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Una storia tra tante

Mi chiamo Teresa ho 30 anni tondi, e ho passato gli ultimi anni a cercare di migliorare la mia vita con tutte le mie forze, senza alcun successo. Scusate se nelle mie parole percepite un umore basso, ma ho appena chiuso l’ennesima frequentazione in cui avevo riposto delle speranze.
Sono un architetto, disoccupata, che negli ultimi giorni ha preso la folle decisione di buttarsi per fare la libera professione senza un euro in tasca.
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Ho fatto tutto quello che dovevo: mi sono laureata a 25 anni, ho preso un Master a 27, ho viaggiato tantissimo e imparato 3 lingue, ma non ho avuto la fortuna di trovare un lavoro né tantomeno un fidanzato. Credo di essere ormai diventata adulta in ogni senso, sono dieci anni che basto a me stessa, dieci anni in cui qualsiasi relazione intrapresa è irrimediabilmente naufragata, senza passare la soglia dei 3 mesi.
Sai quando senti il bisogno fisico dell’abbraccio della TUA persona, di avere al proprio fianco qualcuno, anche solo per chiedergli un parere su una cosa stupida? Quando, vorresti fare mille cose, ma non puoi perché sei sola in mezzo alle (poche) amiche fidanzate e sei pure squattrinata? Ci sono dei giorni che mi sento così sola che mi manca il fiato.

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Vivo la mia vita terrorizzata di prendere qualsiasi decisione su qualsiasi campo, visto che finora mi si è sempre rivoltato tutto contro.
Non ho un lavoro e non riesco a trovarlo perché “troppo grande” o “troppo qualificata”, e per la difficoltà economica non mi posso muovere dalla mia piccola cittadina.
Il “sentirsi demoralizzate e impotenti” è all’ordine del giorno. Vedo la mia vita scorrere via; vedo passare gli anni che dovrebbero essere i più belli, i più allegri, i più felici:  gli anni dell’indipendenza.
Invece mi ritrovo qui, a tirare le somme dopo l’ennesima relazione, che praticamente non è nemmeno iniziata, alla soglia della mia folle scelta con un futuro troppo incerto.
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Non riesco a vedere la luce in fondo al tunnel, non riesco ad avere più speranza per il mio sogno di farcela da sola per poi costruirmi una famiglia. Tu mi dirai “va bhè hai 30 anni ancora sei giovane e hai strada davanti!”.
Peccato che io questi 30 anni li senta come se fossero 50 e ne avessi buttati 20, per provare a costruirmi un futuro che non è mai arrivato e per cui c’è sempre qualche ostacolo.

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Vi scrivo con un magone enorme, perché ormai non piango nemmeno più, per come stanno girando le cose, non ne ho più le forze. Ho la fortuna di avere una famiglia che mi vuole bene, e se non ci fossero loro guai; però in alcuni momenti quella stessa famiglia mi da un senso di oppressione, perché diciamocelo, dopo aver vissuto da sola, in 3 continenti diversi, essere ancora a casa di mamma e dover rendere conto di tutto, non è proprio il massimo.
Lo so che sembra che io stia ingigantendo le cose, probabilmente non riesco a sfogarmi come dovrei fuori da queste righe. Sentirsi soli è dura, esserlo ancora di più.

Sono una che fa delle scelte con i piedi ben piantati per terra, e che se ne prende conseguenze e responsabilità.
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Ma, negli ultimi anni, sono rimasta bloccata, congelata, come ogni mio minimo movimento potesse provocare una catastrofe irreparabile.
Sembra quasi che mi debba sentire in colpa per ciò che ho conquistato nella vita e per quello che desidererei raggiungere; pare che bisogna sentirsi in colpa anche per il semplice fatto di voler un rapporto serio e non la solita storiella leggera e senza impegno.
So che la mia storia non ha nulla di particolare, che anzi è quasi banale, ma in questo momento di folle incertezza potrebbe far sentire meno solo qualcun altro, me compresa.
Un abbraccio a tutti i trentenni in difficoltà.

Anonimo
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