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Un saluto ai miei anni legati al Due

Da adolescenti capita spesso di pensare e immaginare “come saremo a 30 anni” come se quel momento fosse sospeso in un universo lontano e un po’ irraggiungibile. Come se quel 3 affiancato allo 0 fosse una sorta di punto di arrivo dove ogni cosa è finalmente al suo posto e noi siamo adulti fatti e finiti.
Come se quel 2 che se ne va, portasse via con sé ogni incertezza, debolezza, paura.
Sono oggettivamente affezionata al 2, e l’idea di abbandonarlo a breve non nego che un po’ mi destabilizzi soprattutto dopo essermi accorta che non esiste nessuna bacchetta magica a forma di 3.
Gli anni legati al 2 sono spettacolari. Sono gli anni in cui (nella maggior parte dei casi) sei abbastanza grande da “poter fare” ma ancora piccolo per poter eventualmente “continuare a non fare” per lo meno nell’immaginario più diffuso.

Photo by Helena Lopes on Unsplash

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Sono anni ancora un po’ adolescenziali ma forse appena appena meno sprovveduti. Non esiste “adulto” che non esordisca almeno una volta dicendo “quando avevo 20 anni…” come se quel 2 fosse legato sul serio ad un periodo mitico, una sorta di età dell’oro da rimpiangere a seguito della quale ci sono principalmente doveri, responsabilità e ricordi di ciò che c’è stato. Come se quel 3 rappresentasse uno spartiacque impenitente che sancisce la differenza tra il bambino e l’adulto, le sbronze del week end e i pannolini da cambiare. Ciò che posso dire alla soglia di quel famoso 3 e appesa a un filo di quel mitico 2, è che tutto ciò che pensavamo, progettavamo immaginavamo, avevamo in serbo per la vita adulta sancita dal 3, non era altro che una possibilità, sancita dal 3, non era altro che una possibilità, qualcosa che poteva accadere (o che magari è già successo senza che ce ne rendessimo conto) al di là di ogni numero, al di là di ogni programma.

Photo by Jesse Bowser on Unsplash

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A 29 anni non mi sento adulta tanto quanto mi sento diversa dalla “pischella” che ero. Tutto quello che diventiamo è il risultato di dove andiamo, chi incontriamo, cosa scegliamo. Perché in effetti la grande novità che mi sono trovata a scoprire è che prima di questi 29 anni di scelte ne ho fatte… eccome! E non perché sia stata particolarmente “grande”, ma semplicemente perché la casualità della vita è piuttosto democratica e ti può mettere davanti a scelte fondamentali a qualunque età, scelte che magari ti porteranno a prendere in mano il tuo destino e a decidere (probabilmente senza accorgertene) il 30enne, 40enne, 50enne che sarai.
A 20 anni mi capitava spesso di piangere senza un motivo. Percepivo un vago senso di inadeguatezza che mi martellava l’anima. Percepivo la pesantezza di dover scegliere chi diventare in modo, per l’appunto, da raggiungere i 30 anni avendo già superato ogni crisi esistenziale ed ogni dubbio riguardo chi volessi essere.

Photo by Jake Givens on Unsplash

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Oggi dopo quasi 10 anni, piango ancora senza un motivo. La differenza è che se prima mi colpevolizzavo e non capivo, e più non capivo più mi arrabbiavo, adesso accetto semplicemente con serenità (piu o meno) che possa continuare a succedere. Perché la bussola si può perdere a qualunque età e non è un’onta anzi, direi quasi che è un atto di coraggio. Chi si concede ancora il che è un atto di coraggio.
Chi si concede ancora il lusso di essere insicuro, di farsi domande, di mettersi discussione, non è altro che un eroe dei nostri tempi dove ciò che è richiesto è per l’appunto essere sempre sul pezzo, pronti a tutto, bravi in ogni cosa, consapevoli, sempre ben saldi sulle proprie gambe.

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Durante quegli anni preceduti dal “2″ abbiamo fatto diverse cavolate. Siamo stati presuntuosi, a volte un po’ codardi, a volte stupidi ma il punto è che non è finita: da ora in poi continueremo ad essere comunque presuntuosi, codardi, stupidi.
Magari ci troveremo a fare inversioni di marcia, ci sentiremo soli, forse penseremo di non essere mai stati così felici, ci sbronzeremo ancora nel weekend e magari cambieremo pure qualche pannolino.
A prescindere da tutto questo però, la grande novità che ci riguarda è che qualunque cosa accada, in qualunque modalità, non saremo mai né troppo “grandi” né troppo “piccoli” saremo semplicemente noi stessi, ognuno con la sua tabella di marcia, ognuno con i suoi fantasmi e i suoi sogni. Magari verrà fuori che il segreto di tutto non sta in nessuna scala da percorrere, ne tanto meno nel cercare di diventare l’adulto che pensavamo. Forse ci renderemo conto che l’adulto e il bambino continueranno comunque a camminare su binari paralleli che ci piaccia o no. E forse, capiremo che il senso dell’uno e dell’altro sta proprio nel continuare a camminare vicini.

G.
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