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Toc Toc

Un incontro ravvicinato. Quando l’ansia del tempo che vola fa capolino.
Voci, gente, il tempo scorre velocemente, i minuti trascorrono senza che io possa porre loro particolare attenzione.
Il corpo e la mente viaggiano separatamente, non c’è spazio per la percezione.
Sono troppo concentrata, ma un leggero fastidio avvertito sulla pelle mi distrae.
“No, non c’è tempo ora per ascoltarti, cosa vuoi?”
Ancora un altro fastidio che si trasforma in un formicolio appena sopra la spalla destra.
“Ho detto no, proprio ora no! Vai via!!”

Photo by Rob Tol on Unsplash

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Improvvisamente la mente sposta l’attenzione, viene attratta dalla sensazione di torpore avvertito sul braccio, lo sento viaggiare, sento il sangue scorrere velocemente, dalla parte superiore a quella inferiore, lo sento bollire fino alle dita della mano.
“Eccola, è tornata, cosa faccio ora?”
All’improvviso una pesantezza proprio sul petto, un mattone che preme, preme e fa male.
Lo stomaco si chiude, una contrazione.
Il mattone mi impedisce di respirare, il respiro è lento, faticoso.
Sento l’affanno, come se stessi correndo su un sentiero che non ha inizio nè fine, come se stessi fuggendo da qualcuno o qualcosa di estremamente pericoloso.
Il cuore batte forte, mi sembra di avvertire il rumore del battito come se il cuore fosse legato ad un amplificatore del suono, come se fosse all’esterno del mio corpo.

Photo by Jan Antonin Kolar on Unsplash

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Sono stanca, sento una debolezza nelle gambe.
“Non posso più sfuggire, devo fare qualcosa, ho bisogno d’aria.”
Riesco ad evadere da quella stanza di pensieri che mi soffoca, il tragitto verso l’uscita è tortuoso, come se camminassi con una corda legata al bacino che tenta di riportarmi indietro, come se fossi nell’acqua e, tentando di rimanere a galla, combatto con un mattone di piombo legato ai miei piedi che mi tira verso il fondo.
Ecco che all’improvviso un vento fresco mi sfiora il viso.
Il sole mi oscura un po’ la visuale, ma rivolgendo lo sguardo verso l’alto posso notare il colore azzurro e limpido del cielo; nessuna nuvola.
Inizio a camminare per un sentiero molto stretto, luminoso, sembra essere abbastanza lungo; il sole fa capolino tra gli alberi ormai quasi spogli.

Photo by Elia Pellegrini on Unsplash

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Posso avvertire la sensazione dei miei piedi che, passo dopo passo, sembrano aderire perfettamente al suolo.
Ascolto il rumore che le foglie d’autunno emettono ad ogni mio passo.
Con i piedi cerco di smuoverle, alcune di loro si sollevano, effettuano una breve ed elegante giravolta nell’aria che smuove le altre piccole foglie intorno. Sono bellissime! Sembra che stiano danzando nell’aria.
Mi pare di sentire una musica di sottofondo che le accompagna e loro sembrano andare a ritmo della stessa.
Nell’aria c’è un profumo di libertà, di leggerezza, di calma.

Tra gli alberi sbuca un esserino piccolo, mi blocco, lui si blocca, ci guardiamo; sembra essere spaventato, ha una lunga coda che muove ininterrottamente, cerco di avvicinarlo, ma quando gli sono quasi vicino, scappa via e si perde tra i cespugli.

Photo by Aaron Burden on Unsplash

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Ah! come ti comprendo scoiattolino! Sorrido e continuo a camminare. C’è un albero bellissimo, imponente, decido di sedermi per un istante a contemplare ancora questa grande bellezza, il silenzio della natura.
Mi rendo conto improvvisamente di come il mio battito cardiaco sia ora regolare, il mio respiro si sincronizza al ritmo di ciò che mi circonda, i miei muscoli sono rilassati, sono presente, sono nel qui e ora.
Sorrido a me stessa, socchiudo gli occhi.
Anche questa volta ho vinto.

itrentenni

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