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Quando mi mancano le parole

Io racconto storie, scrivo parole per mestiere e per passione. Eppure, a 35 anni, io che di parole ne ho sempre moltissime, mi sono trovata, in più occasioni, senza avere una risposta decente da dare, senza una buona battuta da riservare a chi si è permesso di andare oltre il rispetto per me, per le donne in generale e per chi sta loro accanto.
Ho deciso di combattere una piccola battaglia personale, ma anche sociale, raccontando la mia esperienza a un pubblico più ampio, quello dei Trentenni, così che possa raggiungere più persone possibili, più donne possibili, più sentimenti, più sensibilità, per capire che non siamo sole.

Photo by Daan Stevens on Unsplash

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Sole di fronte a cosa?
Di fronte al fatto di non essere madri, ancora, a 30, 35, 40 anni.
La scorsa settimana mi sono trovata a dover giustificare l’espressione di una mia fotografia pubblicata sui social. Attenzione: non era sfocata, non era discutibile, non era nulla se non la rappresentazione di me mentre annuso una rosa. Uno dei commenti che ho subìto è stato, parafrasando, che avessi il viso di una donna in attesa.
Sì, perché questo dubbio attanaglia moltissime persone – per lo più conoscenti o quasi estranei – che mi circondano. La domandona che dai trenta in poi mi viene fatta costantemente è “E tu? Bambini?”.

Photo by Liv Bruce on Unsplash

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All’inizio poco ci badavo, ho sempre risposto con cortesia, magari sentendo una stretta allo stomaco, ma pur sempre con gentilezza.
Trascorrendo i mesi e gli anni, la curiosità si è fatta sempre più insistente: ci sono state persone che si sono permesse di elargire consigli non richiesti – “Vedrai che quando non ci pensi…”, alcune che mi hanno chiesto perché indossassi un vestito con la cintura sotto al seno – “Serve per caso a nascondere la pancia?”, altri che mi hanno scostato il maglione perché indossato morbido sul ventre, persino chi mi a chiesto se mi stavo allenando a fare la madre semplicemente perché tenevo la bimba di un’amica per mano.
Non so se questi personaggi li incontro tutti io, non so se non ho mai trovato il modo giusto di reagire oppure se non c’è proprio limite alla decenza, fatto sta che nel momento in cui ho condiviso il mio pensiero sul mio blog e sui social, moltissime ragazze coetanee e non, si sono piacevolmente “scatenate”!

Photo by Kira auf der Heide on Unsplash

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Alcune mi hanno ringraziata per aver scritto qualcosa su un tema così delicato e personale, altre mi hanno confessato di avere estrema difficoltà a reagire quando, anche loro, subiscono questi trattamenti irrispettosi e particolarmente malsani.
La maggior parte delle ragazze con cui ho avuto il piacere di scambiare qualche opinione si è trovata in difficoltà. È proprio questo il punto della questione che più mi fa arrabbiare: doversi necessariamente sentire in difficoltà per la curiosità poco sana e indelicata delle altre persone.
Insomma, condividendo le mie esperienze ho scoperto che molte di noi “over trenta” si trovano ad affrontare le stesse piccole battaglie quotidiane, le stesse piccole ingiustizie sociali e la cosa più importante è che ci si sta male, si soffre.

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Porto avanti l’educazione sempre, perché sono convinta di dovermi comportare come vorrei che gli altri si comportassero con me. Ora però sono arrabbiata e delusa da un mondo che ha dimenticato cosa significhi il rispetto, la riservatezza, la cura.
Perché una donna può essere più bella, meno bella, più grassa, più magra, senza che necessariamente ci sia di mezzo una gravidanza. E se proprio questo fosse il motivo del suo cambiamento, nessuno dovrebbe farglielo notare.
Perché una donna non deve rispettare alcun dettame sociale, non deve essere schiava del tempo, delle persone, delle consuetudini.
Perché una donna deve essere libera di mostrarsi com’è, come vuole e come crede sia meglio che sia.
Una donna deve essere libera di diventare ciò che vuole senza che, con insistenza costante, le venga chiesto:
“Sei per caso incinta?”

Photo by Thought Catalog on Unsplash

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Vorrei che le mie coetanee, le over trenta – ma anche chi sta loro accanto – che si trovano a dover subire le insistenti domande di chi si aspetta qualcosa dalla loro vita, le over trenta che combattono le proprie battaglie per avere un figlio e si stampano un sorriso contro l’ignoranza oppure che non ne vogliono affatto, si unissero, mano nella mano, in una sorta di girotondo che doni forza e coraggio.
Vorrei che insieme facessimo comprendere una volta per tutte che ci sono argomenti che nessuna di noi dovrebbe subire, che ci sono domande che nessuna di noi dovrebbe sentirsi fare.
Perché per ogni domanda riguardo ad una gravidanza che, palesemente, non esiste, c’è una donna che soffre, una donna che aspetta, una donna a cui non gliene importa nulla di avere un bambino, una donna che ci ha provato così tante volte da sentirsi svuotata dentro.
Vorrei che non mancassero più le parole né a me né a nessun altra.

Elisa Pirino

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