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Rompersi e riaggiustarsi, a 30 anni

Avete presente quando pare che tutti i pezzetti dei tuoi ultimi anni, così apparentemente disordinati, trovino posto, trovino un senso?
E accarezzi la felicità, la annusi, la stringi?
Ecco.
Avete presente anche quando si dice: “troppo bello per essere vero?” (io direi “troppo bello per durare”, troppa fatica, troppo impegno).
Ecco.
Poi capita che le cose non vadano esattamente come speravi andassero, le persone nelle cui mani hai messo un pezzo di te se ne vanno, semplicemente … se ne vanno, e lasciano tanta amarezza e delusione.
guardami negli occhiCosì come arrivano, così come si slanciano, così lasciano. Solo che se uno lo fa a vent’anni, venticinque, lo puoi anche capire.
Puoi permetterti di essere leggero, con te stesso e forse anche un po’ con gli altri, a vent’anni.
A trenta un po’ meno, perché in gioco c’è un pezzo di vita in più.
Ma qui non stiamo parlando di loro, non stiamo parlando di quelli che se ne vanno.
Parliamo di chi resta. E che si rompe un po’. Dentro. Lo senti.
É come quando versi l’acqua bollente nella tazza di ceramica. Lo senti il rumore. Secco, preciso.
t_900780Allora chi resta deve riaggiustarsi, deve guardare quel vuoto e capire che farci, imparare a prendersi cura di sé, di quello che si porta dietro, di quei pezzetti che per un attimo avevano trovato forma e ora, di nuovo, sono sparsi. Allora serve una ricetta, ingredienti buoni per riconoscere il colpo, starci un po’ dentro, viverlo. E poi … attraversarlo.
Ricetta per aggiustarsi, a trent’anni [In dosi variabili, q.b.]

- Kili di Amiche che ti coccolano, in ogni modo. Che ci sono. Asciugano lacrime, ascoltano, ti portano pecora a letto, ti lasciano i messaggi in casa, ti fanno ridere. Ti fanno mangiare (fragole, cestine di mascarpone, biscotti e caramelle gommose). Ti fanno bere e poi ti smollano con ventenni carini al bancone con un amaro in mano (per farti un favore, si intende). E hai la conferma, che certe amicizie, sono la famiglia che scegli di avere, a trent’anni.
amiche-620x350- Una tazza di amici che ti portano a dormire in bivacco a quota 2000, tra grandine, sole, vento, neve, la notte di Pasqua, con una bottiglia di rosso.
- Due tuorli di famiglia, quella di sangue, che ti viene a cercare qui, dove hai scelto di stare.
- Essenza della creatura di un mese, da annusare per bene, cambio pannolini compresi.
- Qualche goccia di fiori di Bach, per quando quel peso sul cuore si sente più forte e ti toglie l’ossigeno e hai bisogno di lasciare che qualcos’altro lavori al posto tuo.
- Un cucchiaio di un’amica-collega che ti porta un girasole in ufficio. Che te lo ritrovi ogni mattina a colazione per due settimane ed è una meraviglia.
03738_01_sunrichlimoncello- Qualche etto di una mamma acquisita-collega che si prende le tue grane, per lasciarti andare a camminare sui colli il pomeriggio.
- Una busta ermetica per mettere in secondo piano il lavoro, le scadenze, i termini e metterti prima tu.
- Una buona dose di amore per sé, regalandosi una seduta dalla parrucchiera: un bel taglio (ai capelli e a quello che è stato)
- Una spolverata di passi: camminare, camminare tanto. Da sola, insieme, con la musica, nel silenzio, alle luci prima del tramonto.
- Cucchiaiate di eventi tragi-comici, come scendere dalla grigliata del primo maggio zuppe d’acqua, e rimettersi a guardare cinque puntate consecutive delle stagioni di Gilmore’s Girls, sul divano, sotto le coperte, con una tisana in mano. E, per la prima volta, sentirsi più Lorelai che Rori.
gilmore_girls_lauren_graham_alexis_bledel_still- Spezzettare il progettare, il programmare, partendo dalle piccole cose: aperitivi tranquilli in casa che diventano le 4 di notte ballando e cantando, gite a Venezia, viaggi che non importa se poi si faranno.
- Mezza bustina di leggere, scrivere, contemplare.
- Sperimentare un qualche ingrediente nuovo: persone, luoghi… Ricominciare ad aprirsi, a quello che di nuovo verrà.
- Montare il tutto a neve, parlando con chi non ti conosce, chi è oggettivo e per questo può aiutarti a capirti un po’ di più; parlare con la tua guida spirituale, se ce l’hai. Perché hai bisogno di andare un po’ più a fondo, non fermarti a galleggiare.
bg_photo- Qualche cucchiaino di far sapere che sei fragile, che sei un po’ rotta, che il cuore è pesante. E ricevere in risposta un “ci sono, quando vuoi” e anche tanti “passerà”. Ripetersi che: “Andrà tutto bene, andrà tutto bene, andrà tutto bene”. Perché con persone così intorno, come fa ad andare diversamente?
- Setacciare l’ascoltarsi, lasciare che il male faccia male: la febbre, il dolore, sono sintomi che il tuo corpo, la tua anima, stanno reagendo. Lasciali fare.
- E da ultimo, a seconda della consistenza, aggiungere i minuti. Che diventano ore. Diventano giorni. Settimane.
Infornare. Lasciare dorare, lasciare profumare. L’odore dell’amarezza e della delusione svanirà.
Resta la rottura, la crepa.
Ma quella, con un po’ di oro colato, ti rende solo un po’ più preziosa.
E questo, a trent’anni, cominci ad impararlo.

F.
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