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Per noi nati negli anni ’80

Siamo stati gli ultimi a telefonare da una cabina telefonica utilizzando schede telefoniche. Schede che poi collezionavamo e cercavamo nelle fiere.
Tra gli ultimi ad aver preso la nota sul diario da far firmare ai genitori, prima che si passasse al registro elettronico e trovare tutti i voti e le assenze sul sito della scuola. I treni senza aria condizionata che impiegavano anni prima di arrivare a destinazione e ora i treni ad alta velocità. Il passaggio dalle lire all’euro.
Abbiamo usato la Omnitel prima che diventasse Vodafone. Abbiamo avuto computer senza Internet, diventando così campioni di Prato fiorito e Pinball, senza dimenticare i magnifici disegni su Paint: se solo mi fossi applicato di più adesso sarei pittore.

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Gli sms a 15 centesimi l’uno e gli mms a 50, ora puoi inviare mille messaggi e immagini praticamente gratis. Conosciamo a memoria le pubblicità che contavano davvero: miracle blade, l’ultima offerta eminflex, prendi la cornetta mondial casa ti aspetta, e la mountain bike col cambio shimano. Mai capito cos’era questo cambio shimano. Adesso la pubblicità è dappertutto ed è personalizzato. La prima uscita del film il Re Leone, cartone disegnato a mano e adesso esce il remake con animazione computerizzata. Il primo modello di Game boy, un mattone, quasi impossibile da tenere tra le nostre piccole mani, poi il color, l’advance, il tascabile… La prima playstation con le immagini sgranate, prima di passare agli ultimi modelli che sembrano persone in carne ed ossa intrappolate dentro la tv.

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La televisione che veniva portata in classe dal bidello con il videoregistratore, mentre adesso c’è la sala cinema, l’aula magna e i documentari e film tutti in HD. La televisione con lo schermo a tubo catodico, prima degli ultrapiatti grandi quanto una parete.
I canali che arrivavano fino a dieci. L’enciclopedia dove fare le ricerche prima di Wikipedia. Conoscevamo tutti i cartoni animati, tutte le sigle, tutti i programmi: Bim bum bam, Solletico. Ah e tutte le serie Tv, anche perché erano massimo cinque o quattro, a orari prestabili: dopo i compiti. Adesso c’è un cartone e una serie tv per ogni abitante della Terra, ventiquattro ore su ventiquattro.

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L’esame di quinta elementare e la prima tesina. Abbiamo assistito all’interruzione della Melevisione per un edizione straordinario dei Tg e adesso le interruzioni per edizioni straordinari di Tg non sono più una novità. Una settimana per scaricare un film, adesso Netflix.
Siamo passati dal migliore amico che parlava solo la nostra lingua, al migliore amico che parla tutte le lingue del mondo. L’immigrazione, il clima, i vaccini non erano tra i principali problemi mondiali.
Le canzoni a memoria degli 883, prima della trap. E l’unico trap che conoscevamo era l’allenatore della nazionale. Il walkman con l’audiocassetta, poi gli mp3 scaricati da strani siti Internet, prima di Spotify. Un posto nel mondo non lo conoscevi finché, zaino in spalla, non partivi e andavi a visitarlo direttamente, adesso puoi fare il giro del mondo seduto nella stanza di camera tua.

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Lo stesso vale per i musei. Abbiamo visto l’Italia campione del Mondo e un mondiale senza l’Italia. Siamo passati da impiegare mesi a programmare un viaggio a prendere un volo con un click e partire pochi giorni dopo. La cena fuori per il compleanno era solo pizza: kebab e sushi ancora erano sconosciuti.
Abbiamo conosciuto i discorsi di un afroamericano che sognava di vedere i suoi bimbi in classe coi bianchi e abbiamo visto un afroamericano diventare presidente d’America.
Sapevamo quello che succedeva solo nella nostra città, adesso, se cerchiamo, possiamo sapere tutto quello che succede nel mondo. Il cellulare che serviva solo per telefonare e mandare messaggi, ora ti controlla pure la frequenza cardiaca. La macchina fotografica col rullino da 12, 24, 36 foto. Dovevi scegliere bene cosa immortalare e non eri nemmeno certo che le foto fossero venute bene.

Un libro potevamo leggerlo soltanto sulla carta e non su uno schermo che può contenere fino a migliaia di libri. Siamo stati gli ultimi ad aver utillizzato il floppy disk che poteva contenere massimo 1,44 MB, ora gli hard disk da mille mila GB.
Tra gli ultimi ad aver citofonato a un amico per scendere ed andare a giocare al parco perché il cellulare era solo per i grandi. Tra gli ultimi ad aver scritto lettere e mandato cartoline dalle vacanze. Ho dimenticato tantissime altre cose, ma tutto questo per dire che per noi nati negli anni ’80 il mondo è cambiato molto più rapidamente che mai prima. Ecco perché a 30 anni ci sentiamo già vecchi!
Scusateci.

Anonimo
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