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Rinunciare ad un sogno

Ho 30 anni e non ho mai sognato di sposarmi.
Ero una di  quelle bambine che schifava i bacetti, le principesse, gli abiti bianchi e l’amore eterno.
Per dire, beh, alle elementari le bambine collezionavano odiosi bambolotti cicciotti che mi pare si chiamassero “I coccolotti” o qualcosa di simile.
Io giocavo a “mucca pazza”, anzi, per dirla tutta: io facevo la mucca pazza.

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Cosa vuol dire? Significa che correvo per il cortile della scuola urlando “sono la muuuucca pazzaaaaa” e rincorrevo piccoli futuri maschi crudeli.
Non è un esempio abbastanza esplicativo?
Eccone un altro: ero la sorella di mezzo di due bambine bellissime dai capelli lunghi. Io portavo i capelli corti, non volevo saperne di abiti che non fossero tute da ginnastica ed indossavo spesso un cappellino rosso della Ferrari: durante le gite con i miei, i poveri passanti mi imploravano di non far loro i dispetti. Nella fattispecie mi dicevano: “Ragazzino: non fare i dispetti”. Ragazzino. Ah, la dignità!

Photo by Allen Taylor on Unsplash

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Per anni ho inseguito amori instabili con i personaggi più disparati e opposti: un ragazzo terribilmente profondo e altrettanto terribilmente tossico (probabilmente l’unico tossico del mio piccolo paese), il belloccio e vuoto rappresentante d’istituto, un suonatore di bonghi, una guida alpina, un fotografo di guerra che ora mi dicono aver preso i voti ed infine un arrampicatore.
Ma cosa avete capito, mica un arrampicatore sociale, altrimenti mica sarei qui a scrivervi: un climber, uno di quelli che si dà un voto alle cose in base ad una scala di gradimento che rispecchia i gradi d’arrampicata.
“Quello è davvero simpatico, almeno 7b. Quella è una strafiga, direi 7c. Oggi ho fatto schifo, 6c+. Quel tipo devi proprio conoscerlo, fa l’8a”.

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Bello. Davvero. Se solo io non soffrissi di vertigini anche solo sul tapis roulant.
Io credevo che fosse la solita storia impossibile di cui poi mi sarei pentita e invece mi ritrovo così:
Ho quasi 30 anni, sto con il climber da più di 6 anni, ho scalato vette, ho passato quasi ogni fine settimana degli ultimi due anni in montagna, vivo in un paese che è un buco di culo ai piedi delle Dolomiti, trascorro le vacanze estive in isole greche dimenticate da Dio ma non dai climbers, isole in cui se non esci la sera con la bandana e il sacchetto del magnesio appeso al culo (sodo e muscoloso) nemmeno ti servono la birra.
E aggiungo che: ho avuto la malsana idea di aver voglia di sposarmi.

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Ma quand’è successo? Ma cos… !
E invece: “Amore, cosa aspetti a chiedermelo, eh eh eh? Cosa aspetti a farmi capire che sei un 8c per me? Facciamo una festa tipo di 9a?”. Eddai eddai eddai. Uno stress.
Perché ti amo e vorrei celebrare il nostro amore davanti a tutti.
Perché mi fa ridere di gioia, imbarazzo e orgoglio pensarti come “mio marito”.
Perché Zia Lulù è da 3 anni che mi guarda con sospetto.
Perché ho quasi 30 anni e fanculo, un po’ principessa mi ci sento.

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Perché non lo so nemmeno io perché: devo proprio spiegare tutto?
Perché penso che sarebbe tipo 9c.
Perché perché perché.

Perché mi sento così cretina ad ammettere che desidero non solo un matrimonio, ma anche un matrimonio come quello delle fiabe? Ok, con meno budget, che il mio lavoro da freelance certo non mi permette cocchiere e unicorni.
Però con il vestito bianco sì.

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E dirò di più: con le bomboniere, un buffet che offra qualcosa di più di due olive e una birra bionda. Con i capelli al vento, le unghie limate, niente sacco del magnesio, ma chiappe sode comunque. Alla Pippa Middletone.
Quanto è sbagliato rinnegare le proprie convinzioni di bambina?
“Io non mi sposerò mai”.
Ho quasi 30 anni e ora sogno di sposarmi. E non solo sogno di sposarmi, ma anche di farlo in un certo modo, festeggiando più che posso con tutti – tutti- coloro che amo. Perché mi illudo che sarà la cosa più simbolica che farò nella mia vita e la voglio celebrare.

(P.s.: in fondo da piccola pensavo anche che la birra puzzasse terribilmente e facesse schifo. E invece…)

C.
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