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La settimana delle schiaffate alla tua singletudine da trent-equalchecosa-enne

Hai 35 anni. Sei single.
Hai storie, storielle e storioni (sì, mi riferisco agli Acipenser sturio Linnaeus) falliti alle spalle per colpa del TUO vissuto, del SUO vissuto, dei tuoi trisnonni che già erano stati studiati da Cesare Lombroso ma forse non abbastanza bene, del tuo primo fidanzato che ha perso un testicolo ma soprattutto del suo prozio tripolare, del karma, del destino, della società pre Rocco Casalino e della società post fase II Covid-19 nonostante Rocco Casalino, della mancanza di occasioni che si hanno quando vivi a Milano (da “nordica” posso permettermi di aggrapparmi alla scusa della fredda Padania), della tua azienda che assume solo uomini single ma poco attraenti, solo uomini attraenti (ehm…) ma non single, toyboy e, in generale, troppi pochi cromosomi Y.

Dimenticavo: i terrapiattisti hanno ovviamente la loro responsabilità.
Senza dover per forza trovare un capro espiatorio e senza dover per forza dare la colpa a sé stessi (ma quando mai?!) ci si ritrova soli il primo weekend di agosto, senza aria cerebrale né condizionata, a (ri)fare i bilanci della propria vita (ri)pensando al bollettino sentimentale della settimana:

1. Tuo cugino, single da 8 anni, di colpo si fidanza e presenta la sua bella a tutti.

Tenta di imboscarla a compleanni ai quali è (mezzo) invitato, ti chiede se anche tu andrai al compleanno della cugina Teresa perché lui avrebbe un altro impegno ma gli spiacerebbe non presenziare a nome della famiglia quindi, nel caso in cui tu non andassi, si presenterebbe con lei.
Non comprendendo l’esigenza dell’esclusività della rappresentanza di sangue, non avendo voglia di fargli un interrogatorio né di sopportare il peso delle movenze oculari parentali il cui retropensiero è che “anche lui ce l’ha fatta” e – soprattutto –  invidiando chi, con tanta sicurezza nella propria coppia, è orgoglioso di presentare la propria metà al mondo, confermi immediatamente l’impegno pending che avevi da due settimane e ti fai da parte.

2. Nel tentativo di dare ‘na botta de vita alle tue trasferte lavorative scrivi al tizio che avevi conosciuto un anno fa, lo scapolone incallito – ma, come da manuale, super (iper/stra) affascinante – con il quale avevi passato due notti di passione ma che poi boh.

Tutto sommato, un uomo che alla soglia dei quarant’anni dice di non essere fidanzato da una vita e di essere spesso accusato di anaffettività ti fa pensare che, per quanto possa essere bello, colto, pensante, ironico, munito di patente B e del numero giusto di testicoli, la sua vita da bohémien non possa GIUSTAMENTE permettergli di valicare l’Aniene, il Tevere, gli Appennini e le Alpi SOLO per un’intesa sapiosessuale e super passionale che – evidentemente – hai percepito solo tu.
Però gradirebbe sicuramente fare un aperitivo nell’hotel in cui alloggi per poi dimostrarti tutta la sua sapio-passio-scapolosessualità.
Invece no! Inaspettatamente, dopo la tua precisissima depilazione inguinale, anale, anulare ed il lancio in valigia di uno di quei tanga che nonsisamai, ricevi la sua dolce e – ahimè – sincera risposta: “Da qualche tempo c’è una persona, quindi non sono più – come dire – disponibile”.
Aridaje! Un altro dito nella piaga del tuo corazón espinado da da trent-equalchecosa-enne.

Photo by Soroush Karimi on Unsplash

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Partono dunque le domande ansiogene: Se anche il single/scapolo/anaffettivo si è fidanzato ed io no, è forse colpa mia?
Ho qualcosa che non va? Che tipo di calamita avrà usato la nuova fiamma per attrarlo senza compromessi? Il fatto che possa esserci speranza per tutti mi esclude automaticamente perché – chi lo sa – in fondo chi sono io per meritarmi tutto ciò che il resto del mondo può avere? Non mi avrà portato sfiga il fatto di averlo spesso reso protagonoista delle mie fantasie erotiche?
Ed io, sarò stata ogni tanto una comparsa almeno durante la sua quarantena? Ai post(eri) l’ardua sentenza.

3. La tua migliore amica ti chiama alle 8 di mattina per annunciare che Michele le ha chiesto di sposarla.

Photo by Nathan Dumlao on Unsplash

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Richiesta inaspettata, a sorpresa, fresca fresca con tanto di anello di fidanzamento. Piange lei, piange lui e piangi tu (come potersi esimere?). Sei contenta, se lo merita, si merita profondamente questa felicità come (quasi) tutti. La potresti meritare anche tu? Il procedimento induttivo – che porta ad una legge universale in base ad una serie di dati particolari – è una gran brutta cosa se ti fai prendere la mano. Soprattutto se da sempre non ti sei mai sentita giusta, al momento giusto, nel posto giusto, con l’essere umano giusto. Ti senti una brutta persona ad invidiare la felicità altrui perché, se uno fosse davvero in pace con sé stesso tra gioie, dolori, stupori e tremori (sì, Amélie, ti adoro!) non avrebbe motivo di percepire la propria infelicità in modo indirettamente proporzionale alle conquiste altrui.

Sai che è “una cosa normale” ma non tolleri che debba esserlo per te. O meglio, temi che la tua sofferenza possa avere qualcosa di patologico, di esclusivo, di marcio.
La settimana è, fortunatamente, quasi terminata. Ti aspetta una cena in famiglia e la conferma della pulizia dei pavimenti da parte della colf che, in balia del tuo mal di vivere, hai dovuto contattare dopo mesi perché sei troppo depressa ed accaldata per poter pensare anche alle pulizie del tuo bilocale oltre alla stabilità del tuo muscolo cardiaco. Tutto sommato pensi che quei trenta euro, non potendo essere spesi per un nuovo tanga che nonsisamai né per il completino estivo del bimbo che desideri da anni e che proietti in qualsiasi pancione, passeggino o altalena che vedi, hanno tutto il diritto di finire nelle tasche di una persona che può concederti altre due ore di rimuginio sulle schiaffate alla tua singletudine da trent-equalchecosa-enne.

Photo by Adeolu Eletu on Unsplash

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P.S. Sabato sera, ad una cena tra smandrappati, ho ghignato assai ed inaspettatamente. Nonostante l’oppressione al petto e la lacrima che faceva capolino da quattro giorni, sono tornata a casa col sorriso. Mi affido alla me stessa che spesso non colgo, alle persone che mi vedono con le giuste diottrie, al karma ed ai miei trisnonni che già erano stati studiati da Cesare Lombroso ma forse non abbastanza bene. Anche ai terrapiattisti, dai.

D.
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