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Ritrovamenti

Nelle grandi pulizie ho ritrovato le Smemorande (dal 1998 al 2002). Le grandi pulizie si sono rivelate piccolissime, praticamente inesistenti, perché davanti a certe mattonelle di storia contemporanea non puoi far finta di niente. Quindi gambe incrociate e quindici anni per sempre. Carrozzoni di cuori, “forever and ever” in ogni dove, “tvukdb” a riprova di tutte le kappa per cui, vent’anni dopo, rabbrividisco, un paio di mozziconi di sigaretta inchiodati da strappi di scotch irregolari, ed una serie di nomi propri maschili: tutti potenziali uomini della mia vita a cui giuravo amore eterno. Per qualche mese, stando agli scritti.

Photo by Renee Fisher on Unsplash

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Le dediche delle compagne di liceo, i compleanni segnati con i pennarelli Stabilo che costavano un occhio ma sembrava fosse impossibile studiare senza quelli, i compiti segnati in un angolo che la pagina era piena d’altro… Sono sempre stata una campionessa nella distribuzione delle priorità. Senza dubbio! Sarà per questo che trentaquattro candeline soffiate (esprimendo il desiderio, come se fosse necessario sottolinearlo!) dopo, la mia vita è un equilibrio precario tra “facciamo serata” o l’idea d’iniziare a fare un salvadanaio per la blefaro.

Photo by Fabian Blank on Unsplash

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Sono quella che colleziona inviti ai matrimoni con un solo nome sulla busta. Quella diventata brava a parare certi sguardi che virano dal compassionevole all’incredulo. Quella a cui una Smart basta e talvolta avanza. Non che non abbia mai sognato l’abito bianco e tutta la trafila location-catering-bomboniere, o l’idea di parlare in prima persona plurale anziché usare sempre questo “Io”. Oppure scegliere consapevolmente di abbandonare le sigarette, il prosciutto crudo ed il sushi per un anno in nome di un amore più grande. Solo che non è ancora capitato ed inizio a fare i conti con la possibilità che, potrebbe non capitare.

Photo by Sharon McCutcheon on Unsplash

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Senza tragedie. Perché se mi fermo a guardare il mio piatto, lo vedo pieno come quello dei miei coetanei. Come quello delle mie amiche con coppie di figli ed un uomo che dorme nella parte destra del letto. C’è che ci sono sere come questa che adoro il fatto di entrare in casa, fare la doccia e tuffarmi sul divano con un pigiama che farebbe rabbrividire persino mia nonna, e sgranocchiare schifezze. Mi piace addormentarmi in diagonale sul letto e non avere doveri familiari la domenica. Trovo doveroso alzarmi dal divano e correre dall’amica che ha bisogno, o farle spazio sul divano offrendole la miglior tavoletta di cioccolata in commercio.

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Odio i cuori su whatsApp e ritrovarmi incastrata tra la lezione di danza della figlia e la cena dai suoceri. Odio i “mi manchi” sullo schermo che non danno seguito ad un aperitivo e tutti gli eventuali aggiornamenti del caso. Odio tutte le volte in cui, spesso involontariamente, ti fanno sentire menomata perché il tuo nucleo famigliare include solo una persona.
Al tempo stesso ci sono momenti in cui tutto questo silenzio diventa assordante. Vorresti aprire la porta di casa e trovartelo lì, in boxer e con la barba di un giorno, a mettere su tavola. Un sorriso, un limone, e la teglia di lasagne di sua madre in forno. Vorresti qualcuno che ti lascia post-it per ricordarti l’assicurazione in scadenza e pizzicotti sul sedere per iniziare la giornata.

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Vorresti andare ad esplorare appartamenti e trovare quello sguardo complice: è lei… È la nostra! Ed in banca, in due, il mutuo è più accessibile. Sono cosciente di attraversare delle montagne russe emozionali.
Di essere totalmente discontinua tra i desideri e le priorità. Di essere ormai talmente indipendente, ed aver faticato così tanto per arrivare ad esserlo, che l’idea di mettere tutta me stessa sul palmo di una mano altrui mi fa correre in farmacia a fare scorta di Lexotan.
L’idea di immaginarmi tra vent’anni in carriera, sfatta di botox e gattara mi fa rabbrividire, ma l’ipotesi di una relazione tiepida mi soffoca. La verità è che quelle Smemo hanno riaperto panorami in cui mi sono affacciata ad occhi spalancati: ero fragile, piena di aspettative e con sogni al di sopra della media. Tre lustri dopo, poco è cambiato. “La verità è che ti fa paura l’idea di scomparire, l’idea che tutto quello a cui ti aggrappi prima o poi dovrà finire..” Dario Brunori c’ha ragione, cacchio!

V.
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