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Trentenne nel mondo: la mia storia

Sì, i trent’anni non sono esattamente come me li ero immaginati.
Una gran voglia di vivere, di pensare, di amare e sentirti amato. E il mondo sembra non basti mai, anche se non c’è nessun orizzonte infinito al quale affacciarsi.
Ho 30 anni e non ricordo di aver mai avuto una vita tutta mia. Ho seguito tutte le tappe: nasci, cresci, mangi, cresci, studi, fai la brava a scuola, approfondisci ciò che ti serve nella vita, ti tornerà utile. Segui il filo di Arianna, studia ancora, laurea, magistrale, cerca casa, cerca il posto fisso, cerca l’amore e bada bene che sia quello giusto, o perlomeno, quello meno sbagliato. Che noi non abbiamo mica tempo da perdere a soffrire.

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La prima volta che ho detto ‘basta’ credo sia stato a 19 anni. La prima volta che ho buttato all’aria piani che non erano i miei, la prima volta che ho avuto bisogno di mettere un punto, perché tanto il mio impegno non era servito a niente. Punto e nuovo capoverso, un passetto in più verso quello che sono, che sono anche ora mentre scrivo.
Perché io sono questa ragazza qua: amo scrivere, amo disegnare, amo l’arte in ogni sua forma, mi piace danzare e creare cose nuove: fare tutte quelle cose inutili che danno gioia alle persone, creo quelle vignette fanno sbellicare dalle risate, raccatto storie qua e là per risputarle fuori in altra forma. Sono un catalizzatore di esistente. Sento sia questo il mio ruolo.

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E come tale, mi rendo conto di essere inutile.
Chi ci crede, in me? Sotto mentite spoglie vado al lavoro, come tutti: un part time malpagato che non si sa fino a che punto sia un bene e fino a che punto sia un male. Torno a casa e faccio da mangiare, finisco di mangiare e mi metto a vivere, per quel che può definirsi. Una ruota che gira e che si inceppa tutte le volte che entro in un negozio e mi sento chiamare ‘signora’.
Perchè ormai sono grande. E non riesco a pensare alle cose serie.
La casa, per fortuna ce l’ho, ma non l’ho scelta io. É stato un “investimento intelligente” della mia famiglia.

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Un lavoro, per fortuna ce l’ho, ma non ci sto più dentro, vorrei cambiare e non so a chi potrei vendermi, con le mie caratteristiche creative e ribelli, perché tutti cercano l’efficienza a poco prezzo e io sono efficiente, ma non gratis.
E poi sono donna. Che non è mica roba da poco.
‘Tienitelo stretto, che è meglio’. ‘Di ‘sti tempi’.
L’amore, quello non ce l’ho. Ce l’avevo, ne ho avuti, come tutti. Non mi va di parlarne troppo. Anche quelli hanno seguito l’andamento dei miei anni, con un unico tratto in comune: la mia testardaggine, che mi ha salvato molte volte e molte volte mi ha portato avanti quando pensavo di non farcela più, ma è tornata poco utile per convincere gli altri del mio valore.

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Ora mi amo molto di più, ho capito che posso scegliere. Posso scegliere a chi dare e chi no, e non devo dare giustificazioni a nessuno, perché ho 30 anni, mica 15. Sono molto più libera ora di quando pensavo di esserlo. Ma sono anche molto più schizzinosa; o forse si può dire “esigente”?
E la vagina è mia. Punto.
Sono stanca. Molto stanca. Non me l’aspettavo. Ho vissuto quanto più possibile e quanto più intensamente mi fosse concesso, fino a ritrovarmi qui.
E adesso? Adesso cosa faccio? Cosa posso fare?

M.
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