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Un giorno ti dirò che ho rinunciato agli occhi suoi per te

Trentasette anni e una vita decisamente invidiabile: l’uomo perfetto, la casa perfetta, alle spalle la famiglia migliore che potessi desiderare.
In questo momento solo il dubbio se completare la nostra esistenza con un figlio oppure no. Gli ultimi anni hanno visto grandi cambiamenti, alcuni tristi alcuni meravigliosi: la perdita di persone care, l’acquisto della casa dei nostri sogni, il cambio di lavoro in meglio per lui in peggio per me, il verificarsi di una di quelle malattie che non vorresti mai pronunciare ma dalla quale siamo usciti insieme. Sempre insieme. Perché insieme siamo fortissimi.
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E allora perché, perché mi mancano terribilmente quegli occhi conosciuti cinque anni fa?
Quegli occhi così incredibili, così comprensivi, così maledettamente e magnificamente imperfetti.
A volte mi mancano da togliermi il fiato. Cinque anni fa comincia una storia fatta di incontri sporadici, entrambi impegnati, entrambi spaventati dal mondo, entrambi con la consapevolezza di essere la parte mancate dell’altro, così simili da rasentare l’incredibile. Ci sentiamo tanto, ci vediamo poco, per non dire pochissimo (a volte sono passati mesi tra i nostri incontri), entrambi coi sensi di colpa, entrambi col desiderio di stare insieme.
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Provo più volte a chiudere questa storia che comunque mi fa stare male, malissimo, perché non sono una da doppia vita, ma piuttosto una persona semplice, sincera e incapace di mentire.
In questi cinque anni mi sono scoperta gelosa di lui, con quella gelosia tipica adolescenziale, quasi irritante, ed è proprio questa gelosia che mi ha portato a dire basta, per non starci sempre ulteriormente male.
Ma tutte le volte mi manca, mi manca quanto riesce a mancare un grande amore.
Anche questa volta mi dico che passerà, che il tempo curerà le mie ferite.
Cerco di concentrarmi in altro, come ho sempre fatto, anche se col mio lavoro poco soddisfacente non è facile.

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Non dico che prima fossi una carrierista, ma sicuramente andavo al lavoro col sorriso e mi impegnavo anima e corpo in quello che facevo. Poi una fusione aziendale ha cambiato tutto e ora mi ritrovo triste e un po’ frustata ad alzarmi la mattina col pensiero che, se non altro, ho uno stipendio discreto, sperando che qualcosa comunque cambi.
Ed è un duro colpo alla mia autostima. Ma penso che, comunque, il tempo curerà anche questo.

Ho pensato a lungo se scrivere questa lettera, l’ho cancellata e riscritta almeno tre volte, poi l’ho buttata giù tutta di un fiato. Credo che condividere le piccole vicende della nostra vita aiuti chi sta vivendo situazioni simili a sentirle più normali, più vicine o, semplicemente, più umane. Che spesso non è facile.
A.
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