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Trent’anni e poco più

Sono una trentenne di quelle che ha dedicato tutta una vita alla carriera, ho un ottimo lavoro, una bellissima casa e un marito che mi ama.
Faccio il volontariato che ho sempre sognato, sono accerchiata da amici che mi amano. Ho davvero tutto, e quello che non ho sicuramente arriverà, perché in fondo tutti quelli della mia età, della mia famiglia non hanno ancora bambini.
Sono una persona felice.
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Ottobre 2018 mia sorella mi annuncia di aspettare un bambino, sono al settimo cielo: diventerò zia.
Novembre 2018 due miei cugini mi annunciano di aspettare un bambino.
Dicembre 2018 mia cognata mi annuncia di aspettare un bambino.
Gennaio 2019, anche mia cugina mi annuncia di aspettare una bambina.
Che bellezza, torneranno i Natali pieni di giochi, con Babbo Natale che porta i regali. Non vedo l’ora.
Nell’arco dell’anno, questi bambini nascono tutti e sono tutti meravigliosi, così come sono meravigliose e loro mamme e i loro papà.
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Estate 2019, compio 35 anni. Le notti diventano lunghe interminabili, e ogni tramonto nasconde una tachicardia fatta di paure e di pensieri tristi.
Mi vergogno, dei pensieri che faccio quando vedo gli altri bambini. Mi vergogno tanto quando mi trovo a pensare, in maniera inaspettata, che mi piacerebbe vivere quella vita.
La sera quando mi metto a letto guardo la persona che ho accanto e l’unica cosa che riesco a dirmi e che le mie difficoltà stanno infrangendo non solo i miei sogni ma anche quelli della persona che amo.
L’unica cosa che riesco a dirmi è che quella persona che mi ha dedicato tutta una vita, potrebbe, a causa mia, non vedere realizzato il suo sogno di diventare papà.
Ed è difficile a 35 anni, con una professione come la mia, ammettere che tutto quello che ci allontana dal nostro sogno è una paura, una fobia con la quale lottiamo da tanti anni. È difficile, fino a che il sonno non scompare, fino a che le lacrime inondano ogni minuto delle lunghe giornate che separano una notte dall’altra.
A 35 anni, dopo anni di terapia, mia madre mi offre il suo aiuto. Un aiuto che mi ha sempre offerto, ma che io non sono mai stata pronta ad accettare.
A 35 anni mi ritrovo come una bambina che prende per la mano la mamma  e chiede aiuto. A gennaio e riesco ad affrontare la mia paura, a combatterla e a vincere.
Tra poco compirò 36 anni. Non ho ancora un bambino, ho ancora le lacrime agli occhi e il sonno disturbato.
Oggi però so che non è la paura a separarmi dalla felicità, ma il tempo. Oggi so che è solo questione di tempo e miei 36 anni pesano molto meno.
Quando ti ritrovi a comprendere che a 35 anni una delle cose che desideravi non è andata come doveva andare, i rischi di perdere di vista tutte quelle gioie, quelle soddisfazioni che invece hai tanto lottato per raggiungere.
A 35 anni, e in generale a tutte le età, l’errore più grande che si può fare è confrontare la propria vita con quella degli altri e giudicarla in base agli obiettivi raggiunti o non raggiunti.
Ho imparato che la mia vita è straordinaria, che le esperienze che ho vissuto sono straordinarie e che i miei 35 anni, anche senza un pezzettino di sogno, sono stati i migliori che potessi vivere e non li cambierei per nessun motivo al mondo.
M.
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