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Lettera di K

27 anni e la mia storia.
A 7 anni i servizi sociali mi hanno portata via dai miei genitori. Sono figlia unica ma ho vissuto e vivo ancora con zii e cugini. Una perfetta bambina modello da manipolare agli occhi di mia nonna e parenti, babysitter a tempo pieno di altri miei cugini per tutta l’infanzia. Pochissime amiche durante le scuole e tante prese in giro da parte degli altri bambini che distruggono la mia autostima. Avrei voluto fare il Liceo Linguistico ma la famiglia non approva così ripiego su un’altra scuola.

Perdo le amiche vecchie e mi rifaccio degli amici nuovi, pensando che sarebbero rimasti per sempre. Alcol, feste, soldi buttati al vento. Finite le superiori inizia il periodo della “depressione”.
La mia famiglia si aspettava che facessi il lavoro previsto per la scuola frequentata, mento a me stessa e io stessa mi convinco che è la strada per me.
Trovo svariati lavori sottopagati. Mi demotivo, li lascio e mi sento uno schifo.
Nel frattempo ho una relazione con un ragazzo di 7 anni più grande di me, il classico “bravo ragazzo” che dopo tre anni lascerò perché eravamo in fasi diverse della vita. Passano gli anni senza accorgermene e con dei soldi messi da parte inizio l’università di lingue. I rapporti con gli amici si rovinano per svariati motivi e così decido di chiuderli definitivamente.

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Cado sempre più giù nella “depressione”, ma mi sento fortunata di poter andare all’università. Vado in terapia con la psicologa dell’università e piango tanto.
Non ho mai superato il fatto che mia madre soffra di una malattia mentale, lei esiste nel mio mondo ma non in modo completo come una madre sana farebbe. Tutt’ora mi manca tanto. Cerco un aiuto da parte della famiglia di lei, inclusa mia nonna ma mi ritrovo un muro di silenzio ed indifferenza. Mantengo con loro dei rapporti civili, ma sono riuscita a togliermi dai loro giochi, fatti di invidia reciproca, manipolazione e lotta al potere. Cerco aiuto all’esterno, mi rivolgo ai gruppi di mutuo aiuto per problemi specifici come questo e mi sento più accolta.
Nel frattempo arriva “lui”, un amico di famiglia, 7 anni più grande di me. Nasce per caso un incontro di solo divertimento che in 4 anni si trasformerà in un mix di divertimento, amicizia, amore ed un’intesa che non avevo mai provato prima, a dir poco perfetta.

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Ma lui ha nella testa un amore che non riesce a dimenticare ed un paio di ragazze sul cellulare inclusa LEI, così ho deciso di dire basta. L’università è dura, vado fuori corso e non riesco più a pagare le rette.
Blocco la carriera universitaria e mento alla mia famiglia. Quando sono in “depressione” guardo la foto di mia madre e quella di un mio vecchio amico morto di tumore a 27 anni e mi ripeto che finché avrò “un giorno in più” posso risistemare la mia vita.
Mi sono resa conto di aver fatto davvero troppi errori in tutti questi anni, non sarebbe dovuta andare così, sono cresciuta da sola come meglio potevo. Ora voglio ripartire completamente da zero, iniziando da un foglio bianco per ridisegnare la mia vita.

Photo by Dawid Zawiła on Unsplash

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Mi sono ripromessa di lavorarci sopra per i prossimi vent’anni non raccontandomi più bugie.
La solitudine, il senso di vuoto e di fallimento mi stanno uccidendo man mano che gli anni passano ma cerco di conviverci per non finire nel baratro. Alcune persone che ho incontrato lungo la strada e la crescita personale sono state la mia salvezza.
Promemoria a me stessa: “Aiutati, che Dio t’aiuta nella buona e nella cattiva sorte”.

K.
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