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Fuori Sede 2.0

Sette anni fa, mentre chiudevo la valigia per lasciare la mia città in provincia di Napoli per trasferirmi a Roma per iniziare uno stage, sapevo che stavo entrando a far parte di quella categoria di giovani della mia generazione: gli emigrati.
Cosa dire che non sia già stato detto su questa categoria? La pasta col tonno, i coinquilini, i turni per le pulizie, il pacco da giù, la nonna che ti telefona tutte le sere per sapere se hai mangiato e tutta una serie di situazioni caricaturali che ha fatto la fortuna di molti youtubers e affini.
Ma oggi, c’è un’altra categoria di emigrati, molto meno raccontata, molto meno social, ma molto più tenera.

Photo by Mike Scheid on Unsplash

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I nati alla fine degli anni ’80 che hanno lasciato il loro paesino di provincia per andare in città a un certo punto sono cresciuti, hanno smesso di mangiare la pasta col tonno, hanno visto il loro stage trasformarsi in un contratto, magari si sono sposati e qualcuno ha messo anche su famiglia.
E allora chi è che adesso fa le valigie? I loro genitori.
C’è tutta una generazione di sessantenni che, silenziosamente, sta diventando la nuova faccia dell’emigrazione.

Photo by Ashim D’Silva on Unsplash

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Genitori, ma soprattutto nonni, che una volta andati in pensione, si rendono conto che senza un ruolo di utilità all’interno della loro famiglia, anche la pensione non è poi così bella come la si era immaginata.
Sono genitori e nonni del sud che rabbrividiscono al pensiero che i loro nipotini vengano lasciati a una baby-sitter o che vadano all’asilo nido a sette mesi. E allora vendono le loro case di proprietà, salutano il mare, gli amici, il salumiere di fiducia, e in un coraggiosissimo atto d’amore, si trasferiscono in queste nuove città, più o meno lontane, di cui spesso non capiscono neanche la lingua.

Photo by Thong Vo on Unsplash

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E se tra i 18 e i 25 anni ti adatti abbastanza velocemente e senza troppe difficoltà alla vita da fuorisede, a 60 anni hai bisogno di un po’ più di tempo e di sforzo per abituarti al fatto che la frutta si può comprare anche al supermercato,
che due persone che hanno lo stesso cognome non sono per forza parenti tra loro e che il salumiere non se lo ricorda quale tipo di prosciutto preferisci.
Ma due sradicamenti non bastano: questo nuovo flusso migratorio ne aggiunge un altro. Se io ho lasciato il mio paese, i miei genitori mi hanno seguita, io a Natale, a Pasqua, quando sento il bisogno di mare, dove TORNO?

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Sono diventata un’emigrata che sente la nostalgia di una casa che non esiste più.
Insomma, grazie mamma e papà perché i miei figli potranno avere l’amore dei nonni al posto della baby-sitter, ma dobbiamo prenderci tutti del tempo per abituarci a questa nuova realtà.
Finché Youtube non sfornerà una web-serie anche su di voi.

B.
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