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Trentunesimo anno

Ed eccomi di nuovo qui, alla soglia di un altro compleanno di questi trenta, a scrivere un altro articolo, un altro resoconto di altri 365 giorni straordinari.
Non ci sono, immagino, altri aggettivi per descrivere questo anno, il trentunesimo.
Mentre il profumo dei finocchi, melanzane e cipolle che stanno cuocendo in forno si diffonde per tutta casa, io sono qui, seduta sul letto matrimoniale, a scrivere al computer e a leggere Anthills of the Savannah (quarto capitolo, aiutata da un’analisi che ho trovato in rete devo ammettere).

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Non sono da sola, però.
Al mio fianco c’è una signorina di sei mesi e cinque giorni che si diverte a muovere il suo libro di stoffa a destra e a sinistra, per sentirne il suono. In teoria dovrebbe imparare a stare seduta come me, ma il gioco la sta talmente appassionando che lentamente sta assumendo altre posizioni.
Con la coda dell’occhio la osservo ma non la fermo, non la riporto a come vorremmo vederla. Tento di godermi ogni singolo attimo di questa bambina, perché so che in un attimo sarà già grande.
Il trentunesimo anno è stato, come avevo previsto, per tanti aspetti lo speculare dei miei tredici anni: nuove amicizie, nuove esperienze, tante risate.

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Certo, a tredici le risate erano legate allo scontro bonario tra guide e scout, alla capacità della mia squadriglia di non perdersi nel bosco, mentre a trentuno ho riso con le smorfie e le puzzette di una bambina appena nata e le facce divertite del suo papà. Momenti di vita diversi, ma ugualmente importanti nel percorso della mia persona.
Ho incontrato l’Amore della mia vita, per la prima volta in assoluto corrisposto, che si è preso finalmente lo spazio che credevo nessuno volesse occupare.
Non ho pregato nessuno, questa volta, di starmi accanto.
Quando partii 3 anni fa da sola, ero spaventata e con poche speranze di potercela fare, ma alla fine stava cominciando a piacermi questa nuova vita da single.

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A trentuno anni, mi sono accorta da pochi giorni che non sento più l’avvicinarsi del mio compleanno come qualcosa da celebrare, come qualcosa di importante.
Non è più il giorno dei resoconti, delle liste delle cose da fare, dei libri da leggere, perchè in realtà tutto quello che voglio è quello che ho attorno: una bambina magnifica che mi sorprende giorno dopo giorno, un uomo che dimostra di amarmi nonostante non sia esattamente il prototipo ideale della moglie e madre di famiglia, Amici che malgrado la distanza dimostrano di volermi bene e si fanno sentire, una famiglia che, nonostante le difficoltà la mia distanza comporti, hanno capito che ormai sono una donna.

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Probabilmente qualcuno mi definirà una fallita perché il mio sogno di sfondare nel campo dell’editoria o della televisione è miseramente fallito, che avrei potuto risparmiarmi tanti anni di studio, ma io penso esattamente l’opposto: in particolar modo l’università mi ha dato la possibilità di conoscere il mondo che mi circonda e di studiare tante cose da trasmettere a mia figlia, giorno dopo giorno.
Le esperienze di volontariato civile in Italia e in Romania mi hanno permesso l’accumulo incontrollato di storie di vita da raccontare a casaccio durante una giornata piovosa di inizio giugno.
E poi i sogni sono sempre lì, vivi e scalpitanti dentro il mio cuore, ed ora c’è un’altra persona che li conosce, forse meglio di me: non saranno i suoi stessi sogni, ma il suo sorriso è tutto ciò che mi basta per andare avanti in questa strada sterrata che mi sto inventando a trent’anni.

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Anni addietro avevo letto un proverbio, forse giapponese, non mi ricordo, in cui si diceva che nella vita bisognasse fare tre cose per sentirsi felici: piantare un albero, scrivere un libro e fare un figlio.
La cosa per cui mi davo meno probabilità di ottenere era proprio un figlio, ed ora che è qui, in braccio a me, sento che nulla è più impossibile per me.
Perciò, trentadue, senza fretta, potete arrivare, anche se ormai la data che aspetto con trepidazione ogni anno non è più il mio compleanno, bensì il ventotto novembre, ovvero il giorno in cui nacque per la prima volta una nuova versione di Alessia, questa volta Mamma.
Sempre errante, ma con un Amore che giorno dopo giorno aumenta il suo peso e la sua presenza in questo mondo. Per cambiarlo, per renderlo un po’ migliore di come lo ha trovato (e glielo abbiamo lasciato).

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In questo anno, nonostante siamo state circondate da libri e ne abbiamo letti tanti, penso che le parole che mi riporteranno alla memoria i primi giorni da mamma le ho ascoltate più che lette.
Grazie alla tecnologia e a internet abbiamo ascoltato i discorsi e le interviste in particolare di una scrittrice ancora vivente, di cui studieremo prossimamente i libri, proveniente dalla terra dell’uomo che è ora al mio fianco e mi auguro possa rimanere per sempre.
La Nigeria è la mia, la nostra, seconda patria e ci sta insegnando a essere pazienti, a lavorare ogni giorno verso la realizzazione dei nostri obiettivi personali e collettivi.
Non voglio comunque perdere l’abitudine di commentare l’articolo di quest’anno con alcune frasi che mi hanno accompagnato in questo primo anno da mamma.

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Chimamanda Ngozi Adichie è l’autrice e la ringrazio pubblicamente per queste perle con cui mi permette di trasmettere a mia figlia la determinazione.
Il video che mi ha lasciato un ricordo indelebile nella memoria del cuore è stato quello sulle singole storie.
La generalizzazione di qualsiasi cosa, ma soprattutto di una categoria di persone, limita la vera conoscenza e costruisce alla lunga barriere invalicabili di odio e diffidenza, precludendo così la verità:

Show a people as one thing, only one thing, over and over again, and that is what they become.
Many stories matter. Stories have been used to dispossess and to malign. But stories can also be used to empower, and to humanize. Stories can break the dignity of a people. But stories can also repair that broken dignity.

E il mio obiettivo, come madre, è di non smettere mai di raccogliere storie da raccontare a te, Chikaima Maitea,
per farti essere la migliore versione di te stessa.
Non smetterò così di essere una studente, ovvero una persona che studia, solo perché non sono più iscritta a
una scuola o università. Sono una studentessa anche ora che sono mamma. Il mio obiettivo non è più un voto
sul libretto, il mio obiettivo nella vita sei tu, angelo mio.

Alessia
itrentenni@gmail.com

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Questo spazio è dedicato alle vostre storie.
Riflessioni, propositi, affanni, sogni, ricordi, speranze, cicatrici, obiettivi, preoccupazioni, desideri. Parole sparse, pensieri e riflessioni. Voglia di raccontarsi o semplicemente di sentirsi come a casa.
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