Photo by Mockaroon on Unsplash

Lettera per me

Quando si compiono 33 anni, la prima cosa che viene da pensare come quando si gioca a tombola è : “Gli anni di Cristo”, un numero particolare.
Oggi 33 anni li compio anche io ed è inevitabile non pormi delle domande e fare delle riflessioni e dei confronti su come vivevo questo giorno fino a qualche anno fa. Non ho mai amato festeggiare il mio compleanno (talvolta l’ho fatto con una colazione o aperitivo tra amiche, o una bottiglia stappata a mezzanotte), perché “non c’è un cazzo da festeggiare” ho sempre detto, il tempo passa e non torna indietro, non sono quella che sarei voluta diventare, magari migliore ma non “quella”.

Photo by Alexandru Zdrobău on Unsplash

Photo by Alexandru Zdrobău on Unsplash

Invece per questo compleanno mi trovo costretta a fare una riflessione inevitabile: 10 anni fa facevo 23 anni. Mai avrei immaginato di cambiare città, di essere ancora single e senza figli, ma “La realtà è stronza e ti bacia in bocca” (cit. Fast animals and slow kids).
33 anni è un po’ un’età di mezzo, si è nel guado tra i 30 e i 35 dopo i quali non ci sono piu’ scuse: si è ufficialmente adulti e probabilmente si inizieranno a vedere modifiche fisiche che non faranno piacere sopratutto a noi donne.  Si inizierà a dire “ormai” e ” prima o poi” quando si è già nel poi.
33 anni non me li sento se non a tratti: non perché non sia mamma o non abbia una storia stabile, ma perché mi sento come a 30 o 28 anni con qualche consapevolezza in più.

Photo by Lili Kovac on Unsplash

Photo by Lili Kovac on Unsplash

traguardi che volevo li ho raggiunti, con le unghie e con i denti, gli stessi con i quali mi aggrappo alle mie amiche e a mia mamma nei momenti di difficoltà, quando sembra andare tutto male.
In questo passaggio dai 32 ai 33 ricordo una cosa in particolare: il lavoro.
Quanto ho lavorato quest’anno in termini di ore (spesso non pagate) e di scarsissima gestione del tempo libero. Tutti i sabati impegnati e meno di dieci domeniche libere, quante sofferenze, quanti pianti, la sensazione di sentirmi in gabbia e non poter fare la mia vita nella città che ho scelto, Milano.
Quante volte mi sono morsa la lingua per non mettermi in una posizione lavorativamente scomoda, quante volte ho urlato dentro di me “ma vaffanculo” e invece ho annuito.

Photo by You X Ventures on Unsplash

Photo by You X Ventures on Unsplash

Spirito di sopravvivenza, che l’esperienza ha fortificato. In quest’anno ho capito un’altra cosa che non voglio mai più fare: lavorare il weekend… stare con le persone a cui tengo nel tempo libero non ha prezzo.
Quest’anno è arrivato il tanto agognato contratto a tempo indeterminato: carta straccia se non ti piace il lavoro che fai e non vieni rispettato.
33 anni e nonostante tutto ancora una testa piena di speranze, di un lavoro che mi faccia avere anche una vita al di fuori del weekend, di incontri, di viaggi, di una dose di spensieratezza che spero mi accompagni ancora per un po’.

G.
itrentenni@gmail.com

itrentenni

itrentenni

Questo spazio è dedicato alle vostre storie.
Riflessioni, propositi, affanni, sogni, ricordi, speranze, cicatrici, obiettivi, preoccupazioni, desideri. Parole sparse, pensieri e riflessioni. Voglia di raccontarsi o semplicemente di sentirsi come a casa.
Scriveteci a itrentenni@gmail.com
itrentenni

Latest posts by itrentenni (see all)