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Nata nel 1988

Nata nel 1988, scatteranno per me i 32, single da poco e senza un lavoro.
Attraverso un periodo di frustrazione, delusione e insoddisfazione totale. Ciò che mi circonda non mi da stimoli e ho scoperto dopo tanti anni che le persone che ritenevo essere amici in realtà sono perfetti sconosciuti.
Ho avuto una lunga relazione (10 anni), dai 19 ai 29, credevo fosse la persona che avrebbe completato la mia vita.
Nel momento di affrontare il passo più importante, una convivenza e la decisione di creare una famiglia, tutto è naufragato.
Da quel momento la mia vita è cambiata.
Photo by Javier Allegue Barros on Unsplash

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Ho iniziato a sbattere la testa contro la realtà, rendendomi conto che i valori che la mia famiglia mi ha insegnato non corrispondono alla società in cui viviamo.
Vivevo in una favola ben diversa da ciò che è la vita.
Tutti mi ripetevano, soprattutto in famiglia, fatti forza troverai un altro e poi però giravano il coltello nella piaga con i loro:
“Mi raccomando ora il prossimo che trovi non aspettare tanto, devi farti un figlio che poi è tardi. Poi rimani sola e fai la fine di tua zia zitella”che delicatezza.
Per superare questo grande dolore e per capire me stessa sono andata anche in terapia.
L’anno seguente la rottura del mio rapporto, sulla mia strada ho incrociato solo uomini farfalloni. Mi corteggiavano solo con lo scopo di portarmi a letto. Mai una conoscenza più approfondita, tutti volevano giungere al sodo.
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Mi sono sentita dire:
“Non sono fatto per le relazioni durature”
“Ho sofferto tanto, tu sei una brava ragazza ma se vuoi possiamo fare solo sesso, decidi tu”
“Non potrò darti l’esclusiva e ci tengo ad essere chiaro”
.
Ho sempre evitato incontri di questo tipo, ho avuto sempre la lucidità di non concedermi ad effimere sensazioni che alla fine mi avrebbero lasciata ancora più vuota di prima.
Poi incontro un ragazzo, che mi corteggia a lungo, che respingo e lui imperterrito continua a cercarmi, a farmi sorprese, ad aver voglia di condividere con me qualcosa.
Mi convince. Mi lascio andare, mi innamoro di nuovo.
Photo by zelle duda on Unsplash

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Sua madre non c’è più da tre anni, un tumore le ha strappato la vita, a me sembra che reagisca nonostante i suoi momenti cupi e la sofferenza di questa mancanza.
Viviamo una relazione a distanza, lui si trasferisce all’estero per lavoro. Vive e lavora con i suoi zii e nel frattempo cerca casa per far sì che io posso trasferirmi da lui al più presto. Ci vediamo con grandi sforzi e sacrifici, cerchiamo di incastrare tutto e sembra quasi che ci riusciamo. Mi parla di progetti, di essere felice di avermi, di avere paura di perdermi.
Finalmente arriva quel momento, lascio l’unico lavoro stabile che avevo trovato dopo tanti anni. Preparo tutte le mie cose. E lui… mi lascia. Nessuna motivazione valida. Solo una grande confusione.
Dopo settimane di silenzio e assenza, non mi risponde alle chiamate né ai messaggi, parto.
Vado da lui. Prenoto un ostello e mi presento al lavoro.
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Non avviso nessuno, ne lui ne i suoi zii. Gli unici a sapere della mia partenza sono i miei genitori e le mie sorelle.
Arrivo lì, zaino in spalla e una gran tensione. Mi guarda, i suoi occhi si riempiono di lacrime mi sorride mi saluta con un bacio sulla guancia e riprende a lavorare.
Ho trascorso 5 giorni con perfetti sconosciuti in giro per una città che non mi appartiene, una lingua che non conosco.
Per fortuna conosco Alice, una ragazza australiana che, da sola anche lei, è alla scoperta della città, trascorriamo insieme le giornate. Le racconto la mia storia e mi da coraggio.
Mi sforzo e mi trascino aspettando l’orario per andare da lui, per vederlo per fargli capire che sono lì. Che dobbiamo parlare nonostante lui mi ignori, non si interessa di ciò che faccio con chi sono, ma io ci sono.
Finalmente lo facciamo, lui dice una cosa, ma i suoi occhi ne dicono un’altra.
Photo by Toa Heftiba on Unsplash

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Mi allontana ma mi vorrebbe lì, dice che il sentimento è cambiato ma quando gli chiedo se non mi ama più mi risponde:
“Ma chi te lo ha detto?”.
Non ha nessun’altra, pur volendo, per il lavoro che fa, non ha neanche il tempo di cercarla un’altra.
La sofferenza per la perdita di sua madre non gli permette di vivere a pieno.
Cerca di venire a patti con se stesso “Se potessi…” o “Se avessi…” o “Se fosse qui mi direbbe…” “Se la sognassi e mi dicesse che se tu quella perfetta io ti chiamerei subito”.
Ha l’Ansia, il timore di non controllare i sentimenti e di impazzire. L’ Apprensione per il futuro lo distrugge. La paura della morte lo terrorizza.
Capisco che non ha mai elaborato del tutto il lutto, che è scappato all’estero per sfuggire ai ricordi, per non combattere e che adesso sta crollando.
Ma al posto di vivere insieme e affrontare questo terremoto mi allontana e mi dice addio.
Photo by Alexander Shustov on Unsplash

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Passiamo la mia ultima notte lì insieme, la prima e l’ultima da quando sono arrivata. Mi stringe, piange, fa l’amore con me. La mattina mi accompagna alla stazione mi da un bacio e mi dice di non piangere. Le porte del treno si chiudono e io parto direzione aeroporto.
Ritorno in Italia e sprofondo in una angoscia totale.
Non lo so perché vi racconto tutto questo, forse per sentirmi meno sola.
Ma perché siamo così insoddisfatti? Perché chiediamo solo amore e in cambio riceviamo sofferenza?
Perché tutti si aspettano che devi trovarti un uomo (qualsiasi) e rassegnarti  che il tuo tempo è passato, figliare come una coniglia e crescere la tua famiglia?
E tutto il resto? Le soddisfazioni personali, il lavoro, le ambizioni, la serenità?
Credo che lascerò l’Italia, ho sempre viaggiato e vissuto all’estero per un periodo della mia vita dopo l’università. Ero ritornata nella mia terra per quell’amore che credevo fosse l’unico della mia vita.
Nel mio paese non sto bene, mi sento fuori posto e sono sofferente. Inoltre trovare un vero lavoro è impossibile.
Forse ho voglia di scappare anche io.L.
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