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Trent’anni e non arrendersi

Quando a 18 anni ti dicono che per una patologia ovarica non potrai avere figli, in realtà non ci fai nemmeno molto caso. Si, è una diagnosi infausta, si, caratterizzerà tutta la tua vita, ma a 18 anni quando pensi al futuro il tuo arco temporale è molto ristretto perché il tuo futuro è l’esame di maturità, l’università e il lavoro, non pensi certo ai figli!
Quindi, quando ti dicono che non potrai averne, incassi la notizia e ti dici che ci penserai quando e se mai arriverà quel momento.
Nel frattempo i medici ti fanno fare una cura, ti fanno imbottire di ormoni e tu la cura la fai, diligentemente, e vedi anche dei risultati: sparisce l’acne, inizi a dimagrire a vista d’occhio, anche il tuo odore corporeo cambia, non è più forte da obbligarti a fare 2-3 docce al giorno, perciò pensi che sta funzionando. Ma, appunto, hai 18 anni, un’intera vita e il mondo ai tuoi piedi, quindi il futuro che immagini si riduce a solo qualche anno di ampiezza.
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Ma gli anni passano. Ti diplomi, trovi un impiego per pagarti gli studi e vai all’università, ti laurei col massimo dei voti e trovi lavoro nel giro di breve.
Tutta la tua vita procede dritta, lineare, inquadrata, i tuoi obiettivi li hai raggiunti, sei una donna realizzata nel suo campo lavorativo e sei orgogliosa di te stessa.
Però hai 25 anni, entri ed esci da relazioni con uomini che ti fanno solo del male, emotivamente cominci a vacillare e, se pensi al tuo futuro, l’arco temporale diventa più ampio. Inizi a desiderare una famiglia, un uomo che ti ami sul serio, una casa e dei bambini che riempono la vostra vita, come nei migliori film d’amore. E quella frase che i medici ti hanno detto a 18 anni riemerge, sbuca fuori dall’angolino remoto nascosto in fondo alla tua anima e, come una lametta tagliente, fa brandelli del tuo cuore.
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Tua cugina è incinta. Zack. Un taglio.
In autobus sale una mamma che porta in braccio un neonato. Zack. Un taglio.
In piscina nuota una ragazza con un vistoso pancione. Zack. Un taglio.
Improvvisamente ti senti una donna a metà, ti senti incompleta, senti che non puoi essere realizzata se non potrai avere figli. Tu rispetti tutte quelle donne che scelgono di non averne, non tutte in fondo hanno istinto materno e trovi la loro scelta coraggiosa ma, appunto, la loro è una scelta, mentre a te questa cosa è stata imposta e questa imposizione ti va stretta, ti soffoca, non riesci ad accettarla.
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Continui le cure, da anni ormai assumi quel cocktail di ormoni nella speranza che possano davvero aiutarti a guarire, ma di relazioni all’orizzonte non c’è nemmeno l’ombra perciò, se anche guarissi, comunque mancherebbe la materia prima per poter fare dei figli.

Raggiungi uno stato di omeostasi, accetti quello che sei, reagisci prendendo la tua vita per quella che è, perché in fondo non stai poi così male.
Hai una casa, un buon lavoro, due gatti che ami, buoni amici con cui fare serata. Te la sei messa via, stai bene come stai, chissenefrega di farsi una famiglia e di avere dei figli, sei serena, hai raggiunto un equilibrio e ci stai alla grande in questo equilibrio. Quindi chiudi quel pensiero fisso nuovamente in quell’angolo remoto dell’anima e non gli permetti di tagliuzzarti il cuore ulteriormente.
Poi per caso arriva, lui, non previsto, quell’uomo che diventa un buon amico.
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Un messaggio, una telefonata, una colazione insieme, una gita fuori porta. Ed esci dalla tua omeostasi perché quell’uomo ti piace, ti piace come mai nessuno ti è piaciuto prima, ti fa sentire apprezzata e amata come mai nessuno ti aveva fatto sentire prima, quindi non ti basta più solo l’amicizia, vuoi altro, vuoi il: “Vissero felici e contenti”.
Lui un giorno ti bacia e non vi lasciate più, siete perfetti insieme e non riuscite a restare separati, rinunci a tutto e ti trasferisci a casa sua, iniziate e convivere e dopo poco vi sposate.
Tutto è magnifico, tutto è perfetto. Ma quando tutto va troppo bene c’è qualcosa che ti riporta coi piedi per terra.

Il tuo corpo inizia a non rispondere più, la tua salute crolla improvvisamente, inizi a stare male, ti preoccupi seriamente e leggi la stessa preoccupazione negli occhi della persona che ti è accanto.
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Inizi a rimbalzare come una pallina da ping pong da un medico ad un altro in cerca di risposte, in cerca di qualcuno che ti faccia stare bene, che ti dica come riappropriarti della tua salute fino a trovare lei, l’unica che ti da risposte concrete e ti fa vedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel.
Sei lì, davanti a quel medico, quando ti viene detto che la diagnosi che ti era stata fatta a 18 anni era sbagliata e tutti gli anni di cura ormonale a cui ti sei sottoposta hanno rovinato irrimediabilmente il tuo organismo.
Come reagisci a più di 10 anni di menzogne? Come affronti una notizia così assurda?

