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Mai più!

“Mai più”.
Quante volte l’ho pensato quando mi risvegliavo con mal di testa e nausea da gin tonic e tequila boom boom. Quando finivo nelle grinfie di un fidanzato maschilista. Quando ero una stagista sfruttata fino all’osso del collo.
“Mai più” l’ho pensato pure ieri, a 30 anni, su un letto improvvisato di un reparto di cui nemmeno sapevo l’esistenza.
Perdere un figlio al 3 mese di gravidanza succede a tutte.
“È successo anche a me!” “È successo anche a mia mamma!” “A mia sorella, a mia cugina, a un’amica dell’amica della mia migliore amica, a Elisabetta Canalis”.
A 30 anni un figlio lo vuoi o non lo vuoi e io lo volevo.

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Non vedevo l’ora di dare una svolta alla mia vita, di amare un piccolo esserino più di me stessa, di costruirmi una famiglia più che una carriera.
Eppure la natura ha deciso per me e io sono a letto a crogiolarmi di sensi di colpa.
Perché? Perché non sono stata come tutte le altre donne in gravidanza?
Ho diminuito il fumo quanto necessario, ho eliminato gli “alimenti no” quanto necessario, ho smesso di bere birra quanto necessario, ho evitato di fare sforzi quanto necessario.

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E se quel “quanto necessario” non fosse bastato?! Avevo deciso inconsciamente di non precludermi tutto, di vivere la mia gravidanza con serenità, di fottermene di tutte quelle regole che mi svegliavano con l’ansia e mi addormentavano con la tachicardia.
Sono a letto ora, sì. Sono a letto perché me l’hanno prescritto i medici, perché questa volta li voglio ascoltare.
Sono a letto perché fuori il mondo è diverso da quello che vedevo e vivevo 2 giorni fa. Perché odio vedere le mamme con il passeggino e odio dover riprendere le abitudini che non vedevo l’ora di scrollarmi di dosso.
Domani il mondo tornerà a essere quello di 3 mesi fa. Tornerò a fare aperitivi lunghissimi e a pentirmene il giorno dopo, a lavorare il weekend senza fermarmi un attimo, ad aspettare con ansia il venerdì sera e a comprarmi minigonne che non metterò mai.

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Tornerò in quel mondo non perché sono obbligata, no. Perché quella via di mezzo mi era piaciuta così tanto ma non sono portata a volermi così bene come voglio bene a chi mi circonda, così come volevo bene a quell’esserino che fluttuava nella mia pancia ancora scheletrica.
Domani è un altro giorno e in cuor mio lo so che non vedo l’ora di avere un bambino.
“Mai più” non lo voglio pensare mai più.
Soprattutto oggi che mi ritrovo casualmente a rileggere questo testo scritto il 20 ottobre dell’anno scorso, mentre accarezzo il mio pancione di 6 mesi e non vedo l’ora di amare un piccolo esserino più di me stessa.

K.K.
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