passati trent’anni da quando calpesto questa terra, respiro quest’aria e vivo nelle miei crisi esistenziali, allora posso esserne fiera.
Il palpito delle emozioni è ancora vivo. NO, non è la soddisfazione di ritrovarsi nelle quattro mura di casa, con un uomo o con una donna affianco, non è il matrimonio e forse, tanto meno l’arrivo di una nuova vita che è regola per quest’età.
Non esiste vincolo o dovere che bisogna sostenere nel Medioevo, è un età di mezzo, bisogna solo capirsi, comprendersi e amarsi.

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Amarsi come se ogni giorno fosse il nostro compleanno. Come se ogni giorno si nascesse ancora. E se si sbaglia si cade, e se si vuole ricadere si inciampa nuovamente.
Fin quando non siamo sazi del dolore, del masochismo, del vittimismo.
Prigioni in situazioni, sentimenti dipendenti. In lotta sempre con se stesse.
Amiamo i nostri errori, innamoriamoci degli sbagli, delle nostre lacrime, dei mille ostacoli, delle favole svanite, innamoriamoci ogni giorno di tutto ciò che accade, perchè per trent’anni è stato tutto unico e irripetibile.
In fondo, la storia insegna, dopo il Medioevo segue meravigliosamente il Rinascimento.

Adriana
itrentenni@gmail.com

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