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Stringi la mano di tuo marito ancora più forte quando, ingenuamente, chiedi se avresti potuto avere dei figli, ma il mondo smette di girare quando ti viene detto che potenzialmente puoi restare incinta ma, per via di questa cura sbagliata, non solo sarà molto difficile riuscirci, ma è addirittura sconsigliato anche solo provarci, perché una gravidanza sarebbe pericolosa sia per te che per il futuro nascituro.
Tuo marito parla, domanda, chiede spiegazioni, chiede cosa si può fare, ma tu non lo senti, lo guardi ma non lo senti.
E il teatrino si ripete uguale, con ogni medico dove ti ritrovi a chiedere, con occhi supplicanti, una speranza in più.
Il tuo compagno ti abbraccia, ti sta vicino, ti ripete che non importa se sarete solo in due, lui ti amerà sempre lo stesso, ma tu non parli, non riesci a parlare, vuoi solo restare chiusa nella tua bolla a cercare di dare un senso a tutto quello che sta succedendo, ma non lo trovi.

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Non sei più serena, non sei più felice, ti stai spegnendo, non hai più forza per reagire, sei come una candela che sta esaurendo lo stoppino. Cammini nel mondo portandoti dentro un macigno, quella lametta ritorna a farsi viva e fa brandelli il tuo cuore, mentre chi ti sta attorno non fa altro che chiederti perché non hai ancora figli, perché tu e tuo marito non vi muovete a farne, ormai avete una certa età.
Fino a qualche anno prima avresti risposto candidamente con sonori vaffanculo, ma hai 30 anni, sei psicologicamente distrutta e non sei più in grado di rispondere, perciò lasci che le parole vuote di gente meschina arrivino a colpirti, ferirti, resti inerme, priva di difese.
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Gli attacchi di panico sono all’ordine del giorno, sempre più frequenti, più lunghi, difficilmente gestibili, arrivano ormai dentro e fuori le mura domestiche: a casa, al lavoro, mentre fai la spesa. Inizi a pensare seriamente di farla finita, anche il rapporto di coppia ne risente, ti senti sull’orlo del baratro e non sai come fare a risalire.
Poi guardi tuo marito negli occhi e vedi che è seriamente in pensiero per te, perciò decidi di fare qualcosa, un ultimo tentativo disperato per rialzarti ancora una volta.

Vai da una psicologa, di nascosto, nascondendolo anche alla persona che ami, perché ti vergogni, perché è un percorso che devi comunque affrontare da sola, perché lo devi fare per te stessa prima di tutto, per ritornare a stare di nuovo bene.
E funziona, piano piano, ritorni a sorridere, ricominci ad uscire, non pensi più a farla finita, quando guardi il balcone non pensi a buttarti di sotto ma solo a quanto sono belli gli alberi del parco di fronte a casa.
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Il rapporto con tuo marito ritorna ad essere quello di un tempo, apprezzi di nuovo tutte quelle dolci attenzioni che lui ha per te, raggiungi un nuovo stato di equilibrio emotivo, ritorna una certa serenità e voglia di fare.
Inizi a parlare con l’uomo che ami, ti confidi con lui, ti mostri in tutta la tua vulnerabilità come mai avevi fatto e, insieme, decidete di mandare a quel paese i medici, decidete di ragionare secondo ciò che dice il vostro istinto e il vostro cuore. In fondo tutti i dottori hanno sempre detto di non provarci e che, comunque, sarebbe stato molto difficile restare incinta, tanto valeva quindi divertirsi, prendere le cose così come venivano, smettendo di fasciarsi la testa e accettando ciò che il futuro ci riservava.

Ora ho 33 anni, sono quasi al quinto mese di gravidanza, una gravidanza che non doveva esistere, eppure c’è.
Photo by megan lynette on Unsplash

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Abbiamo fatto 5 test, tutti positivi, prima di renderci conto che ce l’avevamo fatta ma, nonostante i test, gli esami del sangue, le ecografie, la pancia che cresce, ancora stentiamo a credere che questo bambino esiste, è reale, è nostro.
I medici ci tengono sotto stretto controllo, per ora stiamo entrambi bene, anche se le complicanze sono sempre lì, dietro l’angolo, a farci ciao ciao con la manina mentre noi facciamo loro il dito medio.
Ci costringiamo a non pensare a un futuro molto lontano, ma a pensare solo al giorno successivo. Ogni giorno passato è un giorno di vita in più per il bambino e un giorno in più per me senza ulteriori problemi di salute.

Photo by Amy Shamblen on Unsplash

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È una gravidanza col fiato sospeso, ma mio marito ed io cerchiamo di viverla al meglio delle nostre possibilità, col pensiero che a dispetto di tutti quei camici bianchi che ci hanno tolto le speranze, noi ora siamo qui, in tre, a combattere per la nostra famiglia.
Forse siamo stati egoisti o, più semplicemente, incoscienti, ma prima o poi devi prendere tu in mano le redini della tua vita e non permettere sempre agli altri di farlo per te.
Per quanto riguarda il futuro, invece, anche se fuori è nuvoloso, nel nostro per ora splende il sole.

D.
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