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Non ancora trenta

In realtà non ho ancora trent’anni, ne ho ventotto.
Potreste pensare che allora non vale, che devo aspettare i trenta: “belli i miei ventotto anni” oppure “mamma mia non farmeli ricordare” ma se sono qui a scrivervi, un motivo c’è ed ora ve lo spiego.
Sono la più grande del mio giro d’amicizie e del mio ragazzo, sarò quindi la prima a superare quella linea invisibile, ma che tanto preoccupa tutti, degli “enta”. Non nego che mi irrito quando mi dicono: “Eh manca poco!! Un anno e sei mesi, prima erano sette, poi saranno cinque… (Sì, fanno il conto alla rovescia neanche fossimo davanti alla televisione all’ultimo dell’anno) e poi non c’è più storia sarai proprio grande, un adulta vera.”

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Dopo l’irritazione, mascherata con un bel sorrisone penso: “Ah bene, quindi fino a quel momento sarò un ibrido tra l’adolescente ribelle, orgogliosa e senza paure dei diciasette anni e la ragazza insicura e pensierosa di cui, quasi non conosco i desideri, dei venti e passa. Poi però, arrivata ai trenta, scoccata la mezzanotte, dovrò magicamente capirmi, riunirmi in un unica entità adulta, grande e consapevole.”
Ho capito. Bene. Mi viene da ridere al pensiero di quando ero una ragazzina colorata e rumorosa e dei progetti che condividevo con le mie amiche. Ognuna di noi aveva il suo, ma su un paio di cosette eravamo d’accordo: saremmo state felici, con il lavoro dei nostri sogni, l’amore della vita, almeno due figli e poi, naturalmente, ancora amiche.

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La data di raggiungimento di tutto ciò erano i trent’anni, li vedevamo così lontani, ma, sicure come lo si può essere a quell’età, avremmo avuto tutto. Tutto, volevamo tutto e credevamo fermamente che lo si potesse avere, senza fare sacrifici, senza dolori e angoscie. No, non eravamo superficiali eravamo solo tanto giovani con le mani e gli occhi aperti e fiduciosi, ci coccolavamo al pensiero che, la “Io” dei ventiquattro e dei ventisei, sarebbe stata abbastanza forte e determinata da preparare il terreno alla fortunata dei trenta.
Sono quasi arrivata all’età fatidica e, non mi sono mai sentita così lontana dai traguardi che, tanto sicura mi ero messa solo qualche anno fa.
Una parte di me vorrebbe zittire la voce di quella giovincella presuntuosa e piena di sogni, dall’altra sto pian piano imparando a farla convivere con questa me un pò insicura e preoccupata.

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Questi ultimi anni sono stati difficili e faticosi, la precarietà e l’insoddisfazione sono state le mie più assidue compagne di pensieri e di vita ma, ora, da qualche mese, sto riuscendo a risorgere e a ritrovare quella parte di me che si era nascosta per far spazio all’adulta.
Ho capito una cosa, forse la più importante, che tra poco più di un anno avrò trent’anni e non importa se non sarò riuscita a realizzare i progetti della mia adolescenza l’importante è, e sarà, che ho cominciato a volermi bene, ad ascoltarmi, a preoccuparmi di cosa voglio io e non di quello che si aspettano gli altri.
Arriverò a trent’anni e quel giorno non festeggerò il numero ma la me di questi anni che lentamente ma inesorabile si è scoperta.

R.
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