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Trenta in arrivo

Playlist “la macchina del tempo”, prodotti antirughe e adolescenti in treno che ti danno del Lei dicendoti che hai la faccia da insegnante e tu, commossa e impaurita da tutti questi segnali, che provano che il tempo passa anche per te, annuisci per scongiurare il peggio e non dire che in realtà sei una psicologa, chiudendo così, ogni possibilità di dialogo.
Eppure in questi adolescenti è facile rivedere le paure di tutti, l’affannata ricerca di un’identità, in un mondo che di identità ce ne fa creare “una, nessuna e centomila” e tu fatichi a farti posto tra tante maschere.
“Cosa voglio fare da grande?”

Photo by Hannah Tasker on Unsplash

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Una domanda che a 8 anni non fa paura e che fa fare dei  meravigliosi “voli pindarici” e che, a 30 anni invece, ti sbatte in faccia la dura realtà.
Una realtà fatta di sacrifici, di tenacia, di coraggio, di trasferimenti, di studi e stage sottopagati, di lavori occasionali, perché la famiglia alle spalle pronta a parare i colpi più duri c’è sempre, ma ormai vince la gioia e l’orgoglio di farcela da sola a tutti i costi.
Anche quando questo significa piccole rinunce, una pizza fuori, un vestito nuovo, perché in fondo le cene a casa, l’amicizia e i sorrisi di chi ti vuol bene restano sempre la cura migliore ad ogni giornata no.

Photo by Kelsey Chance on Unsplash

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Pochi mesi dai miei 30, combattuta tra l’ignorare questo fatidico traguardo o festeggiare per i miei futuri successi, con la speranza che questa ruota, una volta tanto, faccia il giro giusto.
Trent’anni, ma solo all’anagrafe, perché nel cuore c’è ancora tanta voglia di fare, di scoprire, di poter un giorno provare la gioia di diventare mamma, senza che gli altri ti impongano un momento giusto.
Perché a quasi 30 anni ho imparato ad essere più immune ai giudizi, a fregarmene del “è giusto così”, a vivere con la consapevolezza che a qualsiasi età si può ricominciare e sperimentare una nuova “te”.

Photo by Jessica Polar on Unsplash

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Quasi 30, una storia importante che è l’unica dimora con solide fondamenta, due lavori precari e l’impulso continuo di migliorarsi, di costruire, di vivere giorno dopo giorno “tra la paura del debutto e il tremore dell’esordio e silenziosamente costruire e poter rinunciare alla perfezione”.

C.
itrentenni@gmail.com

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