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Maledetto tempo

L’arbitro fischia la fine di Roma-Genoa.
Passano pochi ed interminabili minuti e questo fantastico numero dieci della vita rientra in campo, accompagnato dalla moglie e dai tre figlioletti. La più piccola, Isabel, è dolcissima, forse frastornata. Ma come papà ai tempi d’oro, dribbla tutti e sfugge ai suoi marcatori.
Ad un certo punto però desiste e si fa prendere in braccio da quel ragazzone di suo padre, accompagnandolo in un giro di campo da pelle d’oca.
Lo stadio Olimpico diventa per l’ennesima, ed ultima volta (sigh!), il suo teatro.
totti-solo-olimpicoSolo che stavolta entra in scena non più coi suoi vellutati piedi, ma lo fa in modo dolce ed umano, leggendo una lunga lettera.
Scivola in un dolce pomeriggio romano l’ultimo atto di una romantica carriera spesa dal primo all’ultimo pallone per la sua Roma, per la sua gente con cui flirtava e amoreggiava ogni domenica. Un amore unico e follemente ricambiato.
Lo stadio non smette di urlare che c’è solo un capitano e le bandiere svolazzano gonfiate da un dolce vento. Gli stendardi e gli striscioni si alzano come se fossimo in piena campagna elettorale, mentre copiose lacrime bagnano i seggiolini dell’Olimpico. Ci si commuove in tribuna, si piange nei distinti, ci si strazia dal dolore in curva.
Totti parla, balbetta, piange e sbuffa ma ci sussurra concetti belli, magari banali ma con in dote il dono della razionalità.
Totti-addio-1“Ho paura”. “Ti amo”. “Maledetto tempo”.
La paura, si può imparare a combatterla, si può dominare e poi sconfiggere. L’amore è il sentimento più nobile e bello e si è (forse) già detto tutto. Ma il tempo?
Caro Francesco, stavolta l’hai trovato un difensore veramente forte ed implacabile che t’ha messo in fuorigioco.
Ti ci sei ritrovato tu a vedere il guardalinee con la bandierina alzata, ma anche tutti noi che ti ammiravamo ed abbiamo pianto con te quella domenica pomeriggio a prescindere dalla bandiera, dalla fede e dai colori. Da nord a sud, isole comprese.
É un gioco, ci insegnano sin da bambini, appunto da bambini. Come quando tu avevi debuttato in Serie A.
calcio-640x420Poi però fai le elementari e poi gli esami di scuola media. Ancora esami al liceo e poi ancora quelli dell’università. Viaggi, scopri città e paesi, delusioni e successi, amici e colleghi, rimpianti e speranze. C’è chi diventa papà. Insomma come hai detto tu: “Cresci”.
E durante questa crescita, la nostra, tu ancora lì a fare gol e a fare urlare figlio, papà e nonno sopra un divano o dentro uno stadio.
Hai esaltato generazioni come solo i mostri sacri sanno fare. Hai riempito il nostro tempo!
1432001_curva2Bsud2BromaE che fortuna che tu sia stato ambasciatore del nostro tempo caro Francesco. Ambasciatore e pittore.
L’hai colorato di giallo e di rosso come nei migliori tramonti. E lo hai colorato di azzurro, con i tuoi compagni, una notte di Luglio 2006 dove hai fatto la cosa più bella e difficile. Unire gli Italiani che quel pomeriggio, come me, con gli occhi lucidi, avranno sussurrato: “maledetto tempo”.
Francesco, hai proprio ragione…maledetto tempo.
E grazie di cuore.

Alberto P.
itrentenni@gmail.com

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