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Trentennamenti in equilibrio

Ho letto tutto d’un fiato almeno 12 articoli e ho riso, ho sorriso e ho anche pianto.
Sì, perché a 30 anni ci si commuove più facilmente. Ogni film ti appartiene, ogni storia è anche tua e ogni turbamento avresti potuto raccontarlo tu stessa.
Ho avuto 33 anni e nessuna intenzione di riconoscerlo, fino ad oggi.
Mi avete fatto sentire come il piccolo uomo che ostacola una colonna di carri armati in piazza Tienanmen. Solo non sapevo che quei mezzi pesanti sul mio cammino li avevo messi proprio io.
Mi avete fatto pensare al matrimonio che demonizzavo, agli amici di un tempo, ai miei capelli corti a 11 anni e alla sala giochi che frequentavo invece di giocare con le bambole.

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Non sono mai riuscita ad immaginare un uomo farmi la proposta di matrimonio ne scegliere l’anello giusto per me.
Ho sempre creduto che le mie mani non fossero adatte, che non fossero nate per quello.
Non ho mai immaginato il nome di mio figlio, eppure sono stata spesso “madre”.
Ho un compagno, un cane e un lavoro part-time che non mi appartiene.
Ho terminato un master in digital marketing qualche settimana fa dopo un anno di studio e mi sono rimessa in gioco per non dimenticarmi chi sono e per farlo sapere al mondo.
Non so dove mi porterà tutto questo, ma non ho accettato di fermarmi.

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Oggi sono fiera di avere 33 anni e dei sogni incompiuti, perché mi avete fatto capire che posso ancora inseguirli.
Oggi so di non essere sola in questo paesino dimenticato dell’Emilia Romagna. Sono cresciuta curando il maschio che è in me e forse cercandolo ogni dove.
Non ho dimenticato la mia femminilità e nemmeno l’ho resa grottesca.
Le tette sono rimaste quelle di un maschio ma la mente ha saputo diventare donna.

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E una donna impara a gestire i propri desideri, a proteggerli e a riconoscere il loro tempo.
Hai 30 anni adesso, ti ripetono.
Sei matura, ti dicono, poi cadi.
Sei bellissima, ti dicono, poi vedi i capelli bianchi.
Sei solare, ti dicono, poi si spegne la luce.
Sei in gamba, ti dicono, poi ti cadono le braccia.
Scrivi bene, ti dicono, poi non ti leggono.

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Sei speciale, ti dicono, poi balli da sola.
Le faremo sapere, ti dicono, poi spengono i telefoni.
Sei speciale, ti dicono, poi piangi.
Il tempo passa e tu non ti chiedi ancora cosa ti dici tu.
Le mani ti tremano e non sei più sicura di averle alla fine delle tue braccia pronte ad aiutarti.

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I capelli bianchi, il buio, i telefoni spenti, le cadute e la solitudine ti raccontano chi sei, ma anche chi non sei.
E io non voglio essere ciò che gli altri raccontano di me.
E io non voglio smettere di meravigliarmi ancora e avere cura di me.
Grazie per avermelo ricordato e per la compagnia!
Con simpatia e sorrisi,

N.
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