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Lockdown emotivo

È la settima notte consecutiva di pianti, la settima notte che appena mi metto a letto mi scorre davanti la mia vita passata, e giù lacrime amare, giù soliloqui disperati sulla pessima scelta che ho fatto.
Il mio 34esimo compleanno è stato orribile, poco prima de lockdown del Paese, ma in fondo dentro di me ero già in lockdown da mesi.
Ho 34 anni e 4 anni fa ho fatto una scelta coraggiosa, soprattutto perché ero spaventata e per niente convinta ma mi sono buttata ugualmente, perché sapevo che era giusto per me e ho seguito il mio fidanzato all’estero, mollando un lavoro e famiglia d’origine per vedere cosa c’era oltre.

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Il primo anno è stata dura, me ne volevo andare ad ogni costo, volevo tornare alla mia realtà… poi piano piano, ho trovato un buon lavoro, un gruppo affiatato di amici ed è andata meglio, anche se il senso di colpa per aver lasciato i genitori ad affrontare la malattia subdola e cattiva di mio padre mi lacerava e mi riportava alla mente la convinzione dell’essere una figlia egoista e disamorata, che aveva lasciato i genitori per vivere la sua vita lontano.
Ciononostante una volta al mese tornavo a casa, per star loro vicino e per averli vicino, e poi, a un certo punto, decido di tentare un concorso, perché mi dico: “Io non voglio rimanere in un paese straniero tutta la vita, ok l’esperienza, ma a un certo punto voglio tornare nella mia terra, farmi una famiglia, godermi i genitori finché ci sono”.
Mi impegno, ne parlo con lui, mi dice: “Sì, non ti preoccupare, se è quello che vuoi fallo”.

Photo by Elizabeth Tsung on Unsplash

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E io lo faccio, ci riesco, e riesco anche a ottenere come destinazione la mia città!
Panico, che faccio, davvero voglio andarmene??
In cuor mio sapevo che non era la scelta più sensata, quella più razionale, ma era quella che avevo voluto e per la quale mi ero impegnata tanto. Così sono tornata, ho rimesso piede nella mia cameretta, convinta che fosse per poco tempo, sì, il tempo che lui trovasse un lavoro soddisfacente e mi raggiungesse e potessimo finalmente tornare a vivere insieme, e insieme costruire qualcosa di nostro, una casa, una famiglia… ma ora è passato quasi un anno, siamo a distanza e non ci vediamo da oltre 40 giorni.

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Io mi sento sconfitta, pentita, rammaricata nell’aver fatto una scelta stupida, essere tornata indietro quando ero già così avanti… E per cosa poi? Per un lavoro sicuro per carità, ma a che prezzo…
Mi manca la mia vita, la mia casa, la mia quotidianità con lui e tutto quello a cui riesco a pensare è che mi sento senza speranza, in completo lockdown.

A.
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