Photo by Helena Lopes on Unsplash

Trentenni

A volte mi capita di guardare i ragazzi adolescenti in giro per la città e vengo totalmente assorbita dalla loro energia, dalla loro positività.
Ricordo quel fuoco che ardeva in me alla loro età, piena di sogni, di ambizioni.
Sognavo di fare carriera. Sognavo l’indipendenza. Sognavo le soddisfazioni, che sapevo sarebbero arrivate dopo la tanto attesa Laurea.
Ma a quasi 31 anni, mi scontro pesantemente con una realtà umiliante.

Photo by Jake Givens on Unsplash

Photo by Jake Givens on Unsplash

Lavoretti di qua e di là, apprendistati, tirocini e garanzie giovani che noi, non più così giovani, non abbiamo mai avuto.
E allora continuo a guardare quei ragazzi e la loro meritata spensieratezza.
Penso a quanto sarà dura per loro scegliere se restare o andare via dalla loro Terra, dalla loro Sicilia. Io ho scelto consapevolmente di restare e sto pagando questa scelta a caro prezzo.
La pago ogni volta che mi presento ad un colloquio di lavoro e non so se sia il caso di togliere l’anello dall’anulare.
La pago quando mi viene chiesto: “Vivi ancora con i tuoi?”
“Sei fidanzata?”

“Ma per caso hai intenzione di sposarti? Perché potrebbe essere un problema”.

Photo by Micheile Henderson on Unsplash

Photo by Micheile Henderson on Unsplash

E ogni volta che sento queste cose, un pezzetto di me, dei miei sogni, dell’adolescente che ardeva di speranze, svanisce.
Ho quasi 31 anni e non sono più una ragazza, ma non mi permettono di poter essere una donna.
Questa è la mia croce. Il mio futuro e la mia indipendenza ancora lontani perché la presunta futura “maternità” mi taglia le gambe prima ancora che io possa progettarlo un futuro.
Vivo in un paese dove il dipendente non è più una risorsa, ma un peso. Siamo contributi da versare. Siamo tasse e problemi per chi ci assume.
Vivo in un paese dove la maternità è vista come un mostro da evitare a tutti i costi.

Photo by Alex Pasarelu on Unsplash

Photo by Alex Pasarelu on Unsplash

Vivo in un paese dove i sacrifici e la gavetta non sono mai abbastanza. Ma, nonostante ciò, non smetterò di lottare.
Lo devo a me stessa, ai miei sacrifici, ai miei anni sui libri, alla mia sete di sapere, alla mia voglia di migliorare sempre.
Allora abbraccio la donna che sarò e le dico di aspettare, ancora un po’, quel futuro che sogna e quella stabilità che la farà dormire serena di notte.
Arriveranno, forse.

Anonima
itrentenni@gmail.com

itrentenni

itrentenni

Questo spazio è dedicato alle vostre storie.
Riflessioni, propositi, affanni, sogni, ricordi, speranze, cicatrici, obiettivi, preoccupazioni, desideri. Parole sparse, pensieri e riflessioni. Voglia di raccontarsi o semplicemente di sentirsi come a casa.
Scriveteci a itrentenni@gmail.com
itrentenni

Latest posts by itrentenni (see all)