From Sydney with odio.

Io odio l’Australia.
Io odio Sydney.
Odio quando gli autisti degli autobus si mettono a chiacchierare con tutti, distribuendo buongiorni e informazioni a comuni cittadini e turisti nella media, ma non si rendono conto che stanno perdendo tempo e soprattutto che io sono in ritardo?
Odio l’arroganza e la strafottenza di alcuni australiani.
Odio i loro sguardi di superiorità quando con distratto interesse scomettono sulle mie origini con l’amico di turno. Mi danno quasi tutti della brasiliana; ma non lo vedono che gesticolo e parlo come solo un’Italiana può fare?
Odio quando mi parlano di Bunga Bunga e di mafia. Se proprio devo parlare di Italia almeno fatemi dire le cose belle che abbiamo.
8362088953_ec708583bf_zOdio questo visto di soggiorno, il Working Holiday che già nella sua denominazione mi sembra una presa per il culo. Dove é finita la vacanza? Vedo solo turni su turni e Domeniche a cui la sacralità del riposo viene meno per rincorrere il proprio personale bisogno di sentirsi realizzati.
Odio tutte queste bionde e fisicate. Quelle che riescono a svegliarsi la mattina per andare a correre e poi sorridenti truccarsi velocemente in treno mentre vanno a lavoro tra un messaggio su whatsapp e una soffiata di phard sulle gote abbronzate e una Micheal Kors a braccetto.

Jess-HartOdio tutti questi shopping mall e questo consumismo e questo spreco. E tutte queste televendite dove compri uno e te ne danno dieci.
Odio tutta questa panna, che mettono ovunque sulla pasta, sulla pizza, sulla carne.
Odio le pubblicità delle assicurazioni che sembra sempre che la vita futura abbia più valore di quella presente.
E odio i trentenni australiani, quelli che non hanno la più pallida idea di che cosa sia la crisi, il marcio e il senso di sacrificio. Quelli che in stile Jeordie Shore si sputtanano il Sabato sera, nascondendo parte del loro disagio esistenziale dietro litri di alcool.
Perché sono ancora qui?
Perché vivere all’estero significa anche questo. Nessuno te lo dice quando stai per partire. Sembra che la decisione di andare fuori sottointenda la tripletta flip flop tutto il giorno, cazzeggio costante e lavoro come se piovesse.
12026022155_d0894d32be_zNessuno ha compilato la lista delle emozioni che ti assalgono quando metti il naso fuori da casa. La nostalgia canaglia, che ti prende alla gola e ti manda in apnea per un paio di secondi, il tempo di accedere alla chat di whatsApp e scrivere dall’altra parte del Mondo; la paura di perderti e di perdere, anche se non stai giocando nessuna partita e stai solo vivendo un’esperienza meravigliosa.
Ma le aspettattive e i “se” sono difficili da mettere da parte. La diffidenza verso gli altri, quel punto interrogativo che ti porta a dubitare di tutto e di tutti perché non li conosci, perché non conosci le nuove regole.
La consapevolezza della solitudine. Nessuno te lo dice quando decidi di partire. Nessuna Lonely Planet tra le informazioni sul paese da visitare include le complicanze emotive che possono riscontrare i viaggiatori dalla scadenza lunga.
BBC to review Lonely Planet lossPerché sono ancora qui?
Perché la verità è che l’Australia non c’entra niente. Riscontro difficoltà con tutti gli uomini con cui immagino cinematografici momenti di passione e con cui condivido le stesse origini figuriamoci con un paese che culturalmente si trova ai confini del mondo.
Sydney é splendida con questi miti abiti invernali, questo sole che arriva dal mare e che riscalda la pelle anche fuori stagione. Il gatto obeso della vicina settantenne, il canguro che mi osserva grattandosi le orecchie, questa nuova famiglia che ho trovato grazie ad un semplice annuncio per una stanza. Tutti questi animali che circolano liberi tra parchi e strade, incuranti di questi umani con lo smartphone che li inseguono per un selfie. Amo il rispetto per gli spazi comuni. Amo la lentezza di alcune giornate australiane, io che della lentezza ne vorrei fare uno stile di vita permanente.
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Perché sono ancora qui?
Perché ci vuole tempo per comprendere la diversità. Tempo e massimo sforzo.
L’Australia non é da odiare, è da capire, come tutti i paesi con cui non condividi la lingua, la quotidianità, la cronaca nazionale, il gossip, le mode, gli usi e il linguaggio. Gli umani e il loro sistema di regole sociali ed economiche.
Sono ancora qui perché ancora cerco di capire come pronunciare la “hacca” ad inizio parola senza sputare in faccia all’interlocutore, perché ancora non sono andata allo stadio a vedere una partita di rugby, perché devo fare un giro a Melbourne che con ‘sta storia che é più europea mi immagino una Las Vegas australiana con angoli del Vecchio Continente riprodotti qua e là per la città, il classico Colosseo e l’immancabile Tour Eiffel.
Sono ancora qui perché
devo ancora vedere Babbo Natale in costume da bagno e perché ancora devo abbracciare un koala.
Quante liste fate ogni giorno? Avete mai provato a fare la lista delle cose che volete fare e non quella delle cose che dovete fare?

Claudia www.lasnoblovesberlin.com

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