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Trenta

Ho trent’anni tra tre mesi.
Questo è l’anno dei bilanci e me lo vedo lì, il 2017, dietro alla scrivania, con la penna in mano, mentre mi guarda attraverso le lenti degli occhiali e appunta parole sul mio curriculum.
- Mh, quindi di cosa si è occupata negli ultimi dieci anni?
-Tento di riassumere, sorrido, enfatizzo come fossero veri i successi che non ho avuto, i traguardi che non ho raggiunto, le relazioni che non ho intessuto: vado dritta come un treno e sembra tutto giusto, vincente, sembro forte, multitasking, collaborativa, autonoma.
WonderWomanMovieMi scruta, segna qualcosa, indica una data.
-2007 Lettonia, 2016 Olanda, in mezzo Torino, almeno dieci lavori diversi, se non quindici, università non conclusa, corsi di cucina, di sommellerie…-
Continua a parlare ma non lo sento più, mi torturo le dita. Ho una tecnica antistress autodistruttiva, un filo autolesionista ma infallibile che consiste nello sfregare fino al sanguinamento le mie dita senza portarle fastidiosamente alla bocca come un’insicura qualunque.
Lo faccio con discrezione, con l’indice contro il pollice e poi con il pollice contro l’indice, tenendo le mani rilassate appoggiate elegantemente sulle gambe accavallate.
Trucchi-per-gambe_o_su_horizontal_fixedNon lo so. Perché, tu lo sai?
Tu, dell’Ufficio Risorse Umane del 2017 S.p.a., lo sai?
Tu lo sai se è questo quello che vuoi dalla vita?
Stare lì: guardarmi, analizzarmi, girando intorno alle parole per farmi capire che sì, questi dieci anni sono passati tra le dita come la più banale delle sabbie miste al cemento della Liguria e arrivo ai trenta senza sapere cosa voglio, se lo voglio, come lo voglio. Senza sapere neanche il dove. Sei un pezzo di merda. Qualcuno dovrebbe dirtelo.
Sorrido, fingendomi attenta.
stregatto-cheshire-cat-disney-19513Il 2017 segna sul curriculum qualcos’altro, accenna ad alzarsi per farmi capire che abbiamo concluso. Mi alzo, gli stringo la mano decisa e sicura, con presa energica, lo guardo dritto negli occhi. Gli lascio la mano sporca di sangue ma non se ne accorge.
Non mi fai paura. Sai quanti ne ho visti, come te.
È così che lo vedo, dalla mezzanotte in cui tutti sparavano in cielo i fuochi d’artificio e io stavo a casa, in tuta, con la scusa del cane che ha paura, ma che in realtà se ne strafrega, dei botti. Ho concluso l’anno nel più coerente dei modi: ho tirato pacco.
Così, si dice. Non sono andata, ho declinato l’invito dei miei quasi amici olandesi ad unirmi a loro per brindare, mangiare waffel e bitterballen, dirsi fijne jaarwisseling allemaal e fare finta di divertirsi.
bitterballen-festival-amsterdam-1000x750-cIo sono una di quelle che può stare inspiegabilmente simpatica, risulto ironica, autoironica, sarcastica d’un sarcasmo che piace. Vengo invitata dai colleghi a bere una birra e faccio like quando scrivo su Facebook.
Ho tutte le credenziali per essere una persona che fa gli apericena, si becca in centro, mangia il sushino, e tutte quelle altre cose che si fanno quando si è animali sociali contemporanei e che si definiscono con quelle nuove parole cacofoniche di m…oda.
E invece no.
Io non sopporto le persone. Mi fanno paura, mi mettono a disagio.
Patisco i nuovi incontri, i discorsi di conoscenza, i sorrisi di circostanza, le visite ai parenti, non sopporto le cene delle medie, quelle di rimpatriata, quelle di lavoro, vado in ansia nei luoghi affollati.
darlin_mikael-theimer-1Mi sento a disagio, ma sempre con l’elegante discrezione che è tipica di me.
Non so cosa voglio fare da grande, non sono pronta a diventare genitore, a stento so essere moglie, fisso il muro dietro al televisore spento, mentre il cane che non ha paura dei botti russa, mio marito mi dice è mezzanotte, gli mollo un bacino tiepido già impregnato di crisi dei trenta, in pieno mood paranoia para siempre, mentre il 2017 mi guarda da dietro alla scrivania.

S.
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