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Sono una Trentaduenne

Ho 32 anni abito in una città siciliana che amo con tutta me stessa, ma che ha tanti, troppi lati negativi.
A 18 anni sono andata via, per studiare, ho cambiato 2 città, ho preso le “due lauree” (triennale e specialistica), ho conosciuto tanta gente, bella e brutta, ho sofferto e sono stata felice e dopo 8 anni sono tornata a casa, per mancanza di lavoro.
Torno dai miei e inizio a lavorare, un lavoro dove mi pagano in ritardo e a volte neanche quello, dopo un anno, decreto ingiuntivo e lascio quel lavoro. Nel frattempo conosco una persona, che amerò con tutta me stessa, con cui andrò a convivere e che mi lascerà dopo quasi 4 anni.

Photo by Anthony Tran on Unsplash

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Ritorno dai miei, continuo con tanti lavori mal pagati, ma riesco ad andare a vivere da sola, a causa della mia troppa voglia di indipendenza. Passano due anni, in cui conosco e lascio un altro ragazzo, continuo con tre lavori sottopagati (che a tratti diventano 4/5) e studio, studio tanto perché è importante la formazione ma anche costosa.
E ora sono qui, a scrivere dalla mia mansarda, piena di ansie.
Sì, piena di ansie.
I soldi iniziano a scarseggiare e i miei genitori (santissimi) mi hanno detto che non potranno aiutarmi ancora per molto con la casa.

Photo by Nirzar Pangarkar on Unsplash

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Penso che dovrei tornare da loro, a vivere con i miei, cosa che vedo fare serenamente a molti miei coetanei, ma io non riesco, il solo pensiero mi crea la sensazione di un pugno nello stomaco, e non per i miei genitori, che per me sono i migliori al mondo, ma perché la vedo come una sconfitta, come se non bastasse il cercare in tutti i modi di farsi spazio in questo cavolo di mondo del lavoro, come se il farmi in 4 e avere una vita frenetica non bastasse mai.
Ho avuto periodi in cui facevo spese misere e non prendevo la macchina (nonostante l’inesistenza dei mezzi pubblici), e a quanto pare non è servito. E non è giusto, non ho mai mollato nella mia vita, mai, accetto i miei limiti, ma questi limiti, ora, non sono miei, io non sto con le mani in mano, io sono brava nel mio lavoro, la sconfitta è della società, e non è giusto che sia io ( e tanti come me) a doverne pagare le conseguenze.

Photo by Kristina Tripkovic on Unsplash

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A 32 anni dovrei essere una donna totalmente indipendente, e invece no, decisamente no.
Da domani ricomincerò a cercare di tagliare le spese, cercherò un ennesimo lavoro, magari con contratto e mi rimboccherò le maniche come sempre, con quella sensazione di stare annaspando, di boccheggiare all ricerca di ossigeno, magari troverò qualcosa fuori, che andrà bene, ma non avrà il giusto gusto, io voglio stare qui, dove sto bene. Vedremo…
Anonimo
